Antologia - Orbite vuote

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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
CORDA
Proprietario
Loredana Lucchin, lettrice


Prezzo

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7,5 €
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A proposito di questo oggetto...
Corda
di Loredana Lucchin

Apro gli occhi e mi trovo in un luogo sconosciuto.
Una strana luce, vagamente giallastra, illumina ciò che dovrebbe essere una radura, uno spiazzo circolare tra gli alberi.
Sopra di me uno spicchio di luna malata, un sorriso infetto che si apre come
uno squarcio nel cielo livido.
Ho freddo.
Il contatto della pelle nuda con il terreno umido mi mette i brividi, ma non
riesco a muovermi.
Mi fanno male le braccia, sento la stretta ruvida di una corda attorno ai
polsi, schiacciati sotto di me all’altezza dei reni.
Tremo.
Sento le gambe come corpi estranei per la prolungata immobilità.
Con uno sforzo estremo tento di muoverle, ma il lampo accecante di un crampo
mi pugnala i polpacci.
Grido. Forte.
Ma alla mia voce fa eco solo il verso stridulo di una civetta spaventata.
Sto ancora tentando di domare il dolore, mentre lacrime scorrono copiose
sulle mie guance, quando sento distintamente qualcosa muoversi tra il buio
degli alberi alla mia destra.
E’ lui.
Non poteva essere andato lontano.
E sta tornando, per me.
Cerco in tutti i modi di muovermi, ma le gambe non ne vogliono sapere e
restano sorde alle mie richieste di aiuto.
L’erba bagnata, come una viscida trappola, mi fa perdere la presa mentre
cerco di spingermi via puntando i talloni sul terreno.
Il cuore mi martella violentemente nelle tempie, il respiro è sempre più
affannoso, e io grido, grido e piango, e lo imploro di lasciarmi andare….
Continuo a guardare alla mia destra e mi aspetto di vederlo comparire dal
buio da un momento all’altro.
Sento un liquido caldo e vischioso bagnarmi le mani, e capisco che i polsi
sanguinano, lacerati dalla corda, tanto stretta da impedirmi ogni tentativo
di fuga.
Un rumore, di nuovo, nel buio… e lui è lì.
Cammina lentamente, senza fretta, gli occhi rossi fissi su di me.
Un ghigno da animale feroce gli increspa il labbro superiore a scoprire i
denti, lunghi, candidi, affilati, zanne da predatore.
Il viso è allungato, la mandibola inferiore è aperta in una posizione
innaturale.
Guardarlo in volto è come guardare il fondo di un pozzo putrido.
Grido ancora ed è in quel momento che lui ride, forte, mentre continua ad
avvicinarsi inesorabile; mani come artigli si protendono verso di me.
Sento il suo odore dolciastro, nauseabondo; odore di decomposizione, odore
di morte.
Poi è su di me.
Il suo pelo nero brilla quando rivolge il muso alla luna e lancia il suo
terribile ululato.
Ed è il buio.


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