Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
DOLLEE
Proprietario
Maurizio Landini, scrittore tecnico, compositore di musica elettronica


Prezzo

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15670 €
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A proposito di questo oggetto...
Plastica



In una stagione che potrebbe assomigliare all'Estate. Forse, le ventuno. Nel viale deserto non c'è corrente. I semafori spenti. Le strade asfaltate, vuote. Rumori in lontananza, forse. Si potrebbe anche essere precipitati -chissà come, e perchè- nell'illusione di averli percepiti, quei rumori. Come quei motivi sconosciuti, che suonano in testa, a volte, prima di addormentarsi, e altre, appena svegli. O, come la sensazione di fresco nell'aria, quando scende una Notte d'Estate, miraggio che incanta pelli nude e mura della città, quelle baciate dal sole. E le ombre, calde come le loro scenografie ora, a quest'ora forse, appaiono più chiare dello Scuro. Nubi di una Notte tempestosa. Ma tra le ombre, in più un'ombra: improvvisa folata di vento gelido che si distacca dallo sfondo surriscaldato. Le altre macchie scure sembrano ritirarsi al suo passaggio, percepire l’alone di repulsione che la circonda. Ma l’Ombra non si guarda attorno, non si preoccupa, non pensa.
Desidera.
Si muove, a dire il vero senza troppa agilità, verso la sua la meta: quale sia questa è motivo d’altrettanta repulsione?

Su, per le scale di un antico palazzo del secolo scorso, come i tanti anonimi che si affacciano sul porto. Il vecchio portone al primo piano velocemente aperto e richiuso: l'Ombra scompare nel suo appartamento. Dentro non c'è luce, ma essa si muove con una certa disinvoltura: nell’oscurità si sente a proprio agio. La cucina. Il tavolo di legno malamente inciso, come un battilardo. La "credenzina" che assomiglia tanto ad un armadietto dei medicinali, forse perché è bianca, forse perché odora di medicinali o forse per la sua forma "asettica" che ora però non si vede, com’è invisibile tutto ciò che si trova dentro la cucina. E anche fuori, nelle altre stanze: difatti è impossibile vedere l'Ombra entrare nella sua cucina, non molto spaziosa, ma neanche troppo piccola; posare ciò che, con una certa fatica, ha trasportato sin lì, nel buio della sua dimora.

Rumore di mani che scartano un grosso regalo. Eccitazione. Impazienza (al diavolo la luce!): la testa rossa di un fiammifero gratta via la sua capigliatura, in una piccola extention di fuoco. Una macchia di luce fioca fra mani tozze e rovinate, da anni di pesante lavoro, caricare scaricare, su e giù per le navi. Uff! Il fuoco protetto dalle mani dell’Ombra vola nel buio fino a illuminare il viso tondo di una grossa bambola, di quelle con la testa di ceramica. Trucco perfetto.
Un bambola in grandezza naturale, sul grande battilardo con le gambe. A pancia sotto.
La veste corta, ricamata a mano. Mani sulle mutandine ricamate con lo stesso tema floreale. Nervosamente abbassate sulle cosce. Natiche perfette di bambola adulta scoperte sotto le dita che rischiano di bruciarsi. Presto. Un altro fiammifero. Ecco. Acquolina in bocca. Iperproduzione di saliva. Bava.
____ _ ____

E’ un po’ che è apparsa una luce giallastra. Proviene da una lampadina “nuda” e penzolante dal soffitto scrostato della cucina. Nell’aria aleggia un vecchio motivetto insopportabile che l’Ombra –la bocca larga, in primo piano- fischia attraverso la dentatura martoriata dal tartaro, neanche si fosse lavata i denti con un invecchiante per quadri ad olio. Tutto attorno la faccia si gonfia appena e si rilassa sotto una “muta” di barba incolta, che la fa assomigliare a un porcospino mutante.
Nello sfondo, “fuori fuoco”, si intravede l’ultima “postura ginecologica” in cui la bambola è stata costretta..

Dollee fu risvegliata dall’odore di plastica che si stava squagliando e le sue pupille senza luce si fissarono sugli slip arrotolati e penzolanti attorno alla sua caviglia sinistra. Sopra di lei le sue gambe spalancate sembravano due strane paia d’ali imprigionate da una stretta tela di candide calze a rete autoreggenti, forate in più parti. Gocce di sudore erano piovute sul suo viso di bambola, su, dal cielo che era il faccione paonazzo di un uomo ansimante. Lo stesso che adesso si era stancato di andare avanti e indietro dentro di lei e che, dopo averla imbrattata con il suo liquido seminale un po’ dappertutto, si era acceso una sigaretta spegnendola infine sul suo capezzolo sinistro.
Primo piano adesso sul viso di ceramica. Dietro, l’Ombra di schiena, in canotta bianca fischietta ancora. Occhi spenti di squalo. Grandi, e così finti da sembrare veri. Stranamente vividi. L’espressione è però sempre uguale. Come un sinistro quadro ad olio di un antenato che ti guarda, ti fissa. Un fiato inalato da chissà dove -e da quale dio, poi- fa scomparire d’incanto la rassicurante rigidità del giocattolo. Oltre la pelle candida la carne pulsante di sangue, i muscoli si tendono e si rilassano, la volontà scatena riflessi fulminei.
L’Ombra si guadagna due dita di plastica negli occhi senza neppure avere il tempo di pensare a quale realtà o finzione appartenga quell’attimo. Due palle in buca. Bevute. Lacrimoni di sangue misto a liquido oculare.

Di tutte le sevizie dei suoi noleggiatori, Dollee proprio non sopportava le bruciature.



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