Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
FOGLIE D'ALLORO
Proprietario
Angelo Marenzana, autore di "Legami di morte (Dario Flaccovio, 2008).


Prezzo

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70 €
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A proposito di questo oggetto...
Magia verde
di Angelo Marenzana



Arel sembrava una macchia d’inchiostro schizzata sulla porta d’entrata, stretta nel corsetto di pizzo nero e velluto che accentuava la sua magrezza e la postura da maestra dell’occulto. Lui era immobile, a un passo da lei, con la casacca bianca sporca di sangue che gli tirava sulla pancia. Lei lo squadrò da capo a piedi e provò un vago senso di paura.
“Cosa vuole a quest’ora?” gli chiese.
“Ho bisogno di aiuto.” Disse l’altro, mentre cercava di scrutare oltre le spalle di Arel. Vide solo buio, nero e lucido come i capelli della donna. Si percepiva una musica soffusa nella stanza, dolce e inquietante. E un vago profumo di miele.
“Senza appuntamento io non ricevo.”
“La prego… è morto…”


Per la prima volta in vita sua Arel si trovava a fare i conti con la polizia in casa. E sapeva che non era facile uscirne bene dalla situazione che si era venuta a creare perché il suo era uno di quei lavori che non provocano fastidi fin quando non finiscono sulle pagine di cronaca.
La poliziotta seduta di fronte a lei era giovane, pallida e bionda. Tutto il contrario di Arel. Corrugava la fronte, ed esibiva un atteggiamento volutamente maschile. Si era presentata come Giorgia, e la voce era spigolosa quanto il modo di fare. Erano divise da un pentacolo in pietra posizionato tra due candele che bruciando liberavano nell’aria fragranza di rosa.
“Il signor Ottavio era ossessionato dall’idea di farsi perdonare all’animale prima di cucinarlo – stava dicendo Arel - che fosse pollo, maiale, vitello… c’è una corrente di pensiero, peraltro molto antica, che sostiene che l’energia della bestia morta può fare del male a chi la mangia. Può sembrare un concetto un po’ folle, ma molto è stato scritto su questo argomento.”
“Avrebbe potuto occuparsi solo di cucina vegetariana.” Replicò Giorgia.
“Per lui fare il cuoco è come una missione, deve nutrire tutti.”
“Era in cura da un medico…”
“La psicanalisi non gli è servita a niente. Non ha fatto un solo passo avanti… ma a volte per rompere il guscio del proprio disagio basta poco, perché l’uomo è fatto così. In molti casi ha bisogno di una certezza, di un appiglio, di recuperare la presenza di una forza sopita dentro.“
Giorgia si alzò. Diede la schiena ad Arel e incominciò a curiosare muovendosi con lentezza tra gli oggetti sparpagliati ovunque. Si soffermò anche ad annusare ciotole di legno piene di fiori secchi dalle essenze delicate. Sollevò una piccola piramide di cristallo dai riflessi arcobaleno, e mentre la fissava controluce chiese:
“E la sua cura, diciamo così, ha dato buoni risultati?”
“Direi di sì. Ho placato le sue ansie, e tolto l’ossessione del senso di colpa.”
“In cosa consisteva questa… cura?”
“In un rito di magia verde… molto positiva… deve sapere che la pianta ha in sé un’energia potente e va trattata con cautela ed esperienza. Avevo preparato per lui un rito che agiva su due fronti, uno per purificare la carne come lui mi chiedeva, ma al tempo stesso era utile a proteggerlo dalla negatività che affliggeva la sua stessa anima.”
“Mmmh…” fece Giorgia e Arel si dilungò a spiegare alla poliziotta che prima di incominciare a tagliare la carne a pezzettini Ottavio doveva appoggiare il corpo della bestia su un piano di marmo ben pulito, e tracciare un cerchio tutto attorno fatto di erbe mescolate tra loro, salvia, timo, cannella, vaniglia, verbena, ortica e vischio, con l’aggiunta di bacche di sambuco. La poliziotta mostrava denti pallidi come il viso attraverso un sorriso tra il sarcastico e lo spazientito. Arel però non ci faceva caso.
“Alla fine recitava una specie di preghiera, dei versi di protezione presi da una litania andina molto antica… poi raccoglieva il tutto usando delle foglie intere d’alloro e lo distruggeva bruciandolo in un piccolo braciere.”
Cadde il silenzio. Giorgia incominciò a provare un certo disagio circondata da quel mondo un po’ irreale, da quell’atmosfera da antro dello stregone, e da tutti i simboli magici appesi alle pareti:
“Sbaglio, o da quando ha incominciato a frequentare lei, il conto in banca del signor Ottavio si è un po’, come dire, prosciugato?”
“Lei crede che io sia una truffatrice …”
“…forse…”
“…dallo psicanalista Ottavio non ha speso molto di meno…”
“…e non ha ottenuto alcun risultato…”
“…brava, vedo che ha capito, da me invece ha conosciuto un mondo nuovo. Non tutti sono in grado di riconoscere le erbe che crescono spontanee e io mi preoccupo di procurare ai miei clienti solo quelle di miglior qualità, ricche dei principi attivi allo stato più puro. Il 24 giugno è la notte di San Giovanni Battista…”
“…lo so, è il solstizio d’estate...”
“…esatto, è la notte magica per eccellenza, quando il sole si trova nel punto più alto del cielo…
“…ed entra nella costellazione del cancro…”
“…vedo che sa di cosa parlo… e allora saprà anche che solo allora le piante acquisiscono dei poteri più efficaci per le pratiche di magia verde… e c‘è qualcuno che in quelle ore va a raccoglierle apposta… “
“…e chi le vuole le paga care, molto care…“
“…normale logica di mercato… domanda e offerta: la qualità ha un suo prezzo …”
“…si occupa anche di economia, vedo… ma l’avevo già capito da come ha saputo spillare un sacco di quattrini a quel pover’uomo…”
“…ho dedicato tutta la mia vita a questi studi, e con le mie conoscenze non faccio correre rischi a nessuno… ci vuole poco per uno sprovveduto a intossicarsi, ogni erba buona ha una gemella velenosa e solo un occhio esperto riesce a cogliere la differenza… - Arel spostò una drusa di cristallo di rocca appoggiata al suo fianco, si appoggiò a braccia incrociate sulla scrivania e spinse il viso magro e affilato a una spanna dalla poliziotta. Istintivamente le veniva da chiudere fuori dalla porta il timore che nutriva nei confronti di Giorgia, e spezzare il ritmo incalzante del loro parlare - e non può negare che nel caso del signor Ottavio il rito che gli ho proposto ha sempre funzionato.”

“…oggi il locale era pieno, non ci aspettavamo tutta quella gente, e i piatti pronti erano pochi, e così quando mi sono preparato per il rito il mio capo è schizzato su come un matto, sembrava isterico, mi ha detto di sbrigarmi e di non perdere tempo con le mie stupidaggini da paranoico, e che questa volta mi avrebbe sbattuto fuori a calci nel culo… ero spaventato, non l’avevo mai visto così incazzato, ma non potevo fare altro e ho rimesso le erbe dentro la sacca, però continuavo a pregare, glielo giuro, pregavo e speravo che potesse bastare, almeno per una volta… poi quel tramestio al tavolo… io lo sapevo che sarebbe successo prima o poi, ma nessuno ci voleva credere, pensavano che fossi matto… e quel poverino è stramazzato giù, davanti al piatto di carne che aveva appena assaggiato… con la forchetta a mezz’aria e la faccia colore della cera… non ho più capito niente, ho incominciato a gridare, ero fuori di me… ho spaccato piatti e padelle… tutto quello che mi capitava per le mani… si sono avvicinati per calmarmi, ma io non ce l’ho fatta e al primo che mi è venuto troppo vicino ho dato una coltellata che gli ha aperto la pancia… ma non volevo farlo, glielo giuro. Mi sono reso conto troppo tardi del disastro che ho combinato… e sono scappato via…”


“Ho chiamato subito un amico avvocato - disse Arel - l’ho fatto venire da me, e lui ha accompagnato Ottavio in questura. E quel poverino che si è preso la coltellata come sta?”
“Direi bene. Si tratta di un taglio profondo che non ha però lesionato organi interni… più l’impressione che il resto… probabilmente il giudice non crederà a questa storia sull’energia degli animali morti, al momento ha convalidato il suo arresto, ma nei prossimi giorni lo metterà in mano ad uno psichiatra.”
“E’ una persona fragile, non siate troppo severi con lui.”
“Non si preoccupi. Noi non siamo severi con nessuno e non lo saremo nemmeno con lei, cara maga Arel.”
“Con me?”
“Ognuno deve pagare per le sue colpe.”
“E le mie quali sarebbero?”
“Lei gli ha ripulito il conto e si è fatta pure intestare la casa.”
“Si è trattato solo di un gesto d’amicizia e di riconoscenza. Ottavio era solo, nessuno si prendeva cura di lui, e aveva bisogno di un’amica…”
“…mio padre non era solo…”
“…suo padre?”
“Già, stupita? Io per rispetto di mio padre lasciavo che spendesse e facesse le sue scelte in piena libertà. In fondo erano soldi suoi. Ma adesso ho capito di aver sbagliato, perché c’è sempre qualcuno come lei pronto ad approfittarsi dei più deboli.“
“Io non ho truffato nessuno. La potenza della mia magia va ben oltre le miserabili questioni terrene.”
“Stanotte mio padre piangeva, chiuso dentro quella cella come un bandito qualunque, e mi ha raccontato tutto. Fra le braccia avevo un uomo finito, un povero matto che singhiozzava.”
Si mosse di scatto e colpì con il braccio una cattedrale di ametista appoggiata su un tavolino, e con scatti nervosi incominciò a gettare a terra tutto quanto era a portata di mano. Rumori, profumi e bestemmie si accavallano nella stanza:
“Lei non sa cosa sta facendo…”
“… lo sai cosa voglio adesso, brutta strega? Ecco, voglio vederti mangiare un pezzo di quella carne impura, e vedere che effetto ti fa, brutta cialtrona…” e si piegò a prendere una busta di carta stagnola dalla borsa e gliela tirò addosso.
“… è lei la pazza, non suo padre…”
“… taci… – tirò fuori la pistola e gliela puntò contro, fece il giro della scrivania sempre tenendo la maga sotto mira e si fermò solo quando la canna fu a due dita dalla fronte di Arel – avanti… mangia… altrimenti ti uccido, e dirò che ho sparato per difendermi.”
Arel prese il pacchetto con le dita lunghe come artigli, ne tolse un pezzo di carne nerastra:
“Lei non sa cosa sta facendo…”
“Sbrigati, brutta baldracca…”
Arel piegò la testa, e spinse la mano verso la bocca con il pezzo di carne freddo tra le dita. Lo annusò, e la nausea l’aggredì con forza fino a contrarle le labbra sottili in una smorfia. Si raccolse ancora di più su se stessa. Arcuò le spalle quasi a far scricchiolare le ossa esasperate da una magrezza improvvisamente accentuata. Infilò la carne in bocca, ne staccò un pezzo con i denti, e incominciò a masticare lentamente con la bocca chiusa e gli occhi assenti. Si sedette senza guardare il buco della canna che incombeva sul suo cervello. Deglutì una volta, due, tre… poi ne staccò un altro morso e deglutì ancora. Alla fine allargò le braccia appoggiandole sui braccioli e girando le palme delle mani verso l’alto. Strizzò gli occhi come due puntini neri, e incominciò a recitare una litania con una voce che non sembrava sua, profonda, tenebrosa. Smise mentre il colorito del viso assumeva un tono da limone acerbo. Provò a respirare, ma l’aria sembrava bloccarsi nel su e giù della trachea che spuntava ansiosa sotto la pelle del collo gonfiando le vene come palloncini violacei. E il petto incominciò ad agitarsi scosso da forti contrazioni. Arel piegò la testa di lato ed emise un rantolo sordo.
Un pugno di secondi e un grande silenzio sommerse lo studio. A Giorgia sembrò di superare la soglia di una dimensione parallela, ovattata, sorda, opaca, dove i sensi perdono consistenza e il controllo delle cose. Puntò la pistola verso il basso e fece un passo indietro. Le labbra erano secche, quasi doloranti, e un formicolio si faceva largo tra lo stomaco e la bocca. Si guardò attorno a cercare nella penombra dello studio i contorni di una presenza invisibile quanto invadente che sembrava averle soffiato sul collo un getto d’aria gelida.
Sbarrò gli occhi ma non vide nessuno. Infilò una mano in tasca a cercare il cellulare senza posare la pistola. Si mosse con cautela ormai schiava del silenzio. Lo strinse tra guancia e spalla e quando dall’altra parte dissero pronto dopo tre squilli lei ritrovò in quei pochi suoni il calore della vita e del tempo che scorre. Ritrovò anche la voce smarrita e rispose… è morta, è morta di paura.


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