Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
GRATTASCHIENA
Proprietario
Roberto Carvelli, autore di "Letti" (Voland, 2004) e con Mimmo Frassineti "Amo Roma perché" (Mondadori Electa, 2005)


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100 €
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A proposito di questo oggetto...
La manina di Dio

C’era una volta...
- Un cantante rap! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi avete sbagliato. C’era una volta un pezzetto di legno. Ignoro se capitasse nelle mani di quel tal famoso Mastro Ciliegia ma di un falegname certo sì. E anziano come quello, questo sì. Non credo che egli sentisse voci o palpiti provenire da esso e, penso, d’altro canto, che la sua opera di scalfittura e piallatura e lisciatura e tutto quello che questi avesse messo in opera su quel ramo di albero procedesse senza strani segnali ulteriori. Tutto qui: lui lavorava quel pezzo di legno e quel pezzo di legno diventava una manina in cima a una lunga assicella. Una manina davvero ben fatta, curata nei particolari e semi-aperta, con le dita vicine vicine, chiuse a coppetta. Le nocche ben definite, le unghie e i polpastrelli distinguibili: insomma un pregevole lavoro artigianale. Il falegname la costruiva per il desiderio suo e della moglie – di lei, soprattutto – che quando rimanevano soli a casa non avevano chi gli grattasse la schiena. E così, industriandosi, l’uomo aveva trovato questa soluzione dell’asse di legno. Il fatto poi che a questa volesse dare forma di mano fu non per pedanteria …che curiosa etimologia da usare per una manina!... ma per gusto (buon gusto? forse no, avete ragione!) realistico. Insomma, quell’anziano artigiano ci teneva a che la moglie avesse non solo l’oggetto che le occorreva ma persino di bella fattura. E infatti pare che il regalo fosse gradito dalla moglie proprio per quel somigliare in tutto e per tutto a una manina e che anzi fosse solo lei, in ultimo, a servirsene, a custodirla gelosamente, addirittura a nasconderla. A quanto raccontano i vicini di casa, intervistati da un programma pomeridiano di verità in diretta televisiva, pare che l’anziano falegname diventasse vieppiù geloso. E che covasse sospetti, e che finisse per litigare sovente con la giovane moglie romena – molti degli intervistati la descrissero come una donna perbene anche se qualcuno la bollò come intraprendente e di sicuro interessata al patrimonio dell’anziano e solo artigiano che ella avrebbe conosciuto secondo cert’altri grazie a un’agenzia matrimoniale e sollevò dubbi su quel matrimonio tra due età così diverse e due paesi (disse “due razze” uno di quelli al microfono del giornalista invadente) così lontani. Litigavano, si dice, sempre più spesso e per le cause più futili. L’uomo non sapeva dire perché ne fosse così sicuro ma era convinto che la moglie avesse un segreto e questo lo faceva andare su tutte le furie. Ma, cerca cerca, il povero anziano falegname non trovava esiti ai suoi sospetti. Così decise di spiarla, sia personalmente sia pagando un investigatore privato. Ma la verità non saltò fuori. Non contento, dopo aver liquidato l’inutile osservatore, nascose lui stesso nella casa cimici e telecamere grandi quanto una falangina. E le registrazioni avvalorarono in parte i suoi sospetti ma senza fornirgli bastevoli elementi per dubitare della fedeltà della donna. Così continuò fino a che gli indizi lo portarono a dubitare niente di meno che di quell’oggetto che lui stesso aveva costruito per la felicità della moglie. Felicità che non pensava però potesse essere così... diffusa, almeno a giudicare dalle registrazioni che documentarono inequivocabili e sorprendenti scambi tra la donna e la manina.
La storia che vi racconto, anzi la storia che non vi racconto, i particolari che vi ometto, le cose che sottintendo, la realtà che glisso, miei piccoli e meno piccoli lettori, non la seppe mai nessuno. Non il programma pomeridiano, non le indagini dei magistrati. E anche il duplice delitto – “duplice efferato delitto” raccontarono le cronache che si diffusero in particolari macabri: la totale amputazione delle mani dei due, i reciproci e inspiegabili accoltellamenti, le sevizie e le amputazioni – non trovò altri responsabili che “ignoti”, si disse, dall’accento straniero forse romeno, si presunse. E sì si sospettò di trame recondite della donna, e sì si parlò di gelosia, e sì s’indagò sulla moralità della donna e sì si concluse arbitrariamente e senza prove trattarsi di omicidio-suicidio ma chi aveva ucciso e chi si era ucciso, chi seviziò chi rimasero particolari oscuri lasciando largo spazio al dubbio e alle illazioni con relativa archiviazione nonostante puntate e puntate di un programma serale con ricostruzione di plastici e animazioni. La manina fu trovata ma nessuno pensò di poterla assumere come prova indiziale, neppure i documentati giornalisti e criminologi interpellati. La verità che vi ho e non vi ho raccontato, amici, ora credo che la sospetterete anche voi. Per quanto incredibile è proprio quella che state pensando. E ritengo non sia necessario dirvi come andarono davvero le cose, chi fu il vero autore di quell’ “efferato delitto”, chi il violento assassino di quella coppia di sposi... Così vi lascio soli con la mia morale, che vi procuri riflessioni, che vi susciti paure e prudenza.

La morale, mio giovane lettore, non è “mogli e buoi dei paesi tuoi”, né “gratta gratta ne vedrai l’osso”, né “tanto va la gatta al lardo…” (ma che c’entra!) e neppure “dagli al rumeno” ma più semplicemente che la propria schiena è meglio grattarsela da sé e che se proprio si vuole scegliere un oggetto per farlo, non è necessario che questo debba essere di natura antropomorfa... che parolaccia!, diciamo piuttosto di forma realistica. Perché, come ci insegnano dei testi antichi che qui non riporto, è sempre pericoloso chiamare a raccolta il potere del Sommo Creatore senza che ce ne sia poi un effettivo bisogno e, son sicuro, molti integralisti religiosi concorderanno per certo con me.


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