Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
STELLE FILANTI
Proprietario
Valerio Valentini , autore di "Mala Fede", Nero Cafè


Prezzo

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100 €
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A proposito di questo oggetto...
UN COMPLEANNO MOLTO SPECIALE

di Valerio Valentini

Felicetta era in piedi in una sala completamente di legno di un ristorante che puzzava di vecchio.
Per l’occasione si era messa il vestito buono della comunione di suo cugino Ivan, le scarpe con un tacco né troppo lungo né troppo corto e gli orecchini con lo zircone dono di sua nonna.
Nel pomeriggio si era fatta fare anche una messa in piega con relativo accorciamento dei capelli e anche una tinta all’henné, insomma era pronta al grande evento serale.
Doveva essere una sorpresa, Gina l’avrebbe presa a casa per le otto e mezza, fatta girare in macchina per almeno una mezzora e poi con una scusa qualsiasi portata proprio dove si trovava ora.
Prima di uscire si era guardata velocemente allo specchio, era una maschera bianca, forse aveva esagerato con il cerone o forse proprio oggi si era accorta che stava avanzando con l’età, i suoi capelli che una volta erano neri ora necessitavano ogni tanto di una tinta, qualche ruga spuntava sul suo viso piccolo ai lati dei suoi occhi quasi a mandorla, l’unica cosa che non cambiava mai erano i suoi denti fra lo storto ed il dritto che odiava ma il dentista costava troppo e lo stipendio era quello che era.
“Forse faccio in tempo a truccarmi di nuovo e coprire queste zampe di gallina” pensò ma non c’era tempo e quell’orologio svizzero di Gina già aveva premuto violentemente il clacson almeno tre volte, doveva scendere ed iniziare quella farsa.
Ora che si trovava in piedi li vedeva tutti lì, schierati come ad un patibolo, con i loro falsi sorrisi ed i vestiti stirati per l’occasione, “ma che cazzo vogliono da me?”, era il giorno del suo trentasettesimo compleanno e quello che avrebbe desiderato era stare a casa ad accarezzare il suo gatto e magari leggere un libro ma quell’idiota di Filippo Morghetti aveva riunito tutti i suoi presunti amici armati di cappellino per una festa a sorpresa “per fortuna che Gina è come la rana dalla bocca larga, non riesce mai a farsi gli affari suoi se no sai che figura”.
Ecco l’ora fatidica, Filippo con fare quasi alla Diabolik obeso aveva spento le luci e gli altri a cantare la canzoncina, Felicetta e Gina erano vicine alla porta del ristorante e facevano finta di non aver visto nulla, di non sapere nulla, Gina aveva un sorriso cretino stampato in faccia, un vestito grigio topo con le perline ed i capelli cotonati, sembrava una vecchia tardona in cerca di un minorenne a pagamento, appena entrata le luci del locale si accesero e un festone esplose riempiendo la sala di pezzi di carta blu, rossi e gialli, qualcuno cominciò cantare “tanti auguri a te, tanti auguri a te” altri, come in molti dei casi giravano la testa a destra e sinistra cercando di assumere un’espressione il più possibile disinteressata, Gina e Loredana battevano le mani fuori tempo.
Ora li vedeva tutti davanti a lei, tutti e cinque: Loredana la sua ex compagna di banco, una frustrata di trentanove anni già ripetente ai tempi delle scuole medie, faceva la commessa in un negozio di abbigliamento e aveva un pessimo gusto in fatto di scarpe e di uomini; il suo compagno Marco, un tipo semplice con la riga da una parte e i vestiti anni trenta, sempre di un paio di misure più grandi, sembrava un Clark Kent che non si trasformava mai in Superman e oltretutto si faceva comandare a bacchetta; poi c’era Giovanni, suo coetaneo, un tipo con cui aveva avuto una storia circa tre anni prima, tutto gel e invidia del prossimo, riusciva solo a spendere soldi per comprare cose per cui poteva apparire quello che non era, cellulari, gel per capelli, cremine per il corpo, scarpe con il tacco (in quanto era piuttosto basso) e altre cose inutili; al suo fianco c’era Mattia, l’unico che, sebbene fosse un fricchettone ripulito con la fissa dell’amore libero e l’Indi, non era niente male come persona, portava i capelli lunghi e il pizzetto con una treccina, aveva i denti bianchissimi e non fumava sigarette ma solamente erba di produzione propria, roba dall’effetto quasi devastante; Gina che l’aveva accompagnata e Paolo, l’ex di Felicetta che si era imbucato solo per ricordarle quanto era stato doloroso quando l’aveva lasciata.
La prima che si avvicinò fu Gina, le diede un sonoro bacio sulla guancia dicendole “hai visto che bella sorpresa che ti abbiamo fatto?” poi pian piano si avvicinarono tutti gli altri, ridendo la baciavano sulle guance e le auguravano cento di questi giorni.
Fu così la volta della fatidica busta con il regalo, un bracciale più collana pacchiano e fosforescente, uno di quelli che costano mezzo stipendio ma che poi in pratica non ci fai mai nulla, quelli che servono solo per poter dire “hai visto che regalo costoso che ti ho fatto?” non rispecchiava per niente i gusti di Felicetta che cercò di esserne però il più soddisfatta possibile accennando un leggero sorriso.
Solo Mattia si avvicinò a lei e le infilò una bustina di plastica nella tasca, “so che il regalo ti ha fatto vomitare, si vedeva dalla faccia, io ho provato a dire a Loredana e Gina che non faceva per te ma lo sai come sono loro no? Mi hanno risposto con questo facciamo proprio bella figura; non ci pensare dopo andiamo al cesso ed usiamo il mio” annuì gli fece il sorriso più bello della serata e Felicetta capì che si trattava dell’erba speciale proveniente dalla riserva naturale del suo amico.
“Non è finita qui” disse sganasciandosi Gina, “Luciiiiiii” gridò, queste si spensero e da dietro la colonna spuntò una torta gigante con la panna ed i fiocchi rosa e dietro di questa un tamarro in mutande leopardate con i capelli impomatati tirati all’indietro, tutto oliato e gli addominali scolpiti, “E’ un amico di Loredana, c’è costato una cifra” “E’ proprio vero aggiunse Giovanni” anche se io c’avrei messo pure ‘na gnocca”.
Oltre a spegnere le luci Loredana accese lo stereo, il locale era a loro disposizione, il proprietario glielo aveva affittato per tutta la serata, era un amico fidato di Gina, “mi chiamo Pitone e sono a tua disposizione” le sussurrò nell’orecchio il tizio mezzo nudo, poi cominciò ad appoggiarsi su di lei, prima di schiena e poi frontalmente, andava completamente fuori tempo di musica e non profumava, Felicetta era un po’ imbarazzata e pensava a casa, al pigiama ed al suo gatto e a quanto potesse essere il compleanno più brutto della sua vita, non che le fosse mai piaciuto festeggiarne ma sicuramente se lo avesse fatto non lo avrebbe voluto passare con quella gente, che in realtà la conosceva così poco caratterialmente, con un tizio in perizoma che le poggiava il culo in faccia, con quelle cazzo di scarpe con il tacco che le stavano bucando l’alluce e soprattutto con una torta gigante con i fiocchi rosa, “metteje du’ spicci dentro le mutande” urlò Giovanni, ma prima che finisse la frase Felicetta si tolse una scarpa e la tirò sullo stereo frantumandolo.
I Village People cessarono così di risuonare nelle casse, gli invitati si bloccarono di colpo, dalla borsetta Felicetta estrasse una pistola ed esplose un colpo preciso sulle chiappe di Pitone che lo fecero saltare di un paio di metri davanti a lei, il sangue schizzò rapidamente sulla torta, sui fiocchi rosa e sul vestito fosforescente di Loredana.
“Adesso voi teste di cazzo state tutti fermi lì” urlò Felicetta con tutta la rabbia che aveva in corpo, Pitone con il culo frantumato era a terra e si dimenava piangendo come un bambino, “guardalo, grande, grosso e oliato e piange, cosa piangi?” Loredana continuava a tremare cercando di pulire nervosamente il vestito, Giovanni si era nascosto sotto il tavolo con le mani sopra la testa, Paolo e Gina erano abbracciati l’uno all’altra, l’unico che sembrava tranquillo era Mattia che era rimasto poggiato ad una colonna a lato della sala e sembrava gustarsi la scena.
Felicetta prese Pitone che era svenuto per i capelli, le diede un paio di schiaffi risvegliandolo “cosa vuoi farmi, tu sei pazza” gli assestò prima un colpo con il gancio della pistola e poi gliela puntò in bocca, sorrise e lo legò ad una sedia, “non provate a muovervi” intimò a tutti i suoi invitati “soprattutto tu, cagasotto, esci da sotto quel tavolo, tu sarai il primo” disse a Giovanni che piano piano strisciò fuori.
Per prima cosa prese i lacci dalle scarpe di Paolo e legò mani e piedi ad una sedia Giovanni poi gli slacciò i pantaloni e gli tirò fuori l’uccello che si era fatto piccolo e moscio “e questo cos’è, ti sei sempre vantato di avere chissà cosa che con questo mi avresti aperto in due, come?” prese il cellulare e scattò due foto, poi con un colpo secco lo prese con due dita della mano destra e con l’altra tagliò via il suo cazzo con la paletta per tagliare la torta, Giovanni urlò dal dolore prima di svenire “tanto era inutile mio caro, era buono solo per le puttane a cui andavi, lasciando tua moglie a casa”, Paolo vomitò addosso a Loredana che cominciò a piangere a singhiozzi.
“Voi credete che io sia pazza? Io volevo solo stare a casa, per cazzi miei, ma voi credete che io sono depressa che faccio una vita di merda, guardatevi, siete lo scarto della società, pensate solo a voi stessi, ora tocca a voi due” disse indicando Paolo, il suo ex, e Gina: “venite qui e spogliatevi”, Gina fece no con la testa e Felicetta esplose un colpo in aria facendo cadere l’intonaco dal soffitto, così Paolo lentamente si tolse le scarpe poi i pantaloni e le mutande fino a rimanere nudo, Gina fece la stessa cosa “ora voi due cominciate a scopare qui davanti a me altrimenti vi uccido, è una vita che lo fate alle mie spalle ora invece voglio che me lo fate davanti” i due eseguirono, intanto Mattia era sempre a lato ed ora rideva, “fate schifo, non riuscite ora?” sparò due colpi alle gambe di paolo, il primo proiettile frantumò la rotula del ginocchio il secondo si conficcò nella coscia sinistra passando da parte a parte, pezzi di ossa e cartilagine finirono sul viso di Felicetta, Paolo si accasciò su di un lato e poi cadde faccia a terra, poi prese Gina e la portò con il viso sul bancone del bar facendole aprire la bocca, le infilò il braccetto della spina fino alla gola e mentre la teneva per i capelli continuava a riempirla di birra, il corpo di Gina cominciò a gonfiarsi talmente tanto che i bottoni della camicetta saltarono e dagli occhi e dal naso cominciò ad uscire birra mischiata a muco e sangue fino a che il corpo di Gina non poté più contenerla ed esplose risuonando nella sala e imbrattando le pareti, una poltiglia grigia colava dal bancone e dal soffitto oltre che dal viso di Felicetta che non si dava pace, Mattia si era riparato ma non era scappato osservava tutta la scena sempre sotto la colonna.
Loredana nel frattempo era riuscita a raggiungere la porta e stava scappando nel vialetto, Felicetta fece uno scatto e le si lanciò alle caviglie bloccandola e facendola cadere a terra, Loredana picchiò violentemente la faccia a terra sputando due denti, “non mi uccidere ti prego” continuava a implorare la donna, “e tu brutta puttana sapevi tutto, ma pensi solo a te stessa e ai tuoi regali di merda” Felicetta la prese per la collana a catena fosforescente di finto oro e gliela portò intorno al collo stringendo talmente forte che la testa della donna si staccò cadendo a terra e rotolando fino ai piedi di Mattia. Felicetta si voltò verso di lui, cercò di ricomporsi e avanzò con la pistola in pugno, Mattia le sorrise ma finì col piede sopra la testa di Loredana e cadde sbattendo la testa e svenendo”.
“Tanti auguri a te, tanti auguri a te…”
Felicetta era sdraiata e vedeva il soffitto di una sala completamente di legno di un ristorante che puzzava di vecchio, oggi era il suo trentasettesimo compleanno e quello che avrebbe desiderato era stare a casa ad accarezzare il suo gatto e magari leggere un libro.
“Che botto che hai fatto Felicè” gli disse Giovanni dandole una mano a rialzarsi, nemmeno era entrata e già era caduta, che figuraccia, sarà l’età “hai visto che bella sorpresa che ti abbiamo fatto?” ” le disse Gina ridendo e baciandola, Mattia le andò incontrò e sussurrandole all’orecchio le infilò una bustina nella borsa “è un regalo per te” le disse “questo ti fa vedere pure i mostri e poi è tutta naturale, dopo ce la fumiamo insieme”.


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