Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
PENNELLESSA
Proprietario
Giuseppe Braga, autore di "Ma tu lo conosci Joyce?" (Sironi, 2006).


Prezzo

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16 €
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A proposito di questo oggetto...
Una casa appena imbiancata, un martello e qualche chiodo
di Giuseppe Braga



L’orrore è quella finestra sempre chiusa
È una voce che non riesce a farsi sentire
Quell’odore che inizia a penetrarti nelle narici
Uno sguardo senza prospettiva
L’orrore è la tua condanna e ancora non lo sai
L’orrore è quel chiodo, anzi no, non tanto il chiodo, ma quello che ci sta appeso
L’orrore è tornare sui propri passi
E riderci sopra sguaiatamente, come se fossi in primo piano dentro a un reality
L’orrore è una casa, la tua, sottosopra
È stato più semplice di quel che avresti mai potuto pensare. E anche questo ti fa orrore
Hai calpestato la tua vita, senza curarti delle conseguenze
L’orrore è il senso della sconfitta, bruciante
La frustrazione, ammettilo, è stato quell’inutile senso di frustrazione che t’ha spinto a commettere il fatto
Il fatto adesso, visto da qui, è un fatto piuttosto semplice, è sangue che rapprende e che sporca le pareti
L’orrore è che avevi le appena imbiancate
E allora più che di orrore in questo caso si tratta di un errore
L’amore è entrambe le cose, e le rime baciate sortiscono sempre un certo effetto
L’amore è un errore che si perpetua sconfinando nell’orrore
Orrore, sgraziati gesti convulsi
Quando crocifiggi qualcuno alla parete, quel qualcuno potrebbe non prenderla esattamente bene
Quel qualcuno poi, detto per inciso ma che rimanga tra noi, non era un qualcuno qualsiasi, eh no!, era la donna a cui avevi regalato il tuo cuore
E questo pensiero ti fa orrore, molto più del rumore sordo del martello che picchia la testa del chiodo
L’orrore è la semplicità con cui lo stai facendo
Non pensavi d’avere tale destrezza, già, ma tu non hai mai creduto molto nelle tue potenzialità
Il sangue ti schizza addosso, i polsi si schiantano, le vene deragliano
L’eccitazione sale
Non senti urla, l’orrore ha il suono del silenzio
I bavagli a che altro servono, altrimenti?
Federe di cuscini azzurri, tagliati all’uopo, sette euro e venti alla Coop
L’odore del sangue è quasi un profumo primaverile, inebriante, leggero
L’orrore sono i suoi occhi nerissimi che si sbarrano dentro ai tuoi
Occhi increduli esterrefatti impotenti
Strabordanti orrore
Ancora per poco, pensi tu, tra una martellata e l’altra
Poi saranno solo palpebre chiuse e ciglia immobili
Avresti dovuto pensarci prima, piccola mia, le dici scandendo bene le sillabe, con l’orrore che ti solletica le dita
L’orrore ti si appiccica alle mani, sui palmi, sui dorsi, e si incrosta sotto le unghie
L’amore e il sangue hanno lo stesso colore e tu non ci avevi mai fatto caso
Ti guardi intorno, mai così sciolto e onnipotente come ora
È tutto un rosso che schizza e cola e imbratta e scivola e copre e
E tu lo stai facendo con una tale passione che… e questo, conceditelo, mica è un orrore!
Senti che sta esalando gli ultimi respiri, che peccato però, andarsene così in fretta
Forse avresti potuto martellare con meno foga
Sleghi il bavaglio e appoggi le tue labbra alle sue
Solo tue, quelle labbra non potranno mai più essere di nessun altro
E questo è un gran sollievo, cazzo, altro che orrore!
E il tuo, è l’alito di un angelo
Degenerato e folle, forse, ma pur sempre un angelo, nessun dubbio a riguardo
L’orrore semmai, è il non riuscire a leccarle la lingua, gliela cerchi, ma sembra scomparsa, accidenti a lei…
Amorevolmente e pazientemente soffi
Le concedi ancora un poco di ossigeno
Concedi all’orrore i ragionevoli legittimi meritati tempi supplementari
L’orrore è volerla fare finita, perché quel grosso tubo di carne che c’hai in mezzo alle gambe, avrà pure il diritto di sfogarsi
E allora fanculo ai soffi fanculo alle labbra fanculo agli occhi
Si riprende a martellare
Ci mancano i piedi, eccheccazzo!
E tre colpi ben assestati sono più che sufficienti
Poi il martello lo getti via, ti allontani di un paio di metri e osservi il tuo piccolo capolavoro
Niente male, ragazzo, considerando che era la tua prima volta, proprio niente male…
Ora puoi sfilarti i vestiti e rilassarti un po’
L’uccello di marmo, sotto la doccia, finalmente avrà la sua requie
Bastano pochi colpi, eccitazione fa rima con orrore, dopotutto
L’orrore sei tu che urli selvaggiamente il suo nome
Ma lei non ti può rispondere, già non lo ricordi più quel che hai fatto?
E allora, in un’ottica prettamente sessuale, l’orrore è lo sperma che schizza fuori e che, confondendosi col suo sangue, scivola nello scarico
L’orrore sono i tuoi occhi rivolti verso il cielo che non c’è
L’orrore è quella cazzo di ragnatela che s’è già formata nell’angolo del soffitto
Ma tu l’avevi appena imbiancata, la casa, per dio!
L’orrore è il pensiero del disordine che hai lasciato in soggiorno
Ma adesso che ti sei asciugato e che sei finalmente venuto, puoi attendere il futuro senza fretta
Tu sei una persona perbene, non dimenticartelo, anche lei te lo diceva sempre
L’orrore, ma è solo un rapido pensiero che già non c’è più, è semplice lucida scintillante oscenità
Follia allo stato puro
Ma in alcuni momenti, è l’unica via d’uscita
Per non morire




giuse braga, luglio 2010


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