Antologia - Orbite vuote

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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
COLLANA
Proprietario
Luca Gallo, autore di "Come l'insalata sotto la neve" (Intermezzi, 2009).


Prezzo

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57 €
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A proposito di questo oggetto...
Le streghe di Capua
di Luca Gallo



«Streghe?»
«Nel senso di brutte?»
«No, nel senso di essere favoloso con aspetto di donna, dotata di poteri soprannaturali, capace di compiere atti di magia e di entrare in contatto con potenze infernali. Solo che non siamo in una favola!»
«Quindi streghe, streghe? Scope volanti, sabba con il diavolo e bacchette magiche?»
«Vedi che ci sei!»
«Non ci credo. Siamo nel 2010 mica nel XV secolo.»
«Guarda che nel XV secolo le streghe che ardevano sui falò non erano di questo tipo, quelle erano donne sfortunate. Queste, cioè quelle vere, non le hanno mai prese!»
«Mi stai dicendo che sono sfuggite per secoli agli inquisitori e adesso dovrebbero farsi prendere da noi?»
«Sì!»
«Essenziale ma non esaustivo. Perché sì?»
«Perché io so dove sono. A Capua.»
«La nostra Capua?»
«Ma certo, la nostra Capua, 20.000 abitanti circa, di cui almeno quattro streghe.»
Enzo Pontone e Rocco Imperatore avevano tredici anni quando decisero cosa fare nella vita, i cacciatori di streghe, anzi a dire il vero, fu Rocco a decidere per tutti e due, era sempre stato così dai tempi delle elementari.
Rocco aveva deciso che si sarebbero innamorati della maestra, Rocco aveva deciso di rubare il motorino del professore di matematica e di lasciare le medie. Rocco aveva molte idee insomma. Enzo lo considerava una specie di leggenda, dopo tutto aveva quasi un anno in più di lui. Tra i tanti lavori che Rocco aveva inventato, il più strano era stato collezionare schegge di vetri blu per costruire una torre di cocci di trenta piani, arrivati ad un metro di altezza, la torre era crollata e Rocco aveva deciso che avrebbero fatto i ciclisti di professione, ma siccome non avevano la bicicletta, rinunciarono e si dedicarono alle streghe.
«In prossimità del bastione conte si trova una roccia chiamata il masso delle streghe, lì si ritrovano ogni trenta del mese a mezzanotte per ballare il sabba con Lucifero. Oggi è il 30, si va al masso e... tac!»
«In che senso tac?»
«Nel senso che le fotografiamo mentre ballano il sabba e ci facciamo un sacco di euro vendendo foto ai giornali.»
«E se si arrabbiano?»
«Basta, sei pesante. Si va, si fotografano e si diventa ricchi. Ho deciso.»
Rocco ed Enzo attraversarono il ponte romano sul Volturno, procedendo per Piazza Giudici si lasciarono alle spalle il Duomo e scesero per corso Appio fino al bastione Conte.
«Ora silenzio e la pazienza. Mancano due ore e poi fuoco con gli scatti!»
«E se quando le vedo mi spavento e scappo?»
«Sei un coniglio! Io ne ho viste a centinaia ma non avevo mai con me la macchina foto! Non ci credi? Sono vestite di nero, hanno un cappello a punta e volano sulle scope di legno.»
«Quante ne sai. Ma non avevi paura?»
«Io paura delle streghe? Ma non farmi ridere.»
Il lontano campanile della SS Annunziata batté dodici rintocchi, destando Rocco.
«È l'ora delle streghe, vedo i segnali che precedono la loro venuta.»
«Quali segnali?»
«I soliti: pipistrelli, formiche e un leggero vento che sa di zolfo. A seguire una musica stridula che sale dalle profondità della terra e loro arrivano in volo. La più bella abbraccia chi non ha paura e balla con lui per tutta la notte.»
«E tu vorresti ballare con loro?»
«Certo, tu mi fotograferai.»
Il campanile segnava le 00.20, quando Rocco si appisolò, in quell'istante Enzo cominciò a sentire freddo. Si era alzato un leggero vento. Per coprirsi prese la felpa blu dallo zaino, ma la gettò subito lontano quando la vide ricoperta di formiche. Enzo svegliò l'amico, questi aprì gli occhi e vide il cielo ricoprirsi di pipistrelli, l'aria sapeva di zolfo e una musica lontana sembrava salire sotto i loro piedi. Rocco cominciò a urlare e corse veloce verso la città. Enzo stava per seguirlo quando le vide arrivare. Erano dieci, ed erano bellissime.
Mentre Enzo le guardava, le dieci streghe iniziarono a danzare. La più bella tra loro si chiamava Velena, portava una collana di nerovento che offuscava tanto era opaca. Velena lo prese per la mano e lo trascinò nel ballo.
Enzo ballò tutta la notte con le streghe di Capua, che esistessero o no.
Dopo quella notte Enzo non ebbe più paura.


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