Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
ORINATOIO
Proprietario
Ugo Sette, lettore.


Prezzo

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200 €
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A proposito di questo oggetto...
Jerry il pazzo
di Ugo Sette




Jerry Donovan sorrise. Era ancora vivo e poteva vederlo bene in quello specchio grande quanto l’intera parete. I suoi denti scintillarono per un attimo alla luce del neon. Una leggera ferita d’arma da fuoco alla spalla che continuava a sanguinare e faceva male, «appena un graffio», ma l’importante era trovarsi lì, in piedi, vivi.
S’avvicinò all’orinatoio e con un gesto secco tirò giù la cerniera. Sorrise ancora, con quel ben di Dio tra le mani e cominciò a pisciare. Un vero piacere svuotare la vescica dopo quasi due ore di inseguimento.
La polizia non l’aveva mollato un attimo, ma lui li aveva fregati. Un’altra volta. Aveva raggiunto il confine e si era dileguato. Meglio di un fantasma, fottuti bastardi…
Aveva trent’anni, misurava un metro e ottantacinque per ottantatré chili, insomma era in ottima forma. All’anagrafe, Jeremy Donovan, ma nessuno in giro lo chiamava così. In giro, lo conoscevano tutti come Jerry il pazzo, uno che ti bucava la testa per un nonnulla, uno dal sangue bollente che subito schizzava al cervello e allora sì che erano cavoli amari. La polizia da sempre alle costole. Una fedina penale lunga un miglio, piena zeppa di rapine e omicidi gratuiti: lui l’aveva vista, lo descrivevano come un soggetto disturbato e pericoloso, “al limite della schizofrenia paranoide” e questo, oltre a renderlo fiero, non faceva altro che accrescere la sua fama nel paese. Era una leggenda vivente, un po’ come Pippo Baudo.

La vescica si svuotava rumorosamente, quel mezzo litro di whisky scolato per il dolore l’aveva gonfiato come un otre. Uno scroscio che sembrava interminabile, Jerry lievemente rincitrullito dall’alcol barcollò.
Gli schizzi si posavano ovunque senza cura sulla ceramica in quel cesso per uomini. Gocce di piscio, ovunque, nel cesso degli uomini di una anonima stazione di servizio. Piscio, schizzi, sangue, un cesso per uomini, una stazione di servizio appena fuori Buffalo.

Jerry osservava il suo piscio caldo e saltellante e sorrideva felice e intontito canticchiando una canzoncina. Guardò gli schizzi cadere sulle scarpe di vitello nero proprio sotto all’orinatoio accanto a lui. Alzò gli occhi.
Al suo fianco, un signore alto, magro, tutto vestito di nero, coi capelli lunghi appena brizzolati fissava il muro bianco e non disse nulla. Pareva un prete.
«Che cazzo hai da guardare?». Rise. «Lo sai che assomigli a Marilyn Manson?!» esclamò Jerry sbruffone come al solito.
L’uomo in nero non rispose. Continuò a fissare il muro, poi richiuse la lampo dei suoi pantaloni. Jerry istigato dall’alcol e dal comportamento autolesionista dell’uomo (solo un idiota o un demente si sarebbe messo contro di lui, ma lo sapeva chi era Jerry il pazzo?) continuò: «Fottuto bastardo… Non rispondi… eh?».
Tirò fuori la sua rivoltella a canna mozza e l’agitò davanti al viso di quello strano tipo vestito di nero. Un tipo tanto strano da andarsi a cercare la morte in un cesso per uomini di una anonima stazione di servizio alla periferia di Buffalo. «Ma che cazzo… Possibile che non sai chi sono? Non sai chi è Jerry il pazzo? Noooh… Dovresti portarmi un po’ più di rispetto! Questo è certo. Che ne dici adesso? Te la fai sotto?» disse puntando l’arma alla tempia dell’uomo.
L’uomo in nero rimase in silenzio anche stavolta. Non si scompose. Sul suo viso non c’era un filo di paura o alterazione, e questo fece incazzare Jerry da morire: gli sferrò un violento colpo al capo. Ma quello non batté ciglio, zitto, e nemmeno una goccia di sangue. Strano tipo davvero.
Jerry rimase a guardarlo attonito, inebetito dall’alcol che ancora aveva in corpo e da quella situazione inusuale che pareva grottesca persino a lui. Mai capitata una cosa simile. Di solito la gente davanti a lui si pisciava addosso e chiedeva pietà, e questo tipo manco rispondeva…
La toilette si svuotò con una certa rapidità (vista la pistola e l’aria pesante che tirava là dentro). In certe situazioni è sempre meglio farsi i cazzi propri. Non serve un saggio orientale: «pisciale sì, molile no». Ma Jerry non badò a nessuno dei presenti, continuò invece il suo monologo agitando nervosamente il ferro davanti al muso della sua vittima prescelta.
«Tu devi essere un duro… vero?»
L’uomo in nero, si girò verso di lui, lo guardò senza assumere alcuna espressione e rimase zitto. Ancora.
«Amico… Ti dovrei fare un buco in fronte… L’ho fatto per molto meno. Però… Tu mi stai simpatico…» disse Jerry e rinfoderò la pistola.
Un comportamento alquanto assurdo direte voi, ma che ci posso fare, Jerry era davvero pazzo come un cavallo.
Gli batté amichevolmente una mano sulla spalla.
Fu solo in quel momento che quell’uomo parlò.
Mantenne immutata la sua espressione fredda e con una voce che non aveva nulla di angelico, potete credermi, rivolto a Jerry domandò: «Tu non hai paura di nulla?»
Jerry si pavoneggiò: «Sì… Amico… È proprio così!».
«Ti va di fare una scommessa?» continuò l’uomo «Scommettiamo che ti dirò una cosa che ti farà morire di paura?»
Jerry scoppiò a ridere e per poco non perse l’equilibrio. Rise di cuore per un minuto buono, guardando l’uomo alto e serio che gli stava davanti, si accarezzò la fronte con la pistola. Con quella al suo fianco, nessuno mai avrebbe potuto fargli paura, figuriamoci due parole smozzicate in un cesso per uomini di una stazione di servizio appena fuori Buffalo.
«Perchè no?! Sentiamo ‘sta cosa che fa morire di paura…», si schernì Jerry.
E quell’uomo vestito di nero, alto, molto più di Jerry, lo sovrastava di almeno venti centimetri, si piegò verso di lui, avvicinò la bocca al suo orecchio e gli sussurrò qualcosa. Jerry, spavaldo, sorrideva ancora, poi il sorriso si gelò sulla sua faccia. Divenne bianca, impallidì come quella di un cadavere, Jerry ebbe un fremito e si accasciò su se stesso andando a immergere il volto nel proprio piscio. Morto stecchito.
L’uomo in nero come se nulla fosse si sistemò il colletto della camicia, ravviò i capelli e la cravatta e con una tranquillità tombale si diresse verso l’uscita.
Qualcuno lo strattonò per la giacca. L’uomo si voltò e dovette abbassare lo sguardo per vedere chi o cosa lo trattenesse. Era un bambino.
Spuntato fuori dal nulla, rimaneva aggrappato alla giacca dell’uomo. Tremava e continuava a fissare il corpo di Jerry a mollo tra sangue e piscio, quando con un filo di voce chiese: «Signore… Che cosa gli ha detto?»
L’uomo rimase in silenzio. Sollevò una mano e la posò sul capo del bambino. Era fredda gelida. Il bimbo non fece altre domande.
E l’uomo lasciò il locale in assoluto silenzio.
Fuori era già notte.


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