Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
SCARPONI
Proprietario
Angelo Marenzana, autore di "Legami di morte (Dario Flaccovio, 2008).


Prezzo

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157 €
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A proposito di questo oggetto...
Riflesso condizionato
di Angelo Marenzana



...el purtava i scarp de tennis, el parlava de per lu... Un riflesso condizionato. Tutta colpa della canzone. Vedevo il Biondo e mi veniva da fischiettarla, perché le parole non le conosco, parlo pure male il dialetto, e poi sono stonato, stonato come una campana ...rincorreva già da tempo un bel sogno d’amore... Il Biondo era un vecchio barbone. Di lui non si sapeva niente, si era materializzato in stazione Lotto, un giorno, così, dalla sera alla mattina, comparso dal nulla, con gli scarponi ai piedi, altro che scarp de tennis, e addosso un cappottone da italiano al fronte.
Nessuno di noi, prigionieri in una metropolitana per uno stipendio da quattro soldi a fine mese, lo aveva mai visto lavarsi o mangiare. A volte suonava una piccola armonica, la suonava anche bene, una melodia malinconica e non ci dava fastidio. Magari chiedeva una sigaretta a qualche viaggiatore. Senza insistere troppo. Oppure voleva qualche spicciolo da spendere in un bicchiere di bianco. Puzzava. Però non disturbava, non litigava e non urlava mai, anche se le mamme cercavano di tenere i bambini distanti da lui per un irrazionale senso di paura. Non parlava nemmeno de per lu, solo qualche volta camminava su e giù in modo quasi mistico. Forse nella sua testa si agitava qualche fantasia. O qualche fantasma. Nessuno poteva pensare che avesse degli amici, o che neppure ne avesse mai avuti in vita sua. Ma forse, per sua fortuna, non aveva neppure dei nemici.
...el purtava i scarp de tennis...
Eppure qualcuno lo ha ucciso.
Il suo corpo era stato ritrovato una mattina presto da due poliziotti che facevano l’abituale giro di controllo, nell'atrio della toeletta, riverso a fianco di un lavandino sporco e scheggiato: nella notte era stato stordito con una bottigliata, e strangolato con una sciarpa.
Nessun motivo apparente, e nessuna traccia dell’omicida, in una sotterranea che di notte è deserta, a parte noi, i pochi addetti ai lavori. Chi poteva essere il colpevole? Qualche omosessuale respinto, la bravata di un teppista, oppure un fantasma del suo passato misterioso? Tutte le piste battute avevano portato in un vicolo cieco e, dopo un anno, gli incartamenti del caso giacevano là, dimenticati in mezzo agli altri, tra la polvere ed il freddo di un archivio. Anche la stampa si era interessata alla sua morte, e il Biondo era stato dipinto come la figura patetica e al tempo stesso simbolica della nostra città operosa, un contrasto con il benessere. L’immagine della solitudine. E nella sua onestà morale la città non poteva tollerare la morte impunita di un vecchio mendicante a vantaggio di qualche violento o di qualche pervertito. Ma la cronaca, si sa, vola nel vento, e anche quelle riflessioni erano finite un po’ troppo in fretta nell'archivio di redazione.
...el parlava de per lu...
Un nuovo riflesso condizionato. Il mese scorso è comparso un nuovo barbone. Arrivato da chissà dove per impossessarsi dello stesso angolo già occupato dal Biondo, tra un angolo di muro e un distributore di bibite. Pure lui scarponi ai piedi, ma, a coprirgli le spalle, in questo caso, ci pensava una giacca di velluto tutta lisa.
Potevamo di nuovo vantare tutti quanti il nostro personaggio strano, fastidioso e malinconico, un po' sgradevole, da temere e da deridere, con il suo passato misterioso, e il presente fatto di odore di sporco e di alito impastato con vino di bassa qualità.
Tutti a dormire sonni tranquilli, e a ingannare il tempo nel cercargli un soprannome. Il barista del chiosco finalmente ha di nuovo un cliente a cui dare del tu senza timore che si possa risentire per il tono troppo confidenziale, il giornalaio qualcuno da invidiare perché non lavora e non ha bisogni da soddisfare, i più saggi invece possono filosofeggiare sul fatto che prima o poi dobbiamo morire tutti quanti e allora fa bene quello lì a non dannarsi tanto nella vita. I più vili invece sono liberi di spaventarsi, di ingiuriarlo, certi che la colpa ricadrebbe comunque su di lui, qualunque cosa succeda.
I giornalisti invece non hanno ancora scritto una riga su di lui.
Ma non per molto.
Già domani si potranno leggere i loro commenti per il ritrovamento da parte di due poliziotti del corpo di questo barbone,senza nome e ancora senza soprannome. Proprio come successe l’anno scorso, con il Biondo, nell'atrio della toeletta della stazione sotterranea di Piazzale Lotto.
Il rituale dell’omicidio sarà identico. Con scrupolosa precisione. Lo lascerò in quello stesso posto proprio questa notte, con la testa fracassata da una bottigliata e con una sciarpa intorno al collo, riverso tra i cocci di vetro, a fianco del solito lavandino, sporco e scheggiato, che in tutto questo tempo nessuno si è preso la briga di cambiare.
Perché?
Lo sanno tutti che lavorare di notte come creature delle viscere della terra a controllare scambi e centraline elettroniche, è terribilmente noioso e deprimente. A volte crudele. Per via delle tenebre che ci avvolgono, degli odori che ristagnano, abbagliati da fasci di luce artificiale. Le ore della notte non passano mai, e ci si avvilisce con le discussioni di routine, sport, donne e soldi che non bastano mai per campare.
Senza un’emozione.
...rincorreva già da tempo un bel sogno d’amore...


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