Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
ARMADIO
Proprietario
Matteo Galiazzo, autore di "Cargo" (Einaudi, 1999)


Prezzo

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50 €
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A proposito di questo oggetto...
L'invincibile armadio
di Matteo Galiazzo

Nel cargo: i marinai bevono la vodka che si forma spontaneamente nei container che contenevano patate. Si parla della piaga dei prodotti cinesi che imitano i prodotti occidentali ma costano meno. Ad esempio, racconta uno, una volta un tassista cinese, imitazione di un tassista occidentale, mi ha portato in un posto che era l'imitazione del posto dove dovevo andare. Si parla anche dell'armadio in foggia cinese, ma non si tratta di un vero armadio di foggia cinese originale, bensì dell'imitazione di un armadio di foggia cinese fatto dai cinesi e che costa meno di un armadio di foggia cinese fatto da un vero mobilificio della valle scrivia.
Si depreca la modalità di costruzione e i materiali scadenti dei mobili cinesi.
Il cargo incontra una terribile tempesta, che mette sottosopra il cargo. Il protagonista trova rifugio nell'intercapedine del mobile cinese, che galleggia alla deriva nella tempesta. Il mobile a discapito della scarsa qualità dei materiali e delle modalità di costruzione, dà prova di una grande solidità, resiste agli assalti degli squali e delle orche assassine (ma forse erano solo imitazioni), e approda sulle rive del mar della cina. Sulla spiaggia l'armadio viene recuperato da una squadra di cinesi esploratori, e viene piazzato in una casa di carta di riso e canne di bambù. Il protagonista rimane nascosto nell'intercapedine, e durante la notte esce per procurarsi del cibo (involtini primavera e nuvole di drago). Il problema è che i cinesi lavorano anche di notte. I cinesi scoprono ben presto che lui è nell'intercapedine dell'armadio, ma accettano il fatto di buon grado, lo fanno uscire per un po' durante il giorno, poi lo rimettono nell'intercapedine a dormire. Lo chiamano il genio dell'armadio e gli chiedono protezione e consigli. Inizialmente si nutre di ombrelli di carta di riso e canna di bambù che i cinesi ripongono nell'armadio. Inizialmente infatti egli esce dall'intercapedine ma rimane all'interno dell'armadio. Scopre in questo modo che gli ombrelli di carta di riso sono commestibili.
Rimanendo in questo modo dentro l'intercapedine dell'armadio, egli riesce apparentemente ad imparare il linguaggio dei cinesi. Ma i primi tentativi di comunicare con i guidatori di risciò gli fanno capire la triste verità: i cinesi non comunicano tra loro con i suoni, bensì leggendo i movimenti delle labbra. Ecco perché i cinesi non hanno la barba. Ma forse il motivo è anche che i cinesi in realtà sono tutte femmine. Inoltre si riconoscono dall'odore di salsa di soia che emanano. Ma dove sono finiti tutti i maschi?
Seguendo il flusso di ciotole di riso trasportate dalle operaie cinesi in bicicletta il protagonista, cospargendosi di salsa di soia per passare inosservato, riesce a intrufolarsi nella città proibita. In una grande stanza c'è un'immensa statua di Budda, grassissima e che muove la bocca e fagocita immense quantità di riso e depone miliardi su miliardi di uova. Purtroppo non è una statua. E' la regina. Le operaie prendono le uova e le portano nelle stanze laterali. Quando le uova si schiudono nascono delle altre operaie cinesi, che prendono una bicicletta e si mettono subito al lavoro, imitando prodotti occidentali o trasportando ciotole piene di riso.


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