Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
MANO DI LEGNO
Proprietario
Izzy Fortune, lettore


Prezzo

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13,70 €
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A proposito di questo oggetto...
Vudù Hand
di Izzy Fortune


Regalo. La parolina magica che mi trattenne dallo scagliare fuori dalla finestra quell'affare. Perché un regalo è sempre un regalo, e i doni non possono essere rifiutati. Lo sapevo io, lo sapeva lei. Per questo mi aveva REGALATO quella specie di grattaschiena: qualcosa di utile a chi passa tutto il tempo a grattarsi invece di lavorare. È sempre stata sottilmente stronza, quella puttana di mia nuora.
Mi veniva difficile immaginare cosa avesse spinto il falegname a scolpire quella che sembrava una zampa di scimmia rinsecchita. Certo della provenienza del REGALO, un qualche paesino africano tanto caratteristico quanto flagellato da malaria e tubercolosi, senza indugio le assegnai il posto che avrebbe occupato fino a sera: la "buca" dove tenevamo la legna da ardere. Con una madre apatica e una sorella perennemente mestruata, la rinominata Mano Maledetta aveva le ore contate.

Me ne dimenticai. Dimenticare è una cosa che mi viene facile. Dovrei lavorare per la CIA o qualche ente di spionaggio internazionale: anche la tortura non sarebbe in grado di fissare nella mia memoria le date degli anniversari e feste tanto importanti per le ragazze. Questa scusa non ha però impedito loro di prendermi a calci le volte che è accaduto...

Non sono uno stacanovista, ma ho deciso di dedicare un po' del mio tempo libero al bene della scienza, sapendo che in Italia la ricerca scientifica è molto in crisi a causa della mancanza di fondi. Così quella sera mi ero imposto di visionare e analizzare puntigliosamente un video che mi ero procurato da poco in rete: Funny_Woman_Naked. Qualcuno si deve pur sacrificare per il futuro dei posteri! Ma non trovai il file.
Passati 25 minuti di puro panico e disperazione, dovetti accettare la realtà: il video era perduto.
Fui così costretto a ripiegare su materiale di ricerca di second'ordine, procurato in streaming da http://www.tutteamanoIzzyFortune/perchétuno?.kiss. Per fortuna sono un professionista, e il risultato finale fu nella media delle altre ricerche svolte le sere precedenti.
Sicuramente la causa della strana sparizione del video era da amputare alla mia smemoratezza. Altre volte avevo salvato dei file senza guardare la destinazione, di fatto perdendoli in quella giungla interattiva composta di cartelle e sottocartelle di sistema.
Però non mi sentivo ancora soddisfatto. Così decisi di chiamare un'amica, detta Katiusha, di cuore nobile e devota alla comunità scientifica, per combinare al volo un meeting e discutere delle conseguenze sulla società moderna di video quali Girls_Loves_Each_Other.
La rubrica del cellulare mi riportò di nuovo nella disperazione più nera: il numero di Katiusha, e quelli delle sue stimatissime colleghe, erano scomparsi. Era certamente malocchio!

Recuperati i pantaloni, mi accovacciai sul giaciglio del mio Dio Devilmiao, per chiedere perdono, espiare i miei peccati, e cercare di comprendere dove avessi sbagliato. Ma il Dio era impegnato a mantenere linda la sua aurea, e tra una leccata e l'altra mi rivolse appena qualche rumore gutturale che decifrai essere di monito ad aspettare che il rituale di purificazione fosse completato. Mi sarei dovuto tenere i miei peccati ancora per un po', almeno finché al Dio non si fosse seccata la lingua, o gli fosse venuta fame.

Presi d'esempio la mia guida spirituale pelosa. Non essendo pratico in contorsionismo, e non trovando gradevole il sapore del mio sudore, optai per una doccia.
Gli dei sono capricciosi, e poco dopo essermi messo sotto l'acqua calda sentii la porta del bagno aprirsi. Pensai fosse strano, poiché Devilmiao di solito pretendeva che le porte venissero aperte da altri per lui. Ma ripeto: gli dei sono capricciosi, e in quel momento non mi andava di analizzare una delle tante manie passeggere di un'entità superiore.

Uscito dalla doccia allungai il braccio verso l'accappatoio, agguantando solo aria. Nudo come un verme e gocciolante come una femmina nei suoi rari momenti scientificamente ricettivi, (e con lo stesso spirito ottimista di una femmina nei suoi giorni non scientificamente ricettivi), me ne tornai in camera per recuperare un asciugamano. Entrando, con la coda dell'occhio vidi qualcosa infilarsi di corsa sotto al letto. Gli dei e le loro pazzie... Bah!

L'aggressione avvenne mentre ero impegnato a vagliare la biancheria intima più adatta a stimolare pensieri scientifici nella mente di Katiusha (o di una delle sue colleghe, non sapevo chi di loro fosse in quel momento disponibile: sono ragazze molto richieste nel settore).
Qualcosa mi colpì alle spalle. O meglio, alle chiappe. Subito realizzai che non era Devilmiao: prima di tutto, l'Unico Dio non aveva mai dimostrato interesse verso il mio fondo schiena; secondo, quello che avevo sentito non era un morso o un artigliata, ma sembrava più un pizzicotto.
Mi gettai immediatamente a terra, cercando di schiacciare con il mio peso l'aggressore, che però schivò l'attacco scivolandomi lungo schiena e poi gettandosi lontano. Forse per la prima volta nella mia vita maledii il mio "ordine artistico", chiamato altrimenti caos primordiale, quando con il sedere impattai qualcosa di duro e spigoloso che era stato artisticamente riposto per terra. Non ebbi il tempo di riprendermi dalla tremenda culata che l'aggressore mi saltò al viso, afferrandomi per il collo con quelle che sembravano dita. Più cercavo di liberarmi, più stringeva (piantala di rompere, Scott: non te li pago i diritti d'autore! è__é). Finché non rimasi senz'aria, e svenni.

Mi svegliai nella medesima posizione, con l'aggressore ancora lì. Ma dal collo era passato al viso, e mi stava accarezzando! Quelle che sembravano dita, erano dita.
Alzandomi lentamente dal pavimento, la Mano Maledetta si scostò quel tanto che bastava per permettermi di vederla bene. Era piccola e scura, ma in effetti non sembrava di scimmia. Era troppo affusolata, e si muoveva con delicatezza. Una mano maledetta. Sicuramente vudù. Ma pur sempre una mano femminile.

Cercai di sfuggirle, aggirandola, ma lei mi sbarrò la strada, e come mossa da una ragazza arrabbiata con il compagno colto nel cercare di svignarsela dopo aver lasciato la tazza del cesso alzata, scosse l'indice con fare minaccioso.

È vero, quella era solo una mano. Ma lo spirito di chi la manovrava sembrava essersi messa in testa di non volermi lasciare in pace. Ragionare con una femmina viva è un'impresa. Farlo con una femmina morta... Ci siamo capiti.

Ho dovuto accettare la convivenza forzata. Non è male, anche se a volte è difficile capire CHI fa COSA a CHI. Ma vabbe', non è molto diverso dalle animate discussioni scientifiche svolte insieme al gruppo di ricerca che frequentavo in passato.
Spero solo che la mia dolce metà non si metta in testa strani pensieri materni: mi ci vedreste a correre dietro a un orecchio o a mezzo naso di un monello maledetto in vena di giocare a guardia e ladri?!


FINE


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