Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
CARROZZA
Proprietario
Marco Candida, autore del romanzo "La mania per l'alfabeto" (Sironi, 2007) e "Il diario dei sogni" (Las Vegas, 2008)


Prezzo

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1000000 €
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A proposito di questo oggetto...
Assassinio al Globe Theatre
di Marco Candida

La carrozza si ferma a meta' del ponticello che molti anni piu' avanti sarebbe diventato uno tra i ponti piu' conosciuti di Londra. E' solo un altro dei vezzi del Barone, e il postiglione lo accontenta ormai ancora prima che possa dire puntuale come un ingranaggio svizzero: “Fermati pure qui, Eddie”. La Baronessa segue il Barone tossicchiando e arrabattandosi un poco nelle vesti. Ha imparato a non protestare piu'. Del resto il Barone le ha spiegato ormai mille volte quando lei si provava a protestare, di preferire che la carrozza non si fermasse nei pressi del fossato fangoso che circonda la torre a esagono dell'edificio teatrale, ma giusto prima, sul ponte, e appunto non solo per godere della vista sul fiume, ma soprattuto per evitare il fango. Per fortuna la giornata, anche se umidiccia, e' temperata. Il cielo chiaro e' rigato di nuvole. Il Barone e la Baronessa proseguono a piedi lungo il ponte verso il Globe Theatre. Il Barone ha speso uno scellino per lui e uno scellino per la Baronessa sua moglie per assicurarsi i posti a sedere in galleria. Camminano senza fretta visto che al suo orologio c'e' ancora tutto il tempo prima che gli spettacoli comincino, verso le due del pomeriggio. Il Barone preferisce evitare di attendere l'inizio dello spettacolo all'interno del teatro. Troppo rumore. Troppi pericoli. Troppi odori. Per la verita' nemmeno lo spettacolo lo attira troppo. Lui e' di solito appassionato agli spettacoli del figlio del mercante di lane, infatti, ma sua moglie insiste perche' ogni volta allenti i cordoli della borsa e tiri fuori i suoi scellini per assistere agli spettacoli di quel Manfred Banburton. Sara', come sua moglie dice, che lui d'arte teatrale e' cosi' ben poco esperto, e non riesce a gustare le sfumature, e sara' che col mercante di lane ha acquistato una partita di guanti a prezzi praticamente nulli, essendo quell'uomo parecchio abile a operare nel mercato nero, ma quel Manfred Banburton lui proprio non lo sopporta. Non e' solo questione che sia noioso: e' che gli riesce proprio detestabile. Non ci e' riuscito anzi a dormire sopra l'ultima volta che lui e sua moglie sono stati a teatro a vedere la sua squallida operetta. E dire che al Globe Theatre il Barone e la Baronessa vengono accolti sempre con ogni onore e lo stesso Manfred Banburton tributa ogni volta a loro un sontuoso quanto imbarazzante inchino quando prima di cominciare esce sul palco a spiegare e questo e quello e i limiti delle sue povere rappresentazioni. Il fatto e' che questo suo aborrimento nei confronti del drammaturgo e' dovuto proprio al contenuto, alle storie, ai personaggi, alle trame delle sue rappresentazioni. Ogni volta, per tutto il resto del giorno, e durante la notte, e poi ancora nei giorni successivi, e forse anche poi, e poi ancora, al Barone sembra che le punzecchiature di quelle faccende inventate non lo abbandonino mai. Eh si' che non parlano di lui! Non c'e' nulla che lasci supporre che quegli intrecci fatti di stracci e tavoli e cartelli possano parlare proprio a lui: eppure questo succede. Pare proprio che anche quando quel Manfred Banburton rovescia inchiostro sulla carta a proposito di marinai o cacciatori o mercantelli o ladruncoli ossia anche quando racconta una storia la piu' distante dalla sua storia di notabile della capitale inglese, bene, anche in quel caso la storia come una stoffa sembra tagliata e cucita sulla sua taglia. E' inspiegabile, e infatti il Barone non lo dice alla moglie, e cerca di non dirlo a nessuno, perche' non vuole passare per insano di mente, sa che se lo dicesse a qualcuno subito si penserebbe che e' pazzo, e a riprova di questo infatti avendolo una volta confidato a sua moglie, lei gli aveva appunto detto subito che era totalmente balordo a pensare a una cosa come quella, e che anzi lo stava dicendo solo per trovare il modo di non portarla piu' a teatro a vedere Manfred Banburton, perche' a lui Banburton non piaceva o anzi peggio Banburton non gli piaceva perche' piaceva a lei e allora... insomma, il Barone preferisce star zitto. Accetta di rivoltarsi ansiosamente sotto le coperte di notte sognando gli occhi dardeggianti di Manfred Banburton mentre recita i suoi monologhi. Accetta che le sue parole lo infilzino e trapassino procurandogli fastidi che non vanno via per giorni e giorni. Lui, poi, e' occupato nella Camera alta del Parlamento d'Inghilterra dove negli ultimi tempi le risse, e gli scontri, col sovrano, da parte, specialmente, dei componenti della Camera dei Comuni, cominciano a crescere ogni giorno che passa. Non ha tempo di curarsi, davvero, delle facezie di questo Banburton. Forse e' vero che ha bisogno solo di riposo: come diavolo e' possibile altrimenti che quattro stracci, due cartelli messi in mezzo a qualche mangiatore sudicio di carne salata, possano davvero procurargli tutto questo turbamento? Il guaio e' che al Barone quelle operette squallide sembrano colpirlo un poco in tutti i suoi ambiti. Non soltanto negli affari del Parlamento. Non soltanto nei suoi intrallazzi con gli ordini cavallereschi. Ma anche proprio privatamente. La sgarberia che lo prende a tavola con la Baronessa quando lei non fa altro che stuzzicarlo o torturarlo. E poi con la Baronessa anche cose un poco piu' intime, alle quali nemmeno gli va di rivolgere il pensiero. Davvero questo puo' fare un'operetta d'arte squallida come quella? Puo' arrivare davvero fino a questi punti nascosti? Se e' cosi', allora a lui l'arte non piace, preferisce evitarla, preferisce qualcosa che non lo metta sotto processo mentre sta seduto su una seggiola solo per godersi qualche ora di sollazzo e rilassatezza. A lui non gli importa di sapere chi e', e non gli importa di saperlo, poi, attraverso un'operetta squallida di marinai o di mercantelli o di spadaccini, che e' lontana e lontana ancora dalla realta', che di questa e' soltanto una rappresentazione schematica, simbolica, e non ne restituisce tutta quanta la complessita', e per di piu' viene da un povero artistello squattrinato come quel Manfred Banburton. Chi e' lui per fare opere che lo facciano sentire in un clima da processo? Che gli dicono chi e'? Che gli dicono chi addirittura e' veramente? Che cosa ne sa, Banburton, di queste cose? Anche se, dopotutto, il Barone dentro di se' sa che la domanda che dovrebbe farsi e' come faccia, poi, Manfred Banburton, a sapere tutto di lui. Diavoli d'artisti: sembrano una duplicazione dei nostri padri! Forse, puo' essere che qualcuno, s'arrovella il Barone, gli passi sottobanco delle informazioni sul suo conto. Il Barone e' uomo astuto, e sa bene che per farsi strada nella vita di societa' sia necessaria la virtu' del saper riconoscere le mosse di chi ci avversa, ossia le mosse della maggior parte, e di non dare, mai!, nulla per scontato... Ora, pensando a queste cose, il Barone non puo' fare a meno di rivolgere il suo pensiero alla Baronessa, e a guardarla, mentre avanza per il ponte, a guardarla, mentre sorride, notando nella curvatura della sua bocca, nel luccichio dei suoi occhi, una forma singolare di allegrezza, e di severita', forse proprio perche' la Baronessa sa che al Barone queste rappresentazioni teatrali a cui lei lo costringe ormai sono piu' d'impiccio che una delizia e a notarvi anche come una consapevolezza sinistra, come se lo stesse, ecco, consapevolmente accompagnando a una gabbia sospesa o a un disco di Norimberga, Santo Cielo, come mai la Baronessa tiene quell'aria, quella maledetta, brutta ariaccia? “Baronessa, confessate! - dice d'un tratto il Barone – Siete voi a passare informazioni a quel furfante del Banburton per prendervi la vostra vendetta su di me!”. Il fatto e' che il Barone ha pronunciato le sue parole senza veramente volerlo. Come un grande becco si e' impadronito di lui e lo ha costretto a parlare, e non solo ma quel satanasso gli sta soffiando a pieni polmoni come tutta quanta l'ira degli onorati membri della Camera dei Comuni messa assieme! La Baronessa strabuzza gli occhi. “Non so proprio, Barone, che diavolo vi pigli per capello... Io non ne capisco nulla di quel che cianciate!”. “E invece voi sapete! - grida il Barone - Sapete! Voi siete d'accordo con quel Manfred Banburton!” Negli occhi del barone sembrano ardere le braci dell'Inferno. Si avvicina alla Baronessa, l'afferra per un braccio e lo torce. La baronessa grida. “Barone, calmatevi, vi prego! Che diavolo avete in corpo? Avete di nuovo bevuto troppo da quella fiaschetta che portate nel taschino? Mi fate ma... aaaale!”. Il Barone ha chiara ogni cosa, mentre usa violenza sulla Baronessa. Certo! Tutto quanto anche fin troppo chiaro! La Baronessa passa in segreto informazioni a Manfred Banburton... Altrimenti com'e' possibile che quell'artistucolo abbia scritte quelle rappresentazioni di uomini che deludono le proprie mogli a letto, e quelle messeinscene di uomini che acquistano stoffe al mercato nero, e di uomini che si godono guadagni illeciti, e con quella dovizia di particolari? Solo la Baronessa puo' sapere! Solo lei puo' sapere certe cose sul suo conto! Si', solo lei! Il Barone torce il braccio della Baronessa. La Baronessa indietreggia verso lo strampiombo sul fiume. Il Barone ha gia' in mente come le cose andranno nel caso dovesse far ricerche, indagare. Scoprirebbe probabilmente un qualche disgustoso carteggio segreto tra la Baronessa e Banburton oppure facendoli seguire li coglierebbe in flagrante a amoreggiare e a scambiarsi informazioni su di lui. Il Barone ha saputo sempre, sempre!, che la Baronessa non lo ha mai amato veramente, e che la sua bellezza cangiante e' sempre stata un coltello a due profili, e che un giorno quel coltello avrebbe inciso le carni piu' vive dei suoi sentimenti. Non gli servira' indagare per scoprire tutto questo. Lui e' uomo che sa annusare l'animo delle persone anche a metri e metri di distanza, gli basta un luccichio degli occhi, una curvatura della bocca, un cenno della mano... Il Barone spinge la Baronessa oltre il parapetto del ponte. La Baronessa precipita giu' dal ponte con le braccia protese, le mani chiuse ad artiglio e il volto congelato in un'espressione di terrore. Il Barone osserva la Baronessa inabissarsi nel letto del fiume e non tornare piu' a galla. Rimane a osservare il Tamigi per minuti e minuti. Qualche carrozza passa ogni tanto sul ponte. A quanto pare nonostante la giornata chiarissima e l'orario nessuno intorno si e' reso conto di quello che e' accaduto. Il Barone si aggiusta le vesti e tira diritto verso il teatro. Vuole godersi la faccia di Manfred Banburton quando lo vedra' in prima fila senza la Baronessa.

Il Barone e' seduto a suo posto a teatro. Finge un'aria dimessa, e imbronciata, addolorata. Veste abiti scuri. Le urla e gli schiamazzi attorno gli pungono i nervi. Prima di entrare a teatro ha preso una lunga sorsata dalla sua fiaschetta. La Baronessa e' ormai scomparsa da due mesi. Nessuno ha ancora ritrovato il cadavere e cosi' non si e' nemmeno potuti procedere alla sepoltura. Sulla scomparsa improvvisa della Baronessa naturalmente gli sono state rivolte molte domande, ma il Barone si e' limitato soltanto a sostenere che la Baronessa sembrava essersi dissolta nell'aria. Si era allontanato da lei cinque minuti per un motivo banalissimo (togliersi un sassolino da una ghetta) e al ritorno non l'aveva piu' trovata. Il Barone sa che visto il suo ruolo nel Parlamento d'Inghilterra e in assenza del corpo e non essendo ancora spuntato fuori nessun testimone nessuno potra' realmente accusarlo di alcunche' e che nessuno insistera' mai troppo. Poi ormai e' convinto che una stella in cielo proietti su di lui una luce magari un po' infetta ma magica che gli permette di farla franca in qualsiasi circostanza. Per adesso il Barone non ha ancora eseguito nessuna indagine su eventuali rapporti intercorsi tra la Baronessa e Manfred Banburton anche soprattutto per non attirare i sospetti su di lui, ma e' abbastanza uomo di mondo da sapere che scavando senz'altro sarebbe venuta fuori una trama squallida degna per l'appunto di una delle opere di quello pseudo-artistucolo – e ormai non ha nemmeno piu' molta voglia di fare luce su quella faccenda. Al diavolo tutto... Almeno adesso, pensa il Barone, osservando lo svolgersi della rappresentazione teatrale sul palco davanti ai suoi occhi, potra' smetterla di vedere le opere del Banburton e invece proprio come oggi ottenere sollievo, e sollazzo, dalle opere del figlio del mercante di lane che e' un artista che il Barone e' pronto a scommettere fara' molta ma molta strada. Ed ecco pero' che mentre osserva lo svolgersi della scena davanti ai suoi occhi l'uomo viene preso a poco a poco dalla stessa sensazione di disagio che lo prende di solito durante le rappresentazioni di Manfred Banburton. L'opera rappresentata sta parlando proprio a lui giacche' non e' possibile che tutti quei dettagli messi in fila siano solo frutto di un caso e non invece di un ritaglio fatto ad arte sulla sua vita, sulle sue vicende, sulla sua persona. Il Barone sente salirgli una sensazione di soffocamento su per l'esofago. Afferra la fischetta e butta giu' liquore. Si chiede piuttosto disperatamente come accidenti sia possibile che gli succeda di nuovo e tra tutti i pensieri che si rincorrono nella sua testa uno si staglia nitidamente sugli altri. Cosi' a un tratto il Barone prende a ridere con amarezza dicendosi di aver fatto proprio bene a dare il fatto suo alla Baronessa, a sistemarla una volta e per tutte, visto che a quanto pare quella sgualdrinella ingrata era arrivata a vedersi di nascosto anche con il dannato figlio del mercante di lane.






[Nota. In realta' il ponte del dove si svolge l'azione dell'assassinio non esisteva ancora al momento dei fatti narrati]


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