Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
PORTA AGENDA
Proprietario
Marco Candida, autore del romanzo "La mania per l'alfabeto" (Sironi, 2007) e "Il diario dei sogni" (Las Vegas, 2008)


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A proposito di questo oggetto...
L'uomo che non vuole diventare uno scrittore
di Marco Candida


Poi salta salta fuori un diario. Lo trova una donna delle pulizie dietro la mattonella del muro della camera da letto. E' un giovedi' del 18 dicembre 2009. La donna delle pulizie sta passando l'aspirapolvere. E' una mansione che svolge regolarmente nella casa della moglie dello scrittore. Ci va tre volte a settimana per quattro ore. Come sempre scosta la testiera del letto dal muro per passare l'aspirapolvere anche li' sotto. Poi passando l'aspirapolvere urta una delle mattonelle di gres che decorano la base della parete, la mattonella cade e si spezza in due meta'. Mentre pensa che ha sempre sentito la signora lamentarsi a proposito dell'estetica di quelle mattonelle la donna delle pulizie si abbassa per raccogliere i cocci e scopre un nascondiglio dentro il muro. Allora infila la mano e trova subito il diario. La donna delle pulizie si chiama Lizuca Rebreanu. E' rumena. Ha ventiquattro anni. Lavora da circa un anno nella casa della moglie dello scrittore. Ha anche partecipato ai funerali del marito della donna che si sono svolti circa quattro mesi prima. Il giorno che Lizuca trova il diario nel nascondiglio dietro la mattonella, dopo averlo sfogliato un poco, decide di non farne parola alla signora, e invece di portarselo a casa. Lizuca Rebreanu viene da una cittadina rumena di nome Sinaia. Sinaia si trova nelle Alpi Transilvaniche a centocinquanta chilometri da Bucarest. La giovane donna rumena ha abbandonato la sua citta' a ventun anni per trasferisi in Italia dove ha lavorato per diverse famiglie come bambinaia, dama di compagnia e collaboratrice domestica. Dopo circa tre anni, che si assommano ad altri tre passati a guardare la televisione italiana e a studiare per conto proprio su manualetti e libri di grammatica, la conoscenza della lingua italiana da parte di Lizuca praticamente non ha carenze. Cosi' quando posa gli occhi sul diario che e' quasi interamente scritto in italiano Lizuca e' in grado di comprendere quasi tutto quanto parola per parola. Il diario e' un quaderno con la copertina rigida di colore blu. I fogli non hanno righe o quadretti. Sono centododici fogli in formato A5. Di questi centododici settantotto sono scritti. Il quaderno e' custodito dentro a un porta agenda in pelle marrone molto lussuoso. C'e' anche un taschino dove Lizuca trova una penna stilografica Aurora. Le pagine del diario sono scritte tutte con quella penna. Questi elementi suggeriscono subito a Lizuca che il diario deve contenere al suo interno qualcosa di assai importante. L'autore del diario e' il marito della signora lo scrittore morto Massimiliano Bonavinci. Nel diario la prima data segnata e' 28 luglio 2003. L'ultima data e' 14 ottobre 2006. Dopo aver terminato la lettura considerato il contenuto del diario Lizuca pensera' che quest'ultima data sia pienamente in coerenza con il resto delle vicende del suo proprietario. Infatti e' proprio intorno al 16 novembre 2006 ovvero a poco piu' di un mese di distanza dall'ultima data segnata sul diario, che per quel che lei ricorda in casa si e' scoperto che il signor Massimiliano Bonavinci fosse affetto da una grave forma di demenza che gli stava portando via a poco a poco tutta quanta la memoria. Probabilmente per questo, ossia per il semplice fatto di essersene dimenticato, Bonavinci aveva lasciato quel diario nel suo nascondiglio dietro la mattonella. Sui giornali alcuni opinionisti avanzeranno l'ipotesi che Bonavinci tutto sommato, forse inconsciamente, lo abbia davvero voluto che qualcuno scoprisse il diario. Altri sosterranno, invece, che conoscendo lo spirito un poco bislacco e burlone del Bonavinci, probabilmente l'idea che qualcuno scoprisse il contenuto del diario, lo avrebbe persino rallegrato. Del resto, nei nove libri, sia pure molto minori che il Bonavinci ha pubblicato prima dei suoi quattro capolavori consecutivi che lo hanno proiettato in una dimensione divina nel mondo delle lettere italiane, e non solo italiane, si profila chiaramente un animo nichilista fino alla brutalita'. Ad ogni modo adesso il diario e' li', quel giovedi' del 18 ottobre 2009, sul letto della stanza di Lizuca Rebreanu. Fuori piove. La pioggia tamburella sul davanzale e un pezzetto di frangisole. I bambini sono nella loro stanza a giocare. Hanno otto e sette anni. Saltano sul letto. Schiamazzano parecchio. Forse Lizuca dovrebbe alzarsi e andare a riprenderli, ma in questo momento non riesce a pensare ad altro che alle parole che ha letto all'inizio del diario che ora sta sul suo letto. Prende il diario tra le mani. Lo apre. Legge. «Comincio oggi questa testimonianza perche' mi sta diventando intollerabile l'idea di quel che ho fatto, e gli allori che mi coronano si stanno trasformando ogni giorno che trascorre in rami spinosi. Gli ultimi quattro libri che ho pubblicato non li ho scritti io. Anche la novella che fa da coda al mio quint'ultimo memoir non e' opera mia. Che impressione mi attraversa ora che ho messo sulla carta cosi' nudamente quello che ho perpetrato in tutti questi anni? Per adesso sento soltanto goccioline di sudore aggallare un poco su tutto quanto il mio corpo. So che se qualcuno dovesse scoprire queste pagine, per la mia reputazione sarebbe la fine. Dovrei strappare questo foglio immediatamente e bruciarlo. Pero', devo dire, in cio' che ho scritto c'e' anche una sensazione di sollievo, e di liberazione, e un piacere che viene da un senso di giustizia, e questo mi impedisce di stracciare tutto. Queste parole ora sono qui, sulla carta. Se non altro in questo insieme di lettere dell'alfabeto ora posso osservare il mio sentimento. Le lettere dell'alfabeto che ho scritto non sono il mio sentimento, ma almeno un poco lo rappresentano: e rappresentandolo lo sono anche un poco, ecco. Nello scrivere queste parole dentro di me probabilmente mi accompagna anche la volonta' di rendere giustizia alla vittima della quale sono stato carnefice implacabile – ma che e' anche la stessa persona che sono arrivato a stimare al punto da architettare il piano bestemmiatore che adesso diro'» . Questa persona, secondo quanto legge Lizuca sul diario, si chiama Patrizio Cerasole. Dal 4 settembre 2002 Patrizio Cerasole ha reso attivo un diario pubblico in rete. Il nome del diario e' Gocce di Cerasole. Il template, legge Lizuca, scrive Bonavinci, e' blu scuro. Il colore delle lettere nero. La scelta dei colori suggerisce che Cerasole, in realta', non desideri mai essere letto davvero. Questa impressione e' confermata dall'assenza di link o collegamenti esterni ad altri siti. Per di piu' i commenti sono chiusi. In fondo al blog, pero', forse un poco in contraddizione con questi particolari, c'e' un contatore che rileva il numero di accessi alle pagine di Cerasole. Il diario di Cerasole, legge Lizuca, scrive Bonavinci, fa in media nove contatti al giorno. Eppure i testi pubblicati da Patrizio Cerasole sul suo blog sono un miracolo. Sui post sono stati pubblicati racconti a dozzine e quattro romanzi. Sul diario Lizuca viene a conoscenza di una ossessione inarrestabile che quest'uomo ha in tutta evidenza scatenato fin dal primo momento nell'animo di Massimiliano Bonavinci. In annotazioni successive il Bonavinci racconta le ricerche che ha compiuto per raccogliere il maggior numero di informazioni possibile su Patrizio Cerasole. Da quanto ermerge dalle pagine del diario non ci sono in rete fotografie di Patrizio Cerasole, non ci sono link che rinviano al suo blog da parte di altri siti o blog, non esiste alcuna e-mail con la quale poterlo contattare, non ci sono informazioni circa l'identita' di Patrizio Cerasole: un indirizzo di casa, un numero di telefono. Non e' possibile rintracciarlo nemmeno attraverso una ricerca sulle pagine gialle o su quelle bianche. Sul diario Massimiliano Bonavinci racconta di aver pensato in un primo momento che l'identita' di Patrizio Cerasole fosse del tutto inventata. Probabilmente doveva trattarsi dell'ennesimo nom de plume di qualche scrittore famoso desideroso di non esporsi in alcun modo in prima persona. Ad ogni modo sulla rete Patrizio Cerasole esisteva solo nelle pagine del suo blog. Nelle pagine del suo diario-confessione Massimiliano Bonavinci racconta di aver investigato con molta cautela anche presso alcuni editor di case editrici. Dopo molti anni era abbastanza addentro al mondo editoriale da ottenere soffiate da alcune tra le case editrici piu' prestigiose, e anche tra quelle piu' nascoste, e tuttavia non era riuscito a trovare nulla sul conto di Patrizio Cerasole. Il Bonavinci, pero', come e' annotato nelle pagine datate 16 gennaio 2004, non ancora pago delle sue ricerche si era rivolto a un paio di amici che lavoravano nella polizia postale, e che in passato lo avevano aiutato nelle ricerche documentali al fine di rendere il piu' credibile che si potesse due dei suoi nove romanzi, e aveva chiesto a loro di rintracciare il codice IP, e di risalire alla sua abitazione. Per la verita' il Bonavinci era arrivato a dare un giro di vite agli ingranaggi del loro consenso servendosi anche di un copiscuo assegno, e dopo molte ricerche era saltato fuori che all'indirizzo IP effettivamente corrispondeva un indirizzo di casa. Patrizio Cerasole esisteva davvero. Era un uomo di trentadue anni sposato con un bambino. Abitava nel Sud Italia. Lavorava come impiegato, in una banca. La casa dove abitava era un appartamento che portava il nome del proprietario che era sua moglie. Questo spiegava come mai il nome di Cerasole non comparisse sulle pagine gialle e su quelle bianche. Nel diario e' annotata anche una descrizione fisica di Cerasole. Patrizio Cerasole e' alto un metro e ottanta. E' stempiato. Piuttosto in forma. Con una perenne riga di barba sul viso. Sul diario Massimiliano Bonavinci annota: «E' un impiegato banaletto, l'autore delle pagine d'oro» . Poi segue sotto gli occhi di Lizuca la descrizione del tormento che si e' impadronito del Bonavinci prima di prendere la risoluzione di impossessarsi dei racconti pubblicati tanto irresponsabilmente sulla rete da Patrizio Cerasole. Com'e' possibile, si domanda Massimiliano Bonavinci sotto gli occhi di Lizuca Rebreanu, che un uomo tanto profondo possa essere anche cosi' stupido? Come poteva l'intelligenza algida che pulsava dentro lui non rendersi evidente a se stessa? Poi il tono del Bonavinci si fa piu' aspro. Se un talento cosi' grande si trova dentro il corpo di un impiegato banaletto come quello, certamente questa e' la ragione. Non c'e' la luce di nessuna stella divina, scrive Bonavinci, legge Lizuca, che illumina lo sguardo di quell'uomo: gli angeli non se la sono sentita di consegnare a lui la tutela di quell'enorme penchant. Cerasole aveva il penchant. Pero' non aveva il potere e il diritto di usarlo, quel penchant. Lui per primo lo sapeva, e per questo gli angeli lo avevano spinto a mettere il suo penchant a disposizione degli altri attraverso il suo diario pubblico. Cosi' il 26 luglio 2002 Massimiliano Bonavinci decide di inserire in coda al suo ultimo libro un racconto preso dalle pagine pubbliche di Patrizio Cerasole. Cambia i nomi, le ambientazioni, ma lascia intatta tutta la forza del lessico, e quella sintattica, e simbolica, del racconto. Ignorando quasi del tutto il memoir i critici si concentrano solo sul racconto, e ne parlano come di uno dei piu' magniloquenti pezzi di letteratura che si siano mai letti negli ultimi anni in Italia. Il racconto entra nell'antologia dei racconti piu' importanti del nuovo millennio, viene menzionato nelle riviste piu' pregiate, pubblicato nei quaderni piu' preziosi, e proietta il suo autore in una dimensione tutta nuova. Si spendono parole su parole a commento del caso di uno scrittore tutto sommato di second'ordine che grazie a un solo racconto finisce di diritto tra i piu' importanti autori del nuovo millennio. Subito dopo il caso, al Bonavinci, come legge Lizuca, che ora sa quel che sta leggendo, essendo cio' che il Bonavinci racconta storia almeno a lei ben nota, viene chiesta una seconda opera della stessa qualita'. Il Bonavinci sbaraglia tutti con un romanzo che espande se possibile la qualita' altissima concentrata nel racconto. Per il romanzo compie la stessa operazione compiuta per il racconto. Cambia nomi, ma lascia integra la forza sovrannaturale della prosa. Il romanzo sfonda. Gli ambienti intellettuali di maggior nicchia eleggono plebiscitariamente Bonavinci autore fondamentale della letteratura contemporanea. Il libro viene tradotto. Viene presentato all'estero. Ottiene riconoscimenti altissimi. Finisce nei piu' raffinati giornali internazionali. Seguono altri due romanzi. Nessuno, ed e' qui il caso di aggiungere: al mondo, si accorge che ci sono racconti e romanzi pressoche' identici pubblicati su un diario pubblico in rete - o quantomeno nessuno mette in atto alcun tipo di protesta. Poi il 10 gennaio 2006 Massimiliano Bonavinci fa il suo gesto imponderabile. Invia le copie dei suoi romanzi e del suo primo racconto («suoi» e «suo» da intendersi rigorosamente tra caporali) all'indirizzo del domicilio di Patrizio Cerasole. Il pacco postale e' anonimo. Non contiene lettere o segni di nessun tipo. Sul diario ci sono annotazioni di diverse pagine a proposito dei rischi legali corsi da Massimiliano Bonavinci nel caso di ricorso penale da parte di Patrizio Cerasole. Secondo l'articolo 168 e seguenti del LDA infatti nel caso di Bonavinci si configurerebbe reato di plagio e contraffazione – e per di piu' evidentissimo. «Gia', perche' solo in questo modo, secondo la mia tessitura morbosa, avrei accettato di incontrare Patrizio Cerasole: in un'aula di tribunale durante una lite giudiziaria che ci vedesse coinvolti entrambi come parti chiamate in causa. Se avessi dovuto incontrarlo, pensavo, che un dio baciato dalla penchant incontrasse un banale essere mortale davanti a un giudice che giudicasse secondo riti, codici, logica! Cosi' si incontra un dio, genuflettendosi all'ingenierismo freddo, perfetto, inappellabile dei significanti: e io ero il dio, e lui l'essere che doveva genuflettersi. Poiche' non di questione di talento si parla, ma di quella che non posso non chiamare se non con parola francese penchant. Per questo ho compiuto il gesto apparentemente suicida di inviare i miei libri a Patrizio Cerasole. Se quell'uomo non aveva mai sfogliato le pagine culturali dei giornali, non aveva mai messo il naso tra gli scaffali delle letteratura che conta nelle librerie, se non aveva incontrato mai i miei libri, allora adesso erano loro che andavano a incontrare lui» . Solo che anche dopo aver ricevuto i libri per qualche ragione imponderabile Patrizio Cerasole non ha fatto seguire alcuna lite giudiziara con il Bonavinci. Non e' successo nulla. Negli ultimi mesi la prosa del Bonavinci si fa confusa. Comincia lo stadio finale della sua grave demenza e non c'e' piu' molto senso. Si alternano sentimenti di angoscia, rabbia, pentimento. In un passaggio datato 11 maggio 2006 il Bonavinci scrive: «E io so che il Cerasole ha ricevute le copie dei miei libri. E io so che li ha letti, quei libri. E io so che il Cerasole si e' accorto e del plagio e della contraffazione. E cosi' pure io so che il Cerasole non fara' niente per ristabilire giustizia in quanto dentro di lui gli angeli gli stanno dicendo che giustizia e' gia' in atto adesso. Patrizio Cerasole non e' auserkoren»

E' un'altra giornata di pioggia quando Lizuca Rebreanu e Patrizio Cerasole si incontrano. La temperatura e' appena qualche grado sopra lo zero. Lizuca indossa un cappotto in veleurs di lana. Pero' sembra non bastare. I brividi le aggrediscono la pelle facendole l'effetto di pizzichii fastidiosi. Dopo aver letto le settantotto pagine del diario del signor Massimiliano Bonavinci Lizuca ha pensato al da farsi arrivati a quel punto. Avrebbe dovuto consegnare il diario alla moglie dello scrittore – ancora a pezzi per la scomparsa recente del marito? Questo non l'avrebbe totalmente distrutta incidendo le carni piu' vive della sua dignita', e della stima che da sempre la donna riponeva in suo marito? Da quando il marito e' deceduto la moglie e' stata invitata continuamente a côte letterari. Inzialmente si e' rifiutata, anche a causa del dolore devastante che non la stava risparmiando. Poi ha cominciato ad accettare gli inviti, a ricordare con gli altri il marito scomparso, a tornare a vivere, sia pure ancora circondata di dolore. Avrebbe allora forse Lizuca dovuto gettare il diario nelle fiamme e seppellire per sempre quella faccenda? Senza farne parola al marito, Lizuca Rebreanu ha cosi' preso la decisione di fare la cosa piu' giusta. Ha telefonato a casa di Patrizio Cerasole cercando il numero sulle pagine bianche attraverso il nome segnato sul diario di Massimiliano Bonavinci – il cognome della moglie di Cerasole – e ha ottenuto di incontrarlo due giorni piu' tardi. Per telefono gli ha riferito di aver trovato un oggetto che in qualche modo assolutamente gli apparteneva o che comunque doveva vedere. «Come puo' essere che un oggetto che mi riguarda si trovi a piu' di duecento chilometri da dove vivo?». «Signor Cerasole, la prego di credermi. E' una cosa importante. Si tratta di un diario». Due giorni piu' tardi, durante un pomeriggio di pioggia con la temperatura di pochi gradi sopra lo zero, Lizuca Rebreanu e Patrizio Cerasole siedono sotto i portici di una piazza attorno a un tavolino. Hanno ordinato entrambi un the caldo. L'odore dell'asfalto bagnato e' molto intenso. Lizuca Rebreanu estrae il diario contenuto nel porta agenda in pelle e lo passa a Patrizio Cerasole. Cerasole apre il porta agenda, tira fuori il quaderno con la corpertina rigida, lo esamina un momento con un'espressione comica di sospetto, poi lo apre e si immerge nella lettura. Non si interrompe se non un'ora e mezzo piu' tardi. Lizuca osserva i lineamenti dell'» impiegato banaletto» , cosi' come il Bonavinci ha definito il Cerasole. Ha capelli folti, tagliati a spazzola. Occhi neri. La pelle del volto e' ruvida. Lizuca pensa che Cerasole sia un uomo che lascia trasparire serieta', e accanto al quale una donna puo' trovare un appoggio sicuro. Forse «serieta'» , «sicurezza» , «stabilita'» per uno scrittore come e' stato il Bonavinci – che pure non ha mai vissuto esattamente come un bohemienne; il Bonavinci e' stato professore di Lettere nel Liceo Scientifico della cittadina dove e' nato e vissuto fino alla sua morte – erano sinonimi di «banalita'» . Osservandolo comunque Lizuca si rende conto di tutta la petulanza espressa dallo scrittore morto nelle parole «impiegato banaletto» . Dopo un'ora e mezza di lettura ininterrotta del diario dello scrittore morto, Patrizio Cerasole solleva lo sguardo. Sul suo volto a Lizuca sembra di riconoscere un'aria serena. La stessa aria che Cerasole aveva quando si sono incontrati. «E' interessante – afferma sorprendentemente Cerasole – Non sono riuscito a staccare gli occhi dalla lettura un solo momento» . Lizuca Rebreanu si sporge verso Patrizio Cerasole. «E' tutto vero. Il diario e' autentico» dice. Cerasole si porta una mano alla nuca, pensosamente. «Adesso capisco come mai mi sono trovato quel pacco di libri recapitato a casa» . «Non li ha letti, vero? Ha messo il pacco da parte e non lo ha nemmeno aperto» dice Lizuca. «In realta' avevo acquistato i libri in libreria non appena usciti» . Per un momento Lizuca Rebreanu teme di non aver capito bene le parole che ha sentito. Il suo italiano e' eccellente, ma... «Scusi, temo proprio di non aver capito» . «Ho acquistato i libri di Massimiliano Bonavinci sempre regolarmente ad ogni loro uscita» . Adesso Lizuca appare sconvolta. «E non ha mai fatto niente per protestare?» . «In effetti, no» . Lizuca non sa cosa dire. Patrizio Cerasole prosegue: «Ecco forse mi giudichera' un pazzo, ma ho pensato che dopotutto se le cose che ho scritto hanno ricevuto gli elogi che hanno ricevuto, sia pure anche se non indirizzati a me, questo mi sarebbe potuto bastare. D'altra parte non ignoro che gli stessi scritti fimati da me e messi sulla rete non hanno attratto l'attenzione di nessuno – o almeno di quasi nessuno. Insomma puo' darsi che quegli scritti funzionino in quanto autore di quegli scritti sia Massimiliano Bonavinci ossia un autore considerato fino a quel momento di second'ordine. Potrebbe essere - dice Patrizio Cerasole e le lancia un occhiata - Anche se la mia ragione e' un'altra. Se io intentassi una causa per plagio e contraffazione delle mie opere in fondo non lo farei altro che per apporre la mia firma su un'opera e per ricavarne dei profitti. Mi chiami pazzo, ma questa e' l'ultima delle cose che voglio fare. Il motivo per cui ho scritto queste opere e le ho messe sulla rete e' perche' i messaggi contenuti in esse si facessero largo per una loro forza indiscussa, una loro proprieta' naturale. Se adesso rivendicassi il contenuto delle opere, come ripeto, lo farei solo... per che cosa? Non saprei proprio dire. Davanti a me ho solo il risultato finale di questo gesto, che e' il nome sull'opera, e i diritti che ne deriverebbero. Del resto non mi sfugge che mi attirerei comunque addosso opinioni non favorevoli. Voglio dire, qualcuno la' fuori, anche davanti all'evidenza di una sentenza di tribunale, senz'altro potrebbe seguitare a pensare che dopotutto sono soltanto un uomo in caccia di fama. E' Massimiliano Bonavinci a essere nel cuore delle persone che lo hanno eletto in virtu' delle sue opere tra i migliori scrittori italiani. Denunciandolo non farei altro che usurpare quell'immagine, e disturbare i sentimenti che le persone provano nei suoi confronti. E poi... - Patrizio Cerasole chiude con un colpo il diario – Io sono un uomo gia' felice cosi'. Ho una moglie e un figlio. Sto bene. Diventare un altro pazzo del quartiere corroso da un superiore senso di responsabilita', di elezione divina, bene, questa idea, mi chiami pazzo, ma non mi attira molto. A me dopotutto piace solo scrivere, ecco» . Patrizio Cerasole guarda Lizuca con i suoi occhi neri. Gli occhi sembrano ingrandirsi, vorticano, per un istante a Lizuca sembrano buchi che potrebbero aspirare tutto il creato. Una voce che nemmeno sembra appartenergli pronuncia le parole: «E poi non credo di essere l'auserkoren»

Cosi' Lizuca Rebreanu riprende il diario, saluta Patrizio Cerasole, che le offre il the caldo e la ringrazia, e se ne torna a casa. Passa una giornata intera a domandarsi che cosa fare a questo punto del diario. A casa arriva anche a riempire una padella di alcol e ha tirare fuori una scatola di cerini per gettare alle fiamme il diario. Naturalmente non ignora il valore economico del diario, e suppone che la cifra che ne ricaverebbe vendendolo alle case editrici o ai giornali sarebbe elevatissima – e per lei immensa. Tuttavia condivide la posizione di Patrizio Cerasole: un gesto come quello sarebbe stato troppo vampiresco, e forse in fin dei conti le avrebbe causato tanto disonore da cancellarle il piacere del denaro. Cosi', dopo molto tormentarsi, Lizuca si risolve per riporre il diario almeno momentaneamente dove lo ha trovato. Qualche giorno piu' tardi – il Lunedi', come ogni settimana - durante le pulizie di casa, scosta la testiera del letto dalla parete, tira fuori il quaderno chiuso nel portagenda di pelle, e sta per abbassarsi per rimettere tutto nel nascondiglio, quando la moglie di Massimiliano Bonavinci in persona entra nella stanza e si accorge di quello che Lizuca sta facendo. Di solito questo non succede: la signora non entra mai all'improvviso nelle stanze mentre lei sta facendo le pulizie. Non e' mai invasiva ne' tantomeno oppressiva. Evidentemente deve trattarsi solo di un caso – o visto con gli occhi di quello che succedera' poi, forse di qualcosa che contraddice in pieno la predestinazione predicata in modo delirante da Massimiliano Bonavinci. «Lizuca, che cosa stai facendo?» . Lizuca manda un grido. «Niente, oh, niente!» si affretta a dire. Confusa, si alza in piedi. Tiene il suo oggetto nella mano destra. La signora si avvicina e osserva il buco alla base del muro e l'oggetto che Lizuca tiene in mano. «L'oggetto che tieni in mano viene da li'?» dice, e la signora indica il buco. Dopo qualche momento Lizuca alla fine confessa. «Si' – dice – L'ho trovato adesso» mente. La signora chiede di vedere di che cosa si tratta. Lizuca passa il diario alla donna. Il cuore le batte forte. Sa quali saranno le conseguenze di questo gesto. La signora leggera' lo scritto e non sara' piu' sicura dei sentimenti provati fino a oggi nei confronti del marito. Probabilmente, pensa Lizuca, il dolore dentro di lei si moltiplichera' e finira' per atterrarla completamente. Le cose pero' non vanno affatto cosi'. Dopo aver letto il diario, circa una settimana piu' tardi la signora si convince a presentarlo alle case editrici per ristabilire giustizia. «Quell'uomo, e i suoi dannati angeli, e' sempre stato un pazzo, e un bullo – ma per fortuna solo di periferia. Anch'io all'inizio ho partecipato all'incredulita' generale quando e' riuscito a scrivere i libri che ha scritto, e che ci sia sempre stato sotto qualcosa, devo dire, tutto sommato non mi sorprende. Certo! Plagiare e contraffare l'opera di un altro e' proprio un gesto che gli si addice, lascialo dire a me che sono stata sua moglie per tutto questo tempo, e so ben io di che parlo! Non gli sarebbe bastato fare da mentore a quel giovane autore. Per come lui era fatto probabilmente era fin troppo consapevole che un mentore che propone un talento vero viene dimenticato presto. No, lui ha voluto plagiare e contraffare l'opera di modo da far scoppiare uno scandalo a colpi di avvocati cosi' che se non altro il suo nome e quello dell'autore reale rimanessero per sempre legati a doppio filo, e pensando all'uno non si potesse subito non pensare all'altro. Un'architettura degna di quel pazzo che, lascialo dire a me che lo so, quell'uomo e' sempre stato. Le cose che ti sto dicendo rimangano tra te e me, cara Lizuca. Non mi sogno nemmeno di dire queste cose a nessuno. Ne' saro' io di persona a consegnare il diario. Escogiteremo uno stratagemma per farlo consegnare da altri alle case editrici perche' la verita' venga a galla. Quanto a te, stai pure tranquilla, Lizuchina. Ti passero' con vero piacere una quantita' di denaro proporzionata ai meriti che ti sei guadagnata, cara, in questa vicenda schifosa». Lizuca Rebreanu scuote la testa disgustata, pensando che non sa piu' cosa deve pensare.

La persona designata dalla vedova dello scrittore per vendere il diario ai giornali e alle case editrici e' la sua cugina di secondo grado Mariastella Comolli. La vedova dello scrittore la sceglie non solo per le caratteristiche intrinseche della sua personalita', ma anche perche' essendo coinvolto un uomo che porta il sole nel suo nome, a lui la vedova dello scrittore vuole affiancare qualcuno che nel suo nome porti una stella. Del resto, la faccenda e' abbastanza tenebrosa da necessitare la cooperazione di un sole e di una stella per farci luce sopra, e poi lei non e' stata la moglie di uno scrittore per tutto questo tempo a caso. Anche per quest'ultima ragione la vedova pianifica con attenzione ogni minimo dettaglio. Prima di tutto liquida la donna delle pulizie con un assegno a parecchi zeri cercando di ottenere da lei silenzio sulla vicenda reale. Almeno per il momento sa di poter ottenere facilmente questo da parte della donna giovane perche' il suo e' un cuore innocente – un cuore innocente che pero' le viene a costare una somma di piu' di duecentomila euro. La moglie dello scrittore non ha tutti questi soldi. Pero' conta di ricevere abbastanza denaro da giornali e case editrici, e poi dagli indotti, da riuscire a coprire il prestito ottenuto dalla banca. Dopodiche' con un patto segreto suggellato attraverso una scrittura privata stabilisce che lei prenda il settanta per cento di ciascun guadagno derivante dalla vendita del diario, e del suo indotto e a sua cugina Mariastella vada il restante trenta per cento. Non appena Mariasole rilascia la prima intervista e comincia il chiasso sui giornali attorno al ritrovamento del diario segreto, la moglie dello scrittore comincia a smentire che il diario sia autentico. La versione della storia di Mariastella e' che il diario le sia stato consegnato da Massimiliano Bonavinci prima che la malattia si impadronisse del tutto di lui. Secondo le dichiarazioni di Mariastella Comolli apparse sui giornali, Massimiliano Bonavinci e la stessa Comolli durante tutti questi anni hanno avute frequentazioni molto strette, anche se assai riservate, e durante queste frequentazioni Massimiliano Bonavinci le avrebbe consegnato il diario domandandole di custodirlo. Secondo la versione raccontata dalla donna il Bonavinci era preso da un lato dalla volonta' di nascondere il suo segreto scandaloso e dall'altro, pero', di condividerlo con qualcuno di cui si fidasse ciecamente. La moglie dello scrittore interviene su altri giornali, sui telegiornali e ai convegni accusandola di totale vaneggiamento e di essersi inventata ogni cosa. Contemporaneamente comincia a farsi largo il caso, davvero singolare, di Patrizio Cerasole. All'indomani della scoperta del diario segreto di Massimiliano Bonavinci da parte degli organi di informazione, il telefono di Patrizio Cerasole viene preso letteralmente d'assalto. Si presentano a casa sua giornalisti. Si presentano a casa sua agenti letterari. Si fanno avanti gli editori. Il blog di Patrizio Cerasole fa una quantita' altissima di contatti. Solo che Patrizio Cerasole rifiuta sistematicamente di rispondere al telefono, di aprire la porta di casa e di parlare con qualsiasi giornalista, editore, agente, scrittore. Dopo due settimane d'assalti Patrizio Cerasole arriva a cambiare il numero di casa e di cellulare, si sposta a vivere in un altro appartamento e ottiene le ferie da lavoro almeno fino a quando il polverone sollevato attorno a lui non sara' svanito. A testimonianza della sincerita' delle intenzioni di Patrizio Cerasole c'e' anche una telefonata da parte del Cerasole alla vedova dello scrittore. «Buongiorno – dice Cerasole – Le ho telefonato per comunicarle che conoscevo gia' il contenuto del diario prima che venisse reso noto dai giornali. Francamente a tutta questa faccenda io non sono minimamente interessato e vorrei starne fuori il piu' possibile. Non mi interessa sapere per quali ragioni lei e sua cugina abbiate messo in piedi questa montatura. Cio' che chiedo e' di turbare il meno possibile la mia vita e di lasciarmi fuori da questa storia il piu' possibile. Io non voglio entrarci» . La moglie dello scrittore allora gli risponde: «Cerasole, io non so proprio di quale montatura parla e di che cosa blatera. Ad ogni modo stia ben tranquillo che nessuno parlera' di lei piu' del necessario. Puo' permetterselo di parlare cosi' essendo immerso in questa faccenda dalla testa ai piedi, ed essendo, mi pare, tutto a suo vantaggio. Ad ogni modo da parte mia non ci sara' piu' una parola su di lei» . Solo che il comportamento di Patrizio Cerasole, essendo dopotutto perfettamente vero che lui ha il ruolo del protagonista in questa commedia farsesca, e la pretesa di mettersi a fare la comparsa suona in tutto e per tutto ridicola, ha l'effetto appunto di creare il caso. Dell'uomo che non vuole diventare lo scrittore parlano un poco tutti quanti per molti mesi. Patrizio Cerasole infatti non soltanto si rende indisponibile a rilasciare interviste o dichiarazioni agli organi di informazione, ma anche non tratta con gli editori o gli agenti. Percio' si delinea ben presto il caso di un uomo che ha reso pubblica la sua opera su Internet - un'opera a quanto pare di straordinario valore -, ma non essendoci il suo consenso gli editori non possono appropriarsene per stamparla e distribuirla nelle librerie e ricavarci soldi. L'opera rimane fluttuante nell'Internet, viene fruita gratuitamente, scaricata, viene recensita, viene discussa, ma non produce introiti economici per nessun editore – se non quegli editori che possedendo giornali ricavano qualcosa stampando articoli relativi al caso rappresentato dall'opera. D'altra parte il caso infiamma gli appassionati anche circa un altro aspetto: l'opera di Massimiliano Bonavinci deve essere a questo punto ritirata dalle librerie e resa indisponibile almeno fino a quando non si potra' stampare con il nome dell'autore vero? Dunque, bisogna privare l'umanita' di un'opera raffinatissima di ingegno (secondo le opinioni piu' illustri) oppure tenere l'opera disponibile, dato che, tra l'altro, non si sa neppure se il diario sia autentico o meno, e non c'e' nessuna rivendicazione di diritti da parte dell'autore reale, e dunque anche una denuncia da parte di terzi per truffa dell'autore puo' non avere motivo d'essere fatta? Qualcuno, anche per provocare l'uomo, e farlo venire finalmente allo scoperto, a un certo punto della vicenda avanza l'ipotesi che Cerasole si sia impadronito dell'opera di Bonavinci, abbia messo tutto quanto sul suo blog retrodatandolo e scrivendo pezzi stilisticamente simili a quelli del Bonavinci in un puro esercizio, comunque molto ben riuscito, di imitazione. Poi soprattutto da parte dell'opinione pubblica si comincia a invocare la perizia grafologica per stabilire almeno se il diario sia autentico o inventato, e alla fine nonostante l'opposizione della moglie dello scrittore, e l'acquiescienza di Mariastella Comolli sulla questione («La mia parola non vi basta? E allora va bene, fate la perizia» ), si stabilisce che a quanto pare il diario e' stato scritto proprio dal pugno di Massimiliano Bonavinci. D'altra parte Massimiliano Bonavinci e' anche uno scrittore d'opere di finzione e non e' peregrina l'idea che si sia inventato tutto quanto e poi abbia preso accordi col Cerasole per burlarsi del mondo letterario che per molto tempo, secondo alcuni troppo, non lo ha trattato con la considerazione dovuta, escludendolo quasi sistematicamente, e questo spiegherebbe anche come sia possibile che Patrizio Cerasole si neghi in questo modo e agli editori e alla stampa e un poco a tutti. Del resto, poiche' il comportamento di Patrizio Cerasole e' abbastanza incredibile (si dice che abbia rifiutato anche interviste per importi pari a quattrocento mila euro), questo autorizza a pensare alle storie piu' incredibili sul suo conto per cercare di giustificarlo. Ad ogni modo la strategia di Cerasole di sottrarsi alla vicenda il piu' possibile, se e' stata fatta per non finire infangato, alla fine non ha risparmiato nemmeno a lui le sue manciate di fango sulla faccia. Poi dopo un paio d'anni durante una trasmissione televisiva importante viene letto un comunicato di Patrizio Cerasole. Si tratta in pratica delle sole parole che Cerasole pronuncia o scrive durante l'intera vicenda. E' poco piu' di un telegramma e dice: «Buongiorno, scrivo queste poche righe per cercare di cancellare il disdoro che alcuni hanno cercato di portare alla mia persona. L'opera di Massimiliano Bonavinci e' mia. Tuttavia io non voglio diventare uno scrittore. Sono gia' abbastanza felice cosi'».


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