Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
BOMBA ATOMICA
Proprietario
Marco Candida, autore del romanzo "La mania per l'alfabeto" (Sironi, 2007) e "Il diario dei sogni" (Las Vegas, 2008)


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A proposito di questo oggetto...
Allarme Bianco John Travolta
di Marco Candida

"Che cosa succede
se Jerry si arrabbia?"
(tratto dal film Sfera)



“Mi state dicendo che John Travolta ha puntato dal suo giardino di casa una dozzina di testate nucleari sull'Antartide?”. Il Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama pronuncia queste parole a voce molto bassa. “Signorsì, signor Presidente. Per quanto assomigli alla peggior trama del peggior film hollywoodiano è esattamente questa la sintesi di quello che sta succedendo” Sono le sette e quattordici minuti di giovedì 19 agosto 2010 ora di Whashington. Nella Sala Ovale del Presidente è riunito parte del suo staff. John Berry. Anthony Bernal. Brian Bond. Fred Ochberg. Bradley J. Kiley. Nancy Sutley. Barack Obama sventola energicamente con la mano destra il PDB. “Insomma, qualcuno mi vuole spiegare con parole chiare quali sarebbero le conseguenze di questa follia...?”. Mike McConnel, che ha personalmente redatto il documento, prende la parola. “Come è accennato sul rapporto, signor Presidente, e come probabilmente lei stesso sa bene, le conseguenze di un atto come questo determinerebbero la fine delle condizioni che permettono agli esseri umani di vivere su questo pianeta, signore”. Nonostante sia l'inizio della giornata Barack Obama si è già tolto la giacca, si è allentato la cravatta scura e si è arrotolato le maniche della camicia bianca fino a metà avambraccio. Il Presidente è seduto alla sua scrivania Resolute. Le altre cariche presenti, invece, (membri dello staff, ministri) sono in piedi davanti a lui. Alcuni sostano accanto a una delle quattro porte dello studio del Presidente. Altri presso il camino nella parte nord. La tensione, l'imbarazzo, la fretta, la costernazione sembrano riempire la stanza molto più della loro stessa presenza fisica. La lampada che segnala il livello DefCon manda una luce bianca. Il premio Nobel Barack Obama si porta lentamente la testa alle mani. “Signori, per la credibilità di questo Paese sarà meglio inventarsi alla svelta una qualche soluzione”

Il President's Daily Brief è un documento giornaliero finalizzato a fornire al Presidente degli Stati Uniti informazioni di intelligence su tutte le situazioni di politica estera. Sebbene redatto soltanto per gli occhi del Presidente, il documento in questo momento è nelle mani anche di altre cariche presenti nello Studio Ovale come Hilary Clinton, Robert Gates, Stephen Hadley. Nel documento viene riportato attraverso una accurata analisi intelligence ogni dettaglio relativo alla vicenda – o almeno di tutto ciò che di una vicenda come questa è possibile sapere. Già, perché nessuno sarebbe mai arrivato a supporre che da circa nove anni – ossia più o meno da quando a John Travolta è capitato tra le mani il copione del film Codice Swordfish; e più in particolare da quando studiandosi la parte si è impresse nella mente le parole contenute in una battuta del film: “Ma lo sai che posso comprare mezza dozzina di testate nucleari solo per qualche milione di dollari?” (anche se questi dati non sono contenuti nel rapporto) - John Travolta stava costruendo una base missilistica nel suo giardino di casa. Il rapporto nelle mani del Presidente e dei suoi più stretti collaboratori contiene in realtà soltanto le notizie note circa i passatempi dell'attore statunitense. Come ad esempio l'acquisto di un Boeing 707. Il Boeing 707-138B di John Travolta è stato costruito nel 1964 con il numero di costruzione 18740 Line 388. Nel 1964 John Travolta aveva dieci anni. Il 10 settembre 1964 il primo proprietario del Boeing 707 divenne la compagnia aerea Qantas. Il numero di registrazione diventò così VH-EBM “City of Launcestone”. Inizialmente venne utilizzato per coprire la rotta da Sidney fino all'Africa e l'America del Nord e del Sud. In seguito il 7 giugno la proprietà del Boeing passò alla compagnia aerea Braniff International Airways. Il numero di registrazione si trasformò in N108BN. Dal 24 febbraio 1972 fino al 1975 il Boeing appartenne a Frank Sinatra. Nel giugno 1975 passò alla Boeing. Poi nel settembre dello stesso anno fu venduto alla Kirk Kerkorian/Tracy Investments Corp (Tracinda/Tic). Dal 26 settembre 1977 l'aereo passò alla Tag Company una holding di un colosso con base a Lussemburgo. Nel 1987 avvenne il passaggio di proprietà a vantaggio della Trans Oceanic Aviation. Nel 1989 il Boeing fu convertito nel modello attuale 707-138B(Q). Nel 1990 cambiò di nuovo il numero di registrazione N707XX. Nel 1996 dopo soli 27682 ore di volo venne messo in vendita. Il 20 maggio 1998 fu registrato come Clipper Johnny LLC (John Travolta), venduto il 25 maggio e immatricolato nuovamente il 13 Dicembre 1998 come N707JT “707 Jett Clipper Ella”. “Jett” e “Ella” sono i nomi dei figli di John Travolta. “Clipper” è soltanto un omaggio alla leggendaria compagnia aerea Pan Am. Nel giugno 2002 il 707 Jett Clipper Ella tornò alla Qantas in una operazione che realizzava una delle più grandi aspirazioni di Travolta ossia mettersi in affari con una compagnia aerea. John Travolta possiede dal 1974 una licenza ATPL con alle spalle cinquemila ore di volo e ha raggiunto i gradi di capitano nel Gulfstream II, Learjet 24, Hawker 1A, Citation 1 and 2, Tebuan and Vampire Jet. Possiede la qualifica di primo ufficiale del Boeing 707. Inoltre l'attore vive in una cittadina a nord di Ocala che si trova a cinquanta miglia a nord ovest di Orlando nella contea di Marion nello Stato della Florida. Il nome della cittadina è Anthony e fa parte della comunità di Jumbolair. Jumbolair è una comunità di aviatori. Nata intorno al 1984 Jumbolair è divisa in trentotto lotti che contengono ciscuno dai due ai quattro acri di terreno. Ci sono campi da tennis, piscine, bed&breakfast, e una imponente pista d'atterraggio 7,550' x 250'. La casa di John Travolta si stende per nove acri e misura 6400 piedi con otto camere da letto e un parcheggio per due aeroplani. Da questa mattina si è scoperto che sotto il terreno dove è stata costruita la casa dell'attore di New York City è stata costuita anche una base missilistica completa di silos sotteranei e una struttura di manutenzione e montaggio dei missili. Il centro commando sarebbe la casa stessa di Travolta. La pista per trasportare i vettori, come sottolinea il rapporto, il “vialetto di casa dell'attore”. Secondo le informazioni raccolte nella base missilistica sotterranea ci sarebbero, e questo è forse la parte ancora più incredibile del resto, dodici testate di un particolare tipo di bomba atomica che, a quanto pare, combinerebbe i modelli dei missili al mercurio rosso e le bombe al cobalto. L'elemento sconcertante è che entrambe queste tipologie di missile sono sempre state ritenute leggenda metropolitana. Il mercurio rosso è una sostanza che è cominciata ad apparire in alcuni dossier degli Anni 80 e si diceva fosse molto importante nella preparazione di armi nucleari avanzate. Solo che è poi stato dimostrato trattarsi soltanto di un colorante chimico e niente più. La bomba al cobalto sarebbe stata invece inventata dal fisico Leo Slizard e sarebbe una bomba in grado di cancellare la vita sulla Terra. La bomba al cobalto è stata definita "la macchina del giudizio universale". Oltre che per distruggere è stata pensata per causare il massimo fallaout. Ora, come Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama sa che tanto la bomba al mercurio rosso quanto quelle al cobalto non sono leggende metropolitane, ma ne esistono veramente i prototipi. Il problema è capire come diavolo John Travolta sia arrivato non solo a scoprire la verità su un argomento considerato altamente top secret, ma a far costruire addirittura una bomba che è la combinazione di queste due micidiali armi di distruzione di massa. Nel rapporto non c'è una risposta. Allo stato attuale le forze dell'intellingence non possiedono nemmeno informazioni relative a contatti da parte dell'attore statunitense con gruppi terroristici o organizzazioni criminali d'altra natura. La nebbia assoluta. Stando al rapporto John Travolta potrebbe anche essersela costruita da solo la sua dannata bomba.

Barack Obama solleva la testa dalle mani. Si alza in piedi. Il suo volto appare distrutto. Come Premio Nobel per la Pace questa è veramente una situazione che mette a dura prova il suo valore. Due settimane più tardi aver ricevuto il premio durante la cerimonia di Oslo, sotto le lenzuola Obama aveva confidato alla moglie Michelle di aver pensato per un momento che il premio fosse stato soltanto una sottile manovra per infangarlo. Barack aveva detto a Michelle: “Cercano di infangarmi gettandomi adosso una manciata d'oro”. Adesso Barack Obama si rivolge alle cariche presenti nello Studio Ovale. “Che cosa è stato fatto finora?”. Hilary Clinton prende la parola. “Signor Presidente, il tempo corre. La casa di Travolta è attualmente circondata dall'esercito. I giornalisti premono. Cortei di cittadini. Sette religiose. Lo scenario è incandescente. Per mezzogiorno è previsto un comunicato del Papa. La notizia si è appresa solo da trenta minuti circa, signor Presidente. Un elicottero ha trasportato il regista Quentin Tarantino sopra alla villa di Travolta – qui Hilary Clinton fa una pausa; è come se tutte le persone presenti nella Sala Ovale potessero sentire i suoi brividi – Tarantino è... è responsabile del rilancio artistico dell'attore e... e...”. Hilary Clinton ha un cedimento. Forse impropriamente ma subito Samantha Power prosegue al suo posto ”... e si è pensato, Signor Presidente, che forse potrebbe riuscire a dissuarderlo. Gli sta parlando dall'elicottero con un megafono e...”

Quentin Tarantino si trova su un Ah-64 Apache. Viene considerato il miglior elicottero dell'esercito americano, anche se in questo preciso momento mentre Tarantino è sporto dal portellone con un megafono in pugno e quasi rischia di precipitare di sotto a causa del maledetto pilota a lui sembra più che altro un vecchio pisciatoio con un elica piantata sul tetto. Il fatto è che la strategia di comunicazione addottata da Tarantino per convicere Travolta a tornare sulle sue decisioni non è da subito sembrata la più adatta alle autorità americane. Ecco infatti che cosa Quentin Tarantino ha cominciato a dire al megafono: “John, sono Quentin! John, riesci a sentirmi? John, lo so che non lo farai. Oh, no, cazzo, tu non lo farai. Ti si è solo sbomballata la bussola. Tutto qui. Per il resto però sei un ragazzo con le palle. So che non farai le cose che minacci di fare. Voglio dire, cazzo, fratello... John, mi senti? Mi sento idiota a ronzare qui sopra con questo megafono del cazzo incollato alle labbra! Ehi, John! Questa mattina mi hanno fatto prendere una botta al cuore... E... Ci sei, John? Ci sei? Oh, vaffanculo, se non mi rispondi, vaffanculo se fai così lo stronzo, vaffanculo, va proprio a fare in culo... Anzi, sai cosa ti dico, John? Fallo, porca puttana! Fallo e basta! Premi quel cazzo di bottone e bruciaci tutti! Fallo, John! Scava un cratere merdosissimo nei ghiacci dell'Antartide di modo che ci finiamo tutti risucchiati dentro, te, io, i miei film, e tutti gli altri... Credi che me ne fotta un cazzo di qualcosa se questo mondo di merda si autorisucchia da solo e scompare per sempre dall'universo? Fallo, cazzo! Fallo! Aaaaaaahhhh, sto cadendo, porca puttana, sto scivolando... Qualcuno mi aiuti! Fallo, John! Premi quella merda di bottone da un miliardo di dollari e sterminaci tutti! Tanto la vita non ha senso, tutto questo non ha senso, non ha un cazzo di senso questa schifossissima vita, cazzo! Lo sai tu e lo so io e da quando è morto Castro ti dirò che ha ancora meno senso... Non so nemmeno che nomi tirare fuori per farli finire risucchiati nel cratere di merda che hai intenzione di aprire con la tua bomba del cazzo, fratello! Non c'è rimasto più nessuno! Perciò fallo. Fa... fffff... fa...” A questo punto qualcuno toglie il megafono dalle mani di Tarantino e l'elicottero si allontana.

“Quanto tempo abbiamo?” chiede Obama. “Non c'è un conto alla rovescia, signor Presidente – risponde Joe Biden - Non c'è nemmeno nessuna richiesta. Ci sono solo i missili puntati. Non c'è stato modo di contattare Travolta. Travolta non ha contattato noi. Questa non e' certo una messinscena per attirare i media. Travolta sembra intenzionato a farlo e basta e sappiamo cosa succederà se premerà per davvero quel bottone. Avvicinarlo potrebbe risultare tragico. E'... Signor Presidente, siamo davanti a una forma agghiacciante di suicidio di massa...”. “Mio Signore, che cosa possiamo fare... Mi... Mi spiegate che cosa diavolo succede qui? Siamo impotenti davanti a un solo uomo? Siamo...”. Barack Obama è sconcertato. Tutto sommato, però, ora che si sta verificando, gli sembra che le condizioni perché un fatto come questo accada nel suo matto Paese ci siano state tutte quante da sempre. Le star guadagnano troppi soldi. Hanno troppo potere. Secondo un rapporto che Obama si è studiato ultimamente Oprah Winfrey guadagna 260 milioni di dollari, Tiger Woods 100 milioni di dollari, Madonna 72 milioni di dollari all'anno, secondo una stima Beyonce potrebbe comprarsi sei ville da sogno a Malibu soltanto con i guadagni di un anno... e se qualche star decide di investire i suoi soldi in aerei, aeroporti e missili, be', con tutta la dannata cartaccia che che si ficca nelle tasche ogni anno, teoricamente lo potrebbe fare. “Possiamo solo provare a convincerlo a cambiare idea, Signor Presidente” afferma Hilary Clinton. “Chi volete inviare questa volta? Qualche altro divo di Hollywood?”. Per un momento Obama è quasi tentato di dire che ci sarebbe voluto Roland Reagan o Arnold Schwarzenegger al suo posto. Magari Jesse Ventura visto che è già stato governatore dello Stato del Minnesota. "Signor Presidente – dice Hilary Clinton – In effetti noi stavamo pensando di far intervenire Sylvester Stallone, signore".

Barack Obama si volta verso una delle finestre dello Studio Ovale. Un sole grandissimo brucia attraverso le vetrate. "Perché lui? Forse siete voi, signori, che volete attirare l'attenzione dei media". Brian Bond prende la parola. "Signor Presidente, i due sono molto amici. Si ricorderà che Stallone ha diretto Travolta in un film degli Anni Settanta...". Obama si volta. "Erano gli Anni Ottanta e comunque lo ricordo perfettamente. Sappiamo quanto dobbiamo essere grati come nazione ai nostri attori". "Inoltre, ecco, attualmente si vocifera che il figlio di Travolta recentemente scomparso fosse affetto da una forma di autismo. Ora, anche Sylvster Stallone ha dei figli con questo problema. Così pensavamo...". Barack Obama alza lo sguardo sui signori presenti nello studio. Rimane in silenzio per qualche momento. Cerca parole per non far franare tutto nel ridicolo. Alla fine dice: "Va bene. Fate intervenire Stallone"

Sylvester Stallone sta passeggiando per il Sunset Boulevard di Beverly Hills. Indossa un panama bianco che gli va troppo stretto. Ha una camicia larga hawaiana. E' assieme a suo fratello Frank. Ci sono i ragazzi della scorta. Da qualche minuto si è aggiunta anche una presenza femminile. Sulle Spanish Steps in Rodeo Drive Jake uno degli uomini della scorta ha infatti letteralmente urtato una donna giovane con gli occhiali scuri. Stallone allora ha preteso che Jake le chiedesse scusa. Dopodiché si è educatamente scusato anche lui. La donna si è tolta gli occhiali e ha riso con vivacità. Aveva un accento italiano e il suo viso ricordava qualcuno di noto. "Per caso devo averla vista già altrove, Miss...". "Canalis. Elisabetta Canalis". "Ah!". A questo punto Stallone è scoppiato in una risata. "Jake, a quanto pare l'hai fatta grossa... Hai urtato la persona sbagliata, Jake... Sei la moglie di George...". "Sì". Elisabetta Canalis gli ha offerto un sorriso smagliante. "Beh, devi dire a George che devo fargli proprio un regalo. Mi ha evitato una brutta conferenza stampa lì dalle tue parti a Venezia un paio d'anni fa. Mi sono informato un po' e ho scoperto che i giornalisti italiani sono molto feroci. Forse questo spiega anche perché le vostre star più importanti si fanno vedere raramente alle conferenze stampa e si concedono poco ai media..." "Sì, sono cattivelli da noi. Però anche i vostri giornalisti non fanno certo le interviste in ginocchio...". "Sì, ma forse lo interpretate male, il comportamento dei nostri giornalisti...". Poi Stallone ha detto: "Graziosa signora Clooney, mi stia a sentire, perché non si unisce a noi in questa piacevole passeggiata? Dopo tutto, non credo che suo marito George si ingelosirà troppo...". "Ah certo, con piacere!" esclama Elisabetta Canalis. Oltre agli occhiali Elisabetta indossa anche un cappello per non farsi riconoscere. Dopo un anno e mezzo di matrimonio la show-girl italiana non ha ancora ricevuto copioni, ma in pratica è stata una scelta. Vuole partecipare solo a produzioni importanti e non troppo rischiose. Poi non è proprio per questo che ha sposato George Clooney. Dentro di lei, non lo confesserebbe ai tabloid mai, ma in qualche modo il volto di George le ricorda quello di un suo ex-fidanzato calciatore. In fondo, pensa, una donna si innamora sempre dello stesso uomo. Ad ogni modo girare liberamente sia pure in una città smisurata come Los Angeles sta diventando sempre più un rischio anche per lei ed ecco il motivo degli occhiali e del cappello.

Dieci minuti più tardi Stallone, suo fratello Frank, il suo entourage e Elisabetta Canalis apprendono da un televisore la sconvolgente notizia che riguarda John Travolta. Sebbene la zona sia picchettata dalle forze armate nel raggio di molte miglia i giornalisti sono riusciti a far arrivare lo stesso qualche immagine. I missili puntati. Il prato della villa aperto. A quanto pare le zolle d'erba che si stendono per i seimilaquattrocento piedi della villa si sono sempre trovate su pannelli d'acciaio comandati da un circuito a distanza ad alta sofisticazione tecnologica. Poi le immagini hanno mostrato il tentativo fallito, e a giudizio degli opinionisti in studio, sbagliato e dannoso, da parte di Quentin Tarantino di convincere Travolta a tornare sui suoi passi. Circa due minuti dopo il cellulare di Sylvester Stallone squilla. Senza poter staccare gli occhi dal monitor del negozio di Prada dove si trovano, Stallone cerca il cellulare, preme un tasto per bloccare la chiamata, ma si sbaglia e preme il tasto per accettarla. Una voce gli dice: "Parlo con Sylvester Stallone? Pronto? Mister Stallone, è il Presidente degli Stati Uniti d'America che le sta parlando" Sylvester Stallone avvicina subito il cellulare all'orecchio. "Presidente...". Per un istante si ricorda di avere ancora nel cassetto una sceneggiatura cinematografica che prevede la partecipazione di Barack Obama come protagonista. "Mister Stallone, mi scuso se le parlo con urgenza, ma per la sicurezza mondiale alcuni uomini verranno a prelevarla immediatamente. Immagino sarà al corrente di quello che sta succedendo...". "Sì, Signor Presidente...". In quel momento sente il rumore di un elicottero che si sta abbassando. "L'elicottero che sente è venuto per lei, Mister Stallone". "Capisco, signor Pres...". La comunicazione si interrompe bruscamente. L'elicottero è lo stesso modello che ha visto per televisione. Le cromature brillano sotto il sole bollente californiano di metà agosto. L'elicottero atterra in mezzo al Sunset Boulevard creando subito un ingorgo spaventoso e anche una serie di piccoli tamponamenti. Non che ci fosse un posto migliore dove farlo atterrare. Due soldati dell'esercito degli Stati Uniti con fucili d'assalto M16 a tracolla scendono dall'elicottero. La scorta si apre per far passare i militari. Davanti ai due militari Stallone e gli uomini della scorta sembrano quattro signorinelle in fase di sviluppo ormonale. I due militari sono davvero enormi. "Signore, non abbiamo tempo. Deve seguirci immediatamente". "Un momento. Che cosa credete che io sia in grado di fare per aiutarvi?". "Signore, il nostro ordine è soltanto di prelevarla, signore. L'urgenza è massima". "Va bene. D'accordo. Ma se volete far rinsavire quel ragazzo non servirà l'esercito, ve lo assicuro io. Forse è meglio se lo trattiamo morbidamente. Dobbiamo portargli la gioia di vivere che deve aver perso...". "Signore, non abbiamo tempo adesso, signore. Ci segua e basta" "Chiedo di poter portare anche mio fratello e la donna con me...". "Signore, gli ordini...". "Conosco Johnny da una vita e so l'affetto che prova per mio fratello Frank, e la stima che ha nei suoi confronti come musicista. So anche molto bene quanto gli piacciano le belle donne. Mi stia a sentire, Maggiore, spaventare quell'uomo non farà che peggiorare le cose... Ho fatto qualche film anch'io nella mia vita, e ho studiato l'argomento in questione diverse volte e in modo più approfondito di quello che può sembrare guardando il risultato finale sullo schermo. La donna ci servirà". "Va bene. Andiamo. Non abbiamo tempo. Largo! Largo!". Sylvester Stallone, Frank Stallone e Elisabetta Canalis seguono i militari all'interno dell'elicottero. L'ultimo viso che Stallone vede prima di alzarsi da terra è quello della sua guardia del corpo Jake.

Dopo sei ore di un viaggio a folle velocità, e di una scomodità infernale, dalla California alla Florida, una volta in prossimità della casa di Travolta, a Sylvester Stallone viene passato il megafono. Stallone ha pensato alle cose da dire per quasi tutto il viaggio, torcendosi il panama bianco tra le mani. Il cuore gli batte fino a scoppiare. D'altra parte lui i copioni al cinema se li è sempre scritti da solo. Esattamente come fanno le persone qualsiasi nella vita reale. Sa cosa deve dire per parlare al cuore confuso di Johnny. All'arrivo l'Apache si abbassa. Un militare si sporge dal portellone e comincia a gridare queste parole: “Se sei in ascolto, Travolta, questa è la situazione: sei circondato. Ogni possibile via d'uscita è bloccata: strade, raccordi, sentieri. Hai la nostra parola che i servigi resi al nostro Paese saranno presi in considerazione e che riceverai un trattamento adeguato. Rispondi e troveremo una soluzione. Chiudo”. Il megafono passa nelle mani di Stallone. Stallone butta il suo stupido panama bianco a terra e afferra il megafono. “Forse per lei potrà interrompere il silenzio radio... Potrebbe convincerlo a risparmiare le vite di tutti noi arrendendosi”. “Sono qui per tentare” dice Sylvester Stallone. Poi si sporge dal portello dell'Apache. “Rispondimi, Johnny. Sono io. Johnny, puoi sentirmi? Ci stai facendo passare una brutta giornata a tutti quanti qui. Eh sì, Johnny, devi ammetterlo, a un sacco di gente. C'e' anche mio fratello Frank qui con me. C'è anche una donna. L'abbiamo portata con noi perché sappiamo quanto a te le donne piacciono. Come quella volta a Las Vegas. Ti ricordi a Las Vegas, Johnny? Eh? Mickey Rourke. Dolph Lundgren. Avrei voluto chiamare anche te per quel film che ho fatto, ma tu ormai appartieni a un'altra razza d'attore... Johnny, riesci a sentirmi? Scommetto di sì, eh? Perché non esci allo scoperto, qui, nella tua bella villa, e non parliamo un po'? Rispondimi, Johnny...” “Se ne sono andati tutti, Sly...”. E' la voce di John Travolta. Esce da qualche altoparlante montato da casa sua. Un grido d'esultazione si leva subito dai militari all'interno dell'elicottero. Stallone ce l'ha fatta. Ha stabilito un contatto. “Jonnhy, stai bene? Passo”. “Tutti morti, Sly” “Frank no. Lui ce l'ha fatta. Sai cosa voglio dire”. “Anche tuo fratello Frank è morto” “Come?”. “Era già malato nel film che facemmo assieme. Non lo sapevo nemmeno. Il cancro dell'anima se l'è portato via”. A questo punto Elisabetta Canalis prende a vomitare. Frank mormora. “Dio Onnipotente, è completamente matto”. “Io sono l'ultimo rimasto” dice John Travolta. “Mi fa piacere sentirti, Johnny - prosegue Stallone – E' passato tanto tempo. Hai fatto parecchi danni da queste parti. Non combinarmi altri pasticci. E' per questo che sono qui sopra a girare come una trattola su questo dannato elicottero. Adesso vengo da te e ti porto via. Magari usiamo il tuo aereo per andarcene. Saremo solo noi due. Questo problema lo risolveremo insieme” “Da dove sei venuto, Sly?” dice John Travolta. “Dal mio personale Centro Fitness di Beverly Hills” “Ho cercato di rintracciarti ma quelli che curano i tuoi interessi non sapevano mai dove fossi” “Beh, ultimamente non ci ho passato molto tempo. Lucido il divano della mia sala col sedere adesso oppure la seggiola da regista che, in fondo, è quasi lo stesso... Sono un uomo vecchio” “Vorrei tanto poter tornare al passato” dice Travolta. “Ne riparleremo quando rientrerai”. “Questo non posso farlo” dice Travolta. Stallone sorride al megafono. Poi si volta verso suo fratello e Elisabetta. “E' fatta. Non sta delirando. Stiamo solo giocando un po'. Fraternamente”. Elisabetta dice: “Perché non scendiamo e andiamo a convicerlo di persona? Forse se gli facciamo sentire il nostro calore...”. “Questa mi sembra un'idea molto astuta” dice Stallone. Poi al megafono: “Ti dico cosa farò adesso. Io con mio fratello e la donna ci caleremo da questo rottame e verremo a parlare con te. Ci saremo solo noi e nessun altro”. Dopo due minuti col fiato sospeso la voce di Travolta si fa sentire: “Va bene”. Seguono altre grida d'esultazione sull'elicottero. L'Apache si abbassa. Cala una scaletta. Sylvester, Frank ed Elisabetta si calano dalla scaletta. Un militare prima che lo faccia anche lui mette nelle mani di Stallone una pistola. Stallone rifiuta. “No, non posso. Guarda come sono vestito... Indosso una camicia hawaiana. Dove me la ficco una pistola? Voialtri non mi avete nemmeno portato il vestito adatto al party... Non ho bisogno della pistola. Andrà tutto bene. Ve lo prometto”. I tre scendono sul cemento della base missilistica e si dirigono verso la casa.

All'interno ci sono uomini di tutte le etnie armati fino ai denti. Devono trattarsi di mercenari provenienti dai gruppi di guerriglia sparsi un po' per tutto il mondo. Ci sono guerriglieri colombiani, sierralionesi, angolani, salvadoregni, filippini, libici, tedeschi. Ad esempio l'uomo che li accoglie alle porte di casa è probabilmente un guerrigliero appartenente all'Ejército de Liberación Nacional boliviano. Il soldato alto due metri e largo due volte l'attore interprete di Rambo accompagna Stallone, il fratello Frank e Elizabetta Canalis nello studio di John Travolta. Travolta è là. E' davanti a un pannello radar. Sul pannello spicca chiarissimo un bottone rosso. Il pannello è alto cinque metri e lungo dodici. La cosa impressionante è che sembra un gadget per un film a bassissimo costo e invece basterebbe premere il bottone rosso in bella vista e il mondo verrebbe distrutto. Travolta è seduto su una sedia di pelle. Indossa giacca e camicia scura. Una cravatta scura quasi invisibile. Ha i capelli tagliati corti. Un havana piantato nel lato destro della bocca. Una coltre di fumo lo ricopre. “Benvenuti” dice ai suoi ospiti. I suoi ospiti si fanno avanti. “Così questa è la donna” dice Travolta. “Sì, John”. Dopo qualche momento di silenzio Travolta dice: “Ammiro sempre le donne che riescono a essere muscolose e sexy. Di solito le donne muscolose non mi piacciono. Preferisco più il modello tradizionale di donna, con un sottile paio di stuzzichini per braccia. Poter chiudere indice e pollice su un braccio e poter dire “Sono io il comandante!”." Travolta ride sguaitamente. Poi si mette anche a tossire a causa del fumo del sigaro. “Le donne che traggono la loro bellezza dai muscoli sono una rarità...”. “Sono la moglie di George Clooney...” dice Elisabetta Canalis. Le è uscito un tono di leggera sfida. “Oh...”. Travolta ride ancora. “Johnny, concludiamo la giornata qui” dice Stallone. “Oh...”. Travolta ride di nuovo. “Insomma siete venuti qui per farmi cambiare idea... Non è così? Volete che tutta questa messinscena ridicola che chiamiamo mondo vada avanti... Vi piace, a voi, tutto questo... Sapete, magari è per questo che l'uomo è stato progettato dalla Natura...”. “Johnny...” . "Pensateci bene! Non è straordinario pensare che questa macchina di produzione meravigliosa che è il nostro splendido pianeta non serva a niente? Noi diciamo: l'uomo distrugge! L'uomo consuma! L'uomo è l'animale più malvagio! Non è così che diciamo? – Travolta ride – Sì, diciamo così. E siamo sempre più d'accordo su questo... Forse, io dico, questo succede perché ci stiamo rendendo conto del nostro vero ruolo nella commedia – Travolta prende fumo dal sigaro – Noi non siamo venuti qui per procreare, continuare la specie, e bla bla bla. No... Non siamo qui per servire la natura. No... Non siamo qui nemmeno per servirci del creato per i nostri scopi insensati e per procurarci solo un po' di piacere prima dell'oblio... No. Siamo qui per distruggere. Siamo qui per far terminare tutto”. Silenzio. “La Natura ci ha creato perché il nostro compito è far cessare questa insensatezza meravigliosa. Non è ancora più doloroso che ciò che sia inutile sia anche bello? Come noi artisti. Attori. Cantanti. Modelli. Tanto più belli quanto più inutili. Tanto più inutili quanto più pagati e adorati. Ci sarà una ragione se quotiamo così tanto l'inutilità. L'insensatezza. Noi siamo l'idolo dell'uomo all'Insensato. Siamo il monumento in carne, ossa e sague al Vero Significato Dell'Esistente. Noi... Dobbiamo far cessare tutto!”. Elisabetta Canalis scoppia a piangere. “Sei un bastardo!”. “Johnny, è solo un momento nero. Lo sai che ci sono passato anch'io...” gli dice Stallone. “Momento nero? Io lo chiamo momento di verità totale, pura, chiarificatrice, invece. D'altra parte le parole dei poeti quando ci vogliono dire la verità non mi pare ci dicano cose molto consolanti o allegre... No?”. “Tu sei completamente matto” gli riesce di dire a Frank Stallone. “Sì, Frank? Vuoi sentirmi dire qualcosa di ancora più folle? Io sono Dio. Considera questo. Nessuno di noi sa esattamente chi o che cosa sia l'altro. Noi diciamo di conoscere ma ciò che sappiamo soltanto, tutto sommato, è ciò che proviamo sulla nostra pelle. Ciò che vediamo. Ciò che percepiamo. Conosciamo solo la realtà per come noi la conosciamo. Il resto sono solo favole alle quali per motivi diversi decidiamo di credere o di non credere. Così in fin dei conti non potresti realmente contraddirmi, Frank, se ti dicessi che io sono stato mandato da Dio. Che io sono Dio. Puoi pensare forse che sono completamente matto ma non puoi essere sicuro al cento per cento e forse nemmeno al cinquanta per cento, forse non puoi essere sicuro per niente che io non sia Dio. Non è sconvolgente?”. “Sì. Però...” dice Stallone. “Volete dunque che non lo faccia? - prosegue Travolta - Allora, va bene. Nonostante vi abbia appena detto che io sono Dio non liberero' questo mondo corrotto. Non lo farò...” Nessuno dei tre muove un muscolo. Travolta ha gli occhi grandissimi. “Però...” Travolta prede fumo dal sigaro. “Non possiamo concludere la giornata in modo così banale. Non siete d'accordo? Del resto io e voi tre stiamo passando alla storia qui. Perciò... Prima di togliermi la vita credo proprio che al posto del mondo per quest'oggi mi accontentero' di finire al Creatore assieme a voi tre...” John Travolta si alza in piedi. Estrae una pistola dal fianco e la punta su di loro. Stallone si butta subito a terra e cosi' Elisabetta Canalis. Parte un colpo. Frank Stallone manda un urlo. Cade in ginocchio. Si tiene la mano sinistra sulla spalla destra. Dalla mano esce sangue. Travolta ride. Stallone si alza e afferra una sedia che scaraventa contro Travolta. Prima che la sedia colpisca Travolta, lui spara un altro colpo che rimbalza con un sibilo sul soffitto. Da dietro Stallone parte una raffica di mitra. Stallone si getta a terra. Gli uomini di Travolta sono nel suo ufficio. Per un colpo di fortuna Stallone finisce sulla pistola di Travolta. Si rende conto di non essere stato colpito. Afferra la pistola e comincia a sparare. Pallottole vere escono da una pistola vera. Nel frattempo altri scagnozzi sono in arrivo. “Signore, sono in casa, signore! I berretti verdi! I marines del cazzo hanno sfondato! Sono qui!”. Travolta è a terra con i sensi annebbiati. Stallone centra in mezzo agli occhi uno scagnozzo con un mitragliatore tra le mani. Il cervello schizza su un quadro appeso alla parete. Nel frattempo si sentono rumori di spari e di grida fuori dalla casa. “Dobbiamo far partire il piano, signore! Il bottone! Prema quel dannato bottone! Lei lo deve fare!” Travolta a terra si trascina verso il pannello di controllo. Il bottone rosso così assurdamente vero da sembrare finto aspetta solo di essere premuto. Elisabetta Canalis che si è nascosta dietro a un divano, si getta su Travolta e comincia a scalciarlo, a graffiarlo, si rotola con lui. Poi i marines sono dentro l'ufficio. Immobilizzano Travolta. Circondano lo studio e lo riempiono. Sono tantissimi. Sembrano non finire mai. Gli scagnozzi rimasti a ultimo presidio gettano a terra le armi e alzano le braccia in segno di resa. Sylvester Stallone consegna la pistola a un marines. La prima cosa che gli passa per la testa è che si sente fuori luogo con quella camicia hawaiana addosso e che comunque continua a piacergli.

Nello Studio Ovale scoppiano grida di esultazione incontenibili. Quando arriva la notizia Barack Obama comincia a ridere e ridere e ridere senza potersi fermare. Mentre si abbraccia con Michelle, con Joe Biden, non smette di ripetere: “Solo in America! Solo in America! Solo qui, accidenti! Questo dannato sistema che ci siamo inventati può davvero crearli, i mostri. Come amministrazione dovremo fare qualcosa perché un fatto di una tale gravità non si ripeta più in futuro". La soddisfazione è alle stelle. A conti fatti Sylvester Stallone ha salvato il mondo nel giro di un paio d'ore. Il comunicato del Papa previsto per il pomeriggio fortunatamente non servirà più. Meno male. La brutta vicenda è terminata con il lieto fine. Quel pomeriggio poco prima di presentarsi a una conferenza stampa in diretta mondiale per parlare di quello che è accaduto e annunciare il conferimento di una medaglia al valore a Sylvester Stallone, in privato, Barack Obama mormora alla moglie Michelle: "Dobbiamo tuttavia telefonare al più presto a Travolta. Probabilmente anche io avrei fatto la stessa cosa se avessi perso un figlio”.


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