Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
SIRINGA
Proprietario
Demetrio Proietti, lettore


Prezzo

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390 €
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A proposito di questo oggetto...
L'accordo.
di Demetrio Poietti

E' il silenzio che mi sveglia. All'inizio mica lo capisco dove cazzo sono, ci arrivo solo quando vedo gli aghi nelle vene. E' vero.. sono un merdoso tossico, chissà in che vicolo sono finito stavolta, in che città mi trovo. Comunque 'sto posto sa di piscio e non mi sento molto bene quindi è meglio darsi una mossa.
“Ehyyyyyyy Tu! Ti sei svegliato!” squilla una voce da qualche parte davanti a me ed io sono quasi sicuro che non ci sia nessuno. Lo vedo solo quando alza completamente il coperchio del cassonetto. Un tizio che sembra non mangi da settimane con due baffi curati, occhi fuori dalle orbite, coperto di sudore freddo.
“Vieni qui” dice guardandosi intorno “presto!”
Mi avvicino a lui convincendomi che posso ancora camminare dritto.
“Che succede amico?”
“Il mondo è finito bello! Il mondo è proprio finito!” dice lui.
“Certo. Come sempre” dico cercando di non ridere e di non vomitare.
La faccia di lui si fa improvvisamente seria mentre dice:
“Non sto scherzando. Dai un'occhiata in giro stupido ragazzino, cosa vedi?”
Seguo il suo consiglio e non vedo niente di rilevante nei dintorni. Una stupida e inquadrata città, non proprio una metropoli, silenziosa come solo certi luoghi sanno essere in piena notte. Devono essere le 3 o le 4 del mattino credo.
“Io non vedo niente!” dico.
“Appunto” risponde lapidario il tizio.
“Sono tutti morti o peggio” dice “Presi da quegli incubi! Io almeno ho ancora un paio d'ore libere.”
“Non ti capisco.”
“Siamo sopravvissuti in cinque compreso te. Ma non ti preoccupare loro ti stavano aspettando.”
“Loro chi amico?” chiedo cercando di stringere la conversazione.
“I rossi! Sono stati Loro! Ci hanno mandato questi mostri per eliminare la nostra economia, spezzare la nostra etica e ridurci alla fame! Io ho fame sai? Sono stato due giorni senza mangiare!” dice lui agitandosi “Fortuna che ho trovato un topo!”
E a quel punto spara il più bel sorriso per i flash dell'universo. E a quel punto vedo ciuffi di pelo grigi spuntare tra un dente sporco e l'altro.
Corro fuori dal vicolo fino alla strada principale lasciandomi dietro pozze di roba gialla. Piccoli pezzi di me.
L'uomo alle mie spalle grida:
“Stai lontano dai pozzi neri!”
O qualcosa del genere. Certo amico, certo.
Dopo un paio di minuti appoggiato ad un palo della luce spento, alzo lo sguardo e davanti a me si stende un incrocio. Le strade sono deserte, senza l'ombra di un suono anche lontano. La notte è gelata e non accogliente.
I crampi allo stomaco mi consigliano di muovere il culo in qualche posto, così prendo la strada che si allunga davanti ai miei occhi. La città sembra più un paese di quelli moderni. Qualche anima e qualche casa in più ma ancora negozi che non hanno bisogno di serrande, difesi come sono da robuste porte in legno e serrature rinforzate. Passo davanti ad un barbiere, un giornalaio, un negozio di alimentari. Tutti molto piccoli e indicati dai cartelli posti sopra le porte.
Uno stupido pensiero di quand'ero giovane mi passa la testa. Forse sono un Prigioniero, forse sono sull'Isola e verranno esseri grotteschi a chiedere informazioni. Il tizio del cassonetto non era così distante dal personaggio.
La testa mi si svuota quando vedo una bionda da urlo seduta su un marciapiede. Capelli lunghi sulle spalle, un top che riesce a malapena a contenerla, minigonna da cui partono due lunghe gambe distese sul cemento.
Non che voglia usare il mio charme. Non sono molto in vena ora. Il mio ideale di conversazione è: Ciao! Sai dirmi dove cazzo siamo?
“Ciao! Sai dirmi dove cazzo siamo?” le chiedo.
“Ma che vuoi? Vedi di andartene!”
Un bel tipo.
“Ok scusa. Potresti dirmi dove siamo?”
“Benvenuto a Coffe, ultimo pelo nel profondo del buco del culo del mondo! Quasi cinquecento anime.. fino a qualche giorno fa almeno!” ridacchia. Ora che la guardo da vicino non è poi questo splendore. “Poi, grazie a Dio! Si può dire grazie a dio secondo te?”
“Poi cosa?” le chiedo nervosamente.
“Poi sono arrivati loro. Gli incubi. A me è toccato quello grosso e non mi spiace affatto. Ho visto gente uccisa da quelle cose nere, che schifo” dice scuotendo la testa “Avrei voluto essere una delle prime invece sono rimasta qui ad aspettare. Mentre aspettavo mi sono detta che in fondo potrebbe essere anche piacevole no? Un'esperienza nuova... ma adesso è giunta la mia ora! Mi chiedo solo se sarà bello...”
“Insomma” aggiunge urgentemente “secondo me ce l'avrà una specie di cazzo no? Secondo te ce l'ha?”
Mio dio ok. Sono a Schizzatolandia. Forse hanno anche una mascotte in gommapiuma, un piccolo buffo animaletto colorato chiuso in una camicia di forza. Gli occhi scintillanti e la bava di pezza alla bocca.
“Sì, senti io ora devo proprio andare ok?” dico.
“Meglio che tu vada, sì. Era da tanto che aspettavo questo momento e lui dovrebbe arrivare tra poco. Non vorrei si arrabbiasse con te rovinando il nostro appuntamento.”
Mi allontano lasciandola scomparire nell'oscurità alle mie spalle.
“Sir? Mi perdoni Sir...”
Cammino da quasi un'ora quando una voce mi chiama alla mia destra. Sono quasi tentato a continuare dritto per la mia strada ed evitarmi un'altra esperienza assurda ma sono abbastanza confuso e perso da aver bisogno d'aiuto. Quel che vedo vale tutto il prezzo del biglietto e mi pietrifica impedendomi di scappare.
Una specie di maggiordomo si libra sopra una pozza nera di melma. Sotto di lui il liquido, denso e costellato di pustole, si contorce come un'animale in attesa della caccia.
“Grazie per avermi prestato ascolto Sir. Il mio Signore sarebbe lieto di sapere qual è la Sua decisione Sir...” chiede il maggiordomo inchinandosi. Vorrei gridare quando vedo il buco che ha al posto della nuca.
Cerco disperatamente di mantenere il controllo, come farei in qualsiasi altro brutto viaggio. Profondi respiri e coscienza di sé.
“Decisione?” chiedo con le labbra tremanti.
“Esattamente Sir! Credo che il mio Signore le abbia formulato una richiesta circa la quale attendeva la Sua risposta. O così mi è stato detto dal mio Signore ed egli non sbaglia mai.”
“Posso parlare con il tuo signore?”
“Il mio Signore odia essere disturbato Sir! Mi sciocca saperla capace di chiedermi ciò, pensavo foste un gentiluomo!” dice il maggiordomo particolarmente offeso.
Ma io ho la scusa più vecchia e più grande del mondo.
“Senti amico! Mi sono appena svegliato con due aghi per braccio, reduce da un trip che mi ha devastato! Non ricordo quale fosse questa richiesta, dunque a meno che tu non sappia dirmi di cosa si parla è meglio chiamare il tuo capo!” dico puntando un dito accusatore per fare scena.
Il maggiordomo mi fulmina con lo sguardo sprofondando lentamente nella pozza di melma ai suoi piedi.
La realtà cambia mentre io sono impegnato a battere le palpebre. Mi ritrovo seduto al bancone di un bar, un brutto e sporco bar. I sedili sono dannatamente scomodi. Il barman sbuca all'improvviso dal nulla, il vuoto cosmico si riempie, l'aria si sposta per fare spazio al suo corpo. Sembra una persona normale ma ha una luce cattiva in fondo agli occhi.
“Allora Vance ti sei deciso? Il tempo scarseggia!”
Conosce il mio nome. Non è un buon segno. Gli spiego la storia del viaggio che mi ha cancellato la memoria.
“Ah gli oppiacei!” dice servendosi un drink “Decisamente non sono la droga giusta per gli affari... Lascia che ti illustri, di nuovo, la situazione. Sei rinchiuso in questo paese, siete rimasti vivi in quattro e non potete scappare da questo posto. Siete destinati a morire per il mio divertimento... ma...”
“Ma?”
“Niente può uscire di qui.”
“E tu vorresti farti un giro eh?” dico puntando tutto quello che ho.
“Andiamo guardami! Non sono uno spettacolo? Una creatura meravigliosa? Posso uccidere infinite volte infiniti assassini, posso far provare dolore a delle ninfomani. Il mio è un vero show! Non posso rimanere chiuso qui dentro” dice “Ho bisogno di un nuovo pubblico, nuova linfa vitale, io... voglio solo divertirmi un po'!”
“E cosa potrei fare per te?”
“Niente può uscire ma qualcuno può entrare...” dice bevendo ancora. Non mi ha offerto niente questo brutto figlio di puttana. “M'informo sempre sui miei dipendenti, aiuta a fare andare avanti la baracca senza brutte sorprese. So che hai una nipote, una ragazzina di nome Alice.”
“Dunque?” chiedo inorridito.
“So che la ragazza è vergine e... andiamo! Non guardarmi così! Queste sono vecchie leggi e le vecchie leggi si aggirano solo con vecchi riti! Sangue di vergine e bla bla bla... non le ho scritte mica io le regole!”
“Starai scherzando.”
“Ehy! Ehy! Ehy! Nessuno ti obbliga a fare niente. Siete rimasti in quattro e, fidati, riuscirò a convincere uno di voi alla fine. La mia scelta era ricaduta su di te ma potrei essermi sbagliato. Vorrà dire che ti fisserò un appuntamento.”
“Un appuntamento con cosa? E perché continui a dire che siamo in quattro? Uno mi ha detto che eravamo cinque!”
“La ragazza ha avuto un incontro piacevole” dice lui riducendo gli occhi a due fessure “Vogliamo chiederlo direttamente all'interessata?”
Da dietro il bancone tira fuori la testa della bionda da urlo. Quella comincia a chiacchierare amorevolmente sulla sua esperienza ed il fatto che infine, in sostanza, quello ce l'aveva davvero un cazzo. E pure enorme! Lui le tappa la bocca prima che possa continuare e la ripone dove l'aveva presa.
“Vuoi provarlo anche tu? Magari ti piace...” chiede “Però non dipende da me, non so bene chi sarà di turno quando toccherà a te, potrebbero essere le Ombre ad ucciderti o i Tessitori... per la signora ho fatto un'eccezione non ripetibile, capisci? Una cortesia.”
Le parole escono da sole:
“Cosa mi dai in cambio? Non sono disposto a fare niente se non vengo pagato più che bene!”
“Ti offro il miglior trattamento riservato a voi insetti umani. Avrai tutto quello che vorrai, basterà desiderarlo e, cosa ancora più importante, ti lascerò vivere il resto dei tuoi giorni.”
“Cosa devo fare?”
“Invita tua nipote, tutto qui. Poi ognuno se ne andrà per la sua strada.”
“Ok!” sputo via.
“Sei sicuro?” chiede l'infame “Due giorni fa mi hai chiesto della droga e del tempo per pensarci. Sicuro della tua scelta?”
“Devo firmare un qualche contratto esclusivo?”
“No. Mi basta aggiungere il tuo nome al mio sito internet. Alcune pratiche si sono svecchiate con il tempo.”
Davanti ai miei occhi si materializza un computer. Vado nella mail e comincio a scrivere la mia lettera...

Cara Alice,
come stai?


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