Antologia - Orbite vuote

Antologia

Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
UN CAPELLO DI STEPHEN KING
Proprietario
Marco Candida, autore del romanzo "La mania per l'alfabeto" (Sironi, 2007) e "Il diario dei sogni" (Las Vegas, 2008)


Prezzo

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A proposito di questo oggetto...
Per un abbraccio a Stephen King
di Marco Candida

Forse lo stanno facendo perche' hanno letto i suoi libri o piu' probabilmente perche' a entrambi sembra una buona scusa per salvare un rapporto che ormai sembra destinato ad arenarsi e anzi a colare a picco con albero di maestra, mezzana e trinchetto e tutte le vele almeno dalla fine di marzo, anche se Marino pensa che tutto sia cominciato piu' tardi, in maggio, quando lui in poco piu' di un anno per la sesta volta, e non solo la terza o la quarta, e' tornato in Italia, ad ogni modo quest'ultima ragione ossia trovare una scusa per salvare un rapporto che sta per affondare assomiglia cosi' tanto a una delle principali ragioni che sorreggono almeno i protagonisti di tre dei racconti di Stephen King, e di sicuro i protagonisti di I figli del grano, nella raccolta A volte ritornano, ci assomiglia cosi' tanto, accidenti, che in fondo, a dirla tutta, vale tanto quanto la prima ossia perche' hanno letto i suoi libri, comunque, insomma, pare proprio lo stiano facendo, per salvare la loro relazione o perche' invece hanno letto i suoi libri Marino e Nancy stanno andando a trovare la casa dove abita Stephen King. Marino ha trovato su Internet il post di un blogger con scritte queste rassicuranti parole: «Finding the Stephen King house in Bangor, Maine is not difficult. Once you find the street you quickly see the house - it has a wrought iron fence and gate with spooky adornments - bats and spiders and… My wife and I visited the house in the summer - just the outside of course, it's a private house. Presumably it's occupied only by Stephen King and his family, but you wouldn't be surprised to see bats flying around and to hear that the house is haunted... It was a cloudy day, overcast and gray (as it should be in all the best ghost stories.) We stood in the street and looked at the house. Several other sightseers were there; according to the stories, the neighbors don't mind. The stories say the house was built in 1858 for $7000. Tabatha (Stephen King's wife) has an office upstairs left and Stephen works at the back of the house. The ghosts live where they choose… You can find the address of the house from Bett's bookstore in Hammond Street. It's a small store mainly specializing in Stephen King» . Poi su un forum di discussione ha trovato l'indirizzo di casa del Re del Brivido che a quanto pare e' 47 Broadway Bangor Maine. L'entusiasmo gli e' schizzato in alto – non proprio alle stelle, perche' l'aria di casa era troppo viziata dai continui battibecchi con Nancy, ma abbastanza ad alta quota, facciamo magari quota quattordicesimo piano di un grattacielo di Cincinnati. Solo che poi ci aveva pensato Nancy a fargli prendere l'ascensore e a riportarlo non solo a piano terra ma anche nel sottosuolo, mille grazie, Nancy. Su un altro forum infatti Nancy aveva scoperto che in realta' Stephen King trascorre in Maine l'estate e in Florida l'inverno. Percio' se le stagioni ancora non sono un'opinione siccome quando avevano fatto le ricerche era meta' dicembre spaccata, e' quasi inverno, e allora se davvero avrebbero voluto bussare all'uscio del piu' famoso scrittore al mondo avrebbero dovuto girare il volante alla volta della Florida e non del Maine. La notizia triste era pero' che non avevano l'indirizzo della Florida. «E noi ci andiamo lo stesso, nel Maine! - aveva allora ribattuto Marino – E saremo fortunati! Tanto e' quasi inverno, non e' ancora inverno inverno! No, dico, che vada alla malora la Florida! Il Maine! Il Maine e' dove sono raccontate le storie migliori di King! Capace che ci incontriamo la persona che ha ispirato il personaggio dello sceriffo Bannerman, ti rendi conto?» . «This is crazy! I mean! You wanna have this long drive to a place where there is not who you wanna meet? Is this not totally crazy?» «Fidati. Ci sara'. Lui sara' la'. Poi andremo anche a Montreal e magari ci spingiamo fino a Toronto. E' deciso che andiamo in macchina perche' l'aereo costa troppo, e mi fa paura. Poi ce la caviamo con cento dollari a testa di benzina per arrivare a destinazione. Qui la benzina e' proprio a prezzi ridicoli. How does it sound?» «It sounds crazy to me! But if you wanna do that, go ahead. Go ahead, for christ's sake!» . Cosi' la decisione (crazy!) era stata presa. Marino aveva anche dato un occhio alle google maps e aveva impostato i termini dell'avventura: 604 Cottonwood Street e 47 Broadway Bangor Maine per un totale di un giorno e sei ore di guida.

E adesso eccoli intabardati nell'abitacolo del pick up di Nancy nel mezzo della I-94 E dove le ruote dovranno girare per circa duecentoquarantacinque miglia stando alle indicazioni della google map. Fuori ci sono meno ventisette gradi Fahrenheit che corrispondono a meno 32 gradi centigradi Celsius sotto lo zero. Hanno alzato al massimo le ventole del riscaldamento interno del furgone ma Nancy indossa ancora i guanti e ha due paia di calzoni. Marino non puo' far a meno di pensare che i pneumatici del pick-up sembrano calpestare i fantasmi che vagolano sull'asfalto. Ci sono infatti turbini di neve polverosa che attraversano l'asfalto della I-94 E e sembrano spriritelli bianchi dell'aldila'. Il clima e' secco. La neve sembra sabbia bianca. Quest'anno l'inverno (o come lo chiama Nancy «l'inferno» sbagliando apposta la parola in italiano) sembra essere due mesetti buoni in anticipo - almeno in North Dakota e in Minnesota. Le tempeste di neve hanno infatti cominciato a meta' ottobre e adesso che sono in strada e' poco piu' della meta' di dicembre, cinque giorni dopo la meta', il venti dicembre. Marino e Nancy hanno avuto una marea di battibecchi prima di partire ma alla fine Marino ce l'ha fatta a imbarcare Nancy in questa stronzata fragorosa di attraversare un quarto di continente sul suo pick up per suonare al campanello di uno scrittore che probabilmente non sara' nemmeno in casa. E a cacciarla fuori piena e tonda stanno battibeccando anche adesso, mentre i pneumatici del pick-up asfaltano i fantasmi di neve. E' curioso perche' il rapporto di Nancy e Marino si fonda esattamente su quella reciproca incomprensione di fondo che farebbe la felicita' di Oscar Wilde, e l'incomprensione reciproca e' la seguente: Marino parla italiano, Nancy american-english. Nancy capisce l'italiano (arriva a un buon settantadue per cento, secondo Marino) e Marino capisce l'inglese (secondo Nancy arriva a circa un novantaquattro per cento, solo che finge di essere fermo a un quarantasei per non pagare d'assi). «Bullshit! This is a bullshit!» ripete Nancy per l'ennesima. «Ma cosa e' una stronzata? Cosa?» dice Marino. «I mean, look around you! There is a huge snowstorm right now. And this would be a bullshit, even without any snowstorm» . «Non riattaccare. La tempesta passera'. Hai sentito il bollettino meteorologico. Abbiamo anche controllato su Internet. In Pennsylvania ci sara' sole» . «Yeah, but we are in Minnesota now. And then this is only a bullshit. Marino, you've got to be more mature! I mean, Jesus, you like horror stories. You like Stephen King!» . «Si', perche' ci sono cresciuto con Stephen King. Se tu avessi letto It o Misery a quattordici anni come ho fatto io adesso capiresti! Del resto i greci amavano tanto Omero perche' lo leggevano da ragazzini. Ma tu cosa vuoi sapere? Tu sei un'americana, una chewing gum girl! Gnam gnam gnam!» . «You are not funny, Marco! You are not funny at all!» «Mi hai chiamato Marco? Hai fatto questo?» «Oh sorry, I fucked up your name. So what?» . «Oh niente Nancy. No problem. Magari adesso facciamo che io ti chiamo Elizabeth. How does it sound?» . «You've got to be more mature. There is something wrong with your head! Horror is bullshit for children. It's... I dont' know, Marino... It's just junk food» . «Lo so lo so. Ma Stephen King e' il piu' grande scrittore degli ultimi novecento anni...» . «Oh, c'mon, Marino...» . «It's true. That's what I think. It's... That's... MA NON LO CAPISCI CHE IO NON LAVORO?!» sbotta Marino con la carne del viso e le vene nel collo viola in mezzo secondo. «You've got pubblished four books in Italy. Is this not enough?» . «Ma andiamo! Lascia perdere. Guarda, lascia stare» «They were good books, but all the sudden you decided to fuck off everything. I wonder why...» «Non... Non lo so perche'... C'e'... C'e' una specie di rigurgito di letture che ho fatto in eta' adolescenziale... e anche, una specie di regressione... e... e... e...» «You are a Peter Pan, Marino. That's what you are. You've got to grow up, man» . «IO VIVO CON CENTOCINQUANTA EURO AL MESE!» «Stop yelling at me! It's my car you're driving! Luckily for you I don't know what tou are saying, but don't burst my balls too much, okay?» «Mi vieni a dire che non sono maturo perche' mi piace ancora Stephen King! Maturo! Sono le condizioni oggettive che mi rendono cosi' come sono. Mi piace ancora l'horror, si', e allora? Non ho un lavoro. Non ho soldi. COME CAZZO FACCIO A ESSERE UN UOMO? Credi che sarei piu' maturo se leggessi saggi di politica, economia o libroni importanti? Ho passato l'esistenza a prepararmi e cosa ho avuto in cambio? COSA?!» «I don't know what are you talking about. I don't understand a word right now» dice Nancy che evidentemente si trova nella zona nebbiosa del suo ventotto per cento. «D'altra parte non mi pare di venire da un paese che si possa definire esattamente maturo. L'Italia e' nelle mani di Satana» «You shouldn't talk with those guys on Internet» . «Hai ragione, Nancy. Hai ragione» «Turn the steering wheel now and let's go home» «No, andiamo avanti. Stephen King ci aspetta»

Stephen King si trova ancora nella sua villa a Bangor nel Maine. A inizio gennaio dovra' tenere una Norton Lectures alla Harvard University cosi' ha deciso di passare solo ottobre e novembre in Florida e a dicembre tornare nella sua residenza nel Maine. Vuole prepararsi al meglio per questo che considera un regalo tutto sommato indegno per un Big Mac con patate fritte come lui. Oggi ha appena finito di scrivere il capitolo del suo nuovo cheeseburger – ops... romanzo. Adesso si alza dalla sedia del suo ufficio e si stiracchia i muscoli. Quest'oggi sente una specie di formicolio sul cranio e nel tempo ha imparato a riconoscre di che cosa si tratta. Cosi' si avvicina alla libreria del suo ufficio (che si trova nell'ala che si affaccia sul retro della casa) e tira uno dei libri su uno scaffale. Un pannello avanza automaticamente per mezzo metro verso di lui. E' una specie di cassetto profondo almeno trenta centimetri. Dentro assieme a pipistrelli di gomma, ragni di plastica colorati e fialette puzzolenti c'e' anche una sfera di cristallo. La sfera di cristallo sta mandando un bagliore azzurro. Stephen King si gratta la testa. Ecco spiegato il motivo del formicolare. Afferra la sfera di cristallo. Tra le mani la sente vibrare ed emettere anche un leggerissimo ronzio. Quella sfera gli e' stata regalata da un nativo indiano Seminole in Florida nel periodo in cui si era interessato a raccogliere materiale per il suo romanzo l'Acchiappasogni. La sfera di cristallo dell'indiano Seminole funziona. Quando funziona ha come effetto collaterale di procurargli dei formicolii alla testa, ma fino a oggi non se ne e' ancora sbarazzato perche' gli e' troppo utile per fermare i segaioli che lo vengono a disturbare a casa sua mentre lavora. Ed ecco infatti un nuovo segaiolo in arrrivo. Addirittura dal North Dakota. In automobile. Marino. La sfera gli offre l'immagine di Marino e Nancy (o Elizabeth?: Stephen King non ha ancora capito bene) come se ci fosse una telecamera nascosta nell'abitacolo dell'automobile. Una volta al Maestro dei Maestri e' venuto anche il dubbio che la sfera di cristallo non fossse un oggetto magico ma solo un prodotto d'alta tecnologia. Come un monitorino ad esempio. Magari l'indiano Seminole installa una telecamera collegata con qualche diavoleria di cavo ultratecnologico alla sfera e quella si mette a funzionare. Del resto Stephen King non ha mai davvero capito se le magie che lancia sui segaioli che lo vengono a disturbare attraverso la sfera di cristallo vadano veramente a segno. Non ha mai controllato facendo ricerche sui giornali se si sia verificato sul serio ad esempio la volta che dalla scarpata di una montagna del Colorado ha fatto precipitare giu' un'automobile con una banda di segaioli dentro pronunciando le parole di un incantesimo. Ad ogni modo lo diverte pensarlo. Stephen King appoggia la sfera sul piano della sua scrivania. Poi dalla libreria tira fuori un libro questa volta vero. Si tratta di un libro di magia che si e' aggiudicato quattro anni fa durante un'asta segreta alla quale hanno preso parte anche autori come Salman Rushdie e Umberto Eco. Il libro e' stampato dalla Miskatonic University ed e' scritto dal Professore di Fisica Nathaniel Pickman Wingate. King se lo e' aggiudicato per quattro milioni di dollari. Stephen King apre il libro. Comincia a sfogliarlo alla ricerca della formula magica piu' adatta. Sta cercando qualcosa che abbia a che fare con la neve e con i mostri disgustosi. Vuole farla finita presto, con questi due nuovi segaioli. Il formicolio gli impedisce di lavorare. Quando trova cio' che sta cercando un ghigno gli attraversa il volto. «Okay, buddy – dice avvicinando gli occhi alle parole – Today I wanna have some fun with you»

Il fatto e' che il viaggio che Marino e Nancy stanno facendo e' davvero rischioso, anche senza gli incantesimi della sfera di cristallo di Stephen King. Lo sanno tutti e due. La ragione fondamentale e' che il pick up imbarca neve ogni secondo che passa. Il pick up di Nancy e' un Clod Buster Tl-01-RC rosso fiammante. Ci sono vetrofanie arancioni, gialle e fucsia sugli sportelli. C'e' una fila di smile di plastica sul tettuccio. Nancy ha acquistato la Clod Buster a prezzo vantaggioso (dodicimila testoni) da un cugino di Las Vegas che non se ne faceva niente di usarla visto che lui andava soprattutto a Cadillac. Col suo lavoro di professoressa di scrittura creativa all'Univesity of North Dakota guadagna circa sessantamila dollari l'anno e forse Nancy potrebbe permettersi un autoveicolo di maggior lusso, ma lei non e' il tipo, e poi deve pagare il mutuo della casa, e ha altre spese. Il suo e' un buon lavoro, che le permette tre mesi di vacanza d'estate e circa un mese di vacanza d'inverno (e' grazie a questo non trascurabile dettaglio che Marino ha potuto metterglielo dentro quella magica prima volta procurandole quell'orgasmo sufficentemente multiplo da convincerla di essere innamorata di lui), e organizzando opportunamente le ore d'insegnamento le permette di avere quattro giorni liberi – che poi tanto liberi non sono perche' deve prepararsi e leggersi quegli spesso indegesti tentativi di narrazione che i suoi studenti le consegnano. Ad ogni modo Nancy ha acquistato il pick-up non solo per il prezzo vantaggioso ma anche per la sua smargiassa commistione di colori. Nel mezzo di una tempesta di neve quel bolide multicolorato sarebbe stato difficile da confondere. Inoltre per adesso ancora non l'ha lasciata a piedi, ma come la maggior parte dei pick-up quando nevica a tonnellate nel cassone scoperto prende neve. Che e' esattamente quello che sta succendendo proprio in questo momento dopo cinque ore ininterrotte di viaggio. Dopo aver battibeccato con Marino Nancy e' caduta in un sonno profondo (e come Marino le ha poi fatto notare pieno di sbuffi, borbottii e qualche strombettata del naso) altrimenti col cavolo che sarebbe successo che al suo risveglio trovasse una montagna di neve ben visibile dal lunotto posteriore. Marino non si e' fermato nemmeno una volta per togliere la neve prima che se ne accumulasse troppa. Il risultato e' che attualmente viaggiavano con un Monte Bianco (montagna peraltro che la scorsa estate Nancy non ha potuto vedere a causa del troppo dormire di Marino) sulla cabina allungata. Marino spinge l'autocarro alle ottanta miglia all'ora, ma probabilmente per effetto del carico di neve stanno andando ai quaranta – forse ai trenta. Non a caso Nancy si e' svegliata dal suo sonno dopo una strombazzata di un autoarticolato gigantesco con tre o quattro quintali di legname sulla groppa. «Jesus fucking Christ, man! What a fuck are you doing?» «Non bestemmiare con me! Quante volte te lo devo dire? Sono cristiano cattolico!» «Man, you are totally nuts! Stop the fucking car! Stop the fucking car!» . Nancy sbraita di brutto adesso. Gli dice di fermarsi in una delle rest area dove si portano i cani a fare pipi'. Marino sterza il volante e si infila in una di queste aree. Nancy non smette di inveirgli addosso fino a quando Marino non posteggia il pick up e il motore non si spenge. Intorno i fiocchi di neve vorticano e vorticano. Il vento viaggia a chilometri all'ora. «Now you clean up the fucking truck, okay?» . «Va bene. Va bene. Piantala di gridare, pero'. Non me n'ero accorto della neve» . «You're silly. You're totally, completely silly. You're Bill Murray. You're Jerry Lewis» . «Ti sbagli, io ho solo in testa di arrivare a casa di Stephen King» . «That's not funny. That's not funny at all» . Una delle cose che Nancy non e' ancora riuscita a stabilire con certezza e' se l'inossidabile senso dell'umorismo di Marino sia il segnale di una personalita' completamente pazza, cretina e irresponsabile oppure solo una differenza culturale. Forse sono gli italiani che sono fatti cosi'. In pratica sembra che non ci sia niente che turbi Marino, che lo risvegli dal suo distacco per tutto, che gli faccia davvero male. Forse e' vero che vive per scrivere e basta, altro che differenze culturali. Per lui il resto e' solo la barzelletta di un mezzo alcolizzato espulso dall'anonima alcolisti perche' alzava troppo il gomito anche con loro (ah-ah-ah). Marino scende dal pick up. Nancy va a fare la pipi' e a smaltire la rabbia nella struttura dove ci sono i bagni per gli uomini e le donne. Quando entra nella struttura c'e' anche un distributore di Pepsi. Mentre Nancy scompare a fare pipi', Marino affronta la montagna di neve sulla cabina allungata del pick up. E' un mostro bianco di almeno tre metri ed e' destinato a diventare anche piu' grande perche' i fiocchi di neve che sono grandi come post-it o piccoli fazzoletti di carta cascano in quantita' folli. Marino e' un montanaro che viene dalla Val Veny della Val d'Aosta, ma quantita' di neve cosi' copiose – specialmente in North Dakota e in Minnesota – poche volte nei suoi trenta e rotti anni le ha viste. Marino indossa quattro maglioni e un piumino e due paia di guanti: un paio di pelle aderente e l'altro paio imbottiti. Indossa anche un berretto, un passamontagna e il cappuccio del piumino. Punta per un momento il raschietto sul monte, poi bestemmia e butta il raschietto. Si avventa sul cumulo di neve aggredendolo con le mani. Comincia a scavare e a buttare neve sulla carreggiata dove c'e' almeno un metro e mezzo di altra neve. Infila un braccio nella montagna e poi tira giu' neve quanto piu' puo'. Infila un altro braccio e compie la stessa operazione. Bestemmia. Ride. Sputacchia la neve che gli entra in bocca trasportata dal vento. Il vento fischia e vortica come se fosse ripiegato tutto su di lui. Poi il braccio destro affonda nella montagna e incontra qualcosa di molliccio. Come se tutta la mano fino a meta' braccio fosse percorsa da corrente elettrica Marino ritira la mano. Per un istante pensa di aver appena toccato una specie di enorme budino elettrico. Siccome pero' non puo' essere ributta entrambe le braccia dentro la montanga. Questa volta non e' lui che afferra la sostanza dentro la neve, ma c'e' qualcosa che gli afferra le mani e lo risucchia a tutta forza dentro. Marino grida. Sente le mani affondare dentro qualcosa fino agli avambracci. Qualcosa di stretto, solido, gommoso. Qualcosa che lo risucchia con una forza che non potra' mai contrastare. Ma che cazzo c'e' dentro la neve? Marino urla. Fa leva col corpo contro il pick up per non finire tutto nella montagna di neve e quello che c'e' dentro. La faccia quasi affonda nella neve. Si sente ancora le mani e gli avambracci ma non e' sicuro al cento per cento che siano ancora al loro posto. Magari si sono liquefatti e quelli che sente sono arti fantasma. Marino tira, urla. Poi sente qualcosa da dietro che lo afferra. E' un uomo enorme. Si e' fermato col suo buldozer di svariate tonnellate nella rest area probabilmente per far fare la pipi' al cane nel parco che si affaccia su un fiume o lago (Marino non ha idea che cosa sia, e nemmeno gli importa un culo di ratto saperlo: lui punta ad incontrare Stephen King e allo stato attuale a non venire risucchiato dalla gomma nelle neve) dell'Indiana. Grazie alle patate, agli hamburger, alle polpette, alla carne di maiale, a un sacco di partite di baseball e football americano viste davanti alla televisione masticandosi pop corn e tavolette di pinabutter l'uomo gigante riesce a contrastare il vortice risucchiante spaventoso della cosa che e' dentro la montagna di neve sulla cabina allungata del pick up di Nancy. L'uomo tira, sbuffa, manda bestemmie in american-english che Marino non ha ancora sentito pronunciare da Nancy, e alla fine riesce a tirarlo via dal mostro nascosto nella neve. L'uomo fa tre o quattro passi indietro senza nemmeno cascare a terra con Marino sopra. Un autentico Hulk Hogan. «Are ya okay?» . «Yes, sir. I'm okky dokky. You bet» dice Marino. «What?» . L'uomo non puo' credere a quello che ha appena sentito. «I'm okay, sir. I'm all right» dice Marino. «Okay, Jesus» . L'uomo ha appena salvato un essere umano da una morte orribile che come ringraziamento gli ha detto «Okky dokky» . Deve sentirsi un eroe per questo? «Did you hear the noises? Did you hear the shity, fucking noises?» «Yes, man. I did. I don't know what is going on here, but wait for a second, please. I'll be back in a minute» . L'omone e' alto almeno due metri e dieci. Se c'e' un mostro incredibile dentro la montagna di neve, c'e' un incredibile bestione d'uomo nel bel mezzo della tormenta. Indossa un cappellino verde John Deere e ha una specie di husky rosso che gli aumenta la mole. Cammina a grandi passi verso il suo buldozer blu cobalto e dal bagagliaio tira fuori un fucile da caccia. Marino non sa che modello di fucile sia. Pero' gli sembra uno di quei cosi ad alta precisione con dei palettoni caricati dentro che se per caso ti sfiorano la faccia da dove sei te la ritrovi al quattordicesimo piano di quel grattacielo di Cicinnati che dicevamo anche sopra. L'omone punta il fucile sulla montagna di neve. Dalla motagna i rumori sembrano non essere cessati, anche se sono disturbati dal fischio potentissimo del vento. Sono rumori che senza il vento probabilmente li avrebbero fatti vomitare tutti e due come dopo a una gara di mangiatori di torte. L'omone spara. Un colpo. Un altro colpo. Un altro colpo ancora. Spara un quarto colpo. Un quinto. Quando smette lui e Marino si avvicinano per sentire se la cosa dentro la neve e' collassata. In effetti i rumori gastrici sembrano essere svaniti. Pero' non c'e' nessuna sostanza come sangue o cose del genere che colora la neve. Niente. Magari l'essere sul pick-up di Nancy ha assorbito gommosamente i pallettoni del fucile da caccia dell'omone e adesso se li tiene dentro il suo corpo orrendo come un paio di nuove tonsille, o dei denti, o magari gli fanno da fegato. L'omone e Marino si avvicinano al pick up. L'omone penetra la montagna di neve alta tre metri (due metri e mezzo dopo le prime smanacciate maldestre di Marino) con il fucile. Non succede niente. Non trova resistenze. Sembra non ci sia niente dentro alla neve. Nel frattempo torna Nancy. «What is this? What the hell is going on here?» dice. L'omone le concede solo un'occhiata delle sue sopracciglia foltissime e dei suoi occhi incassati in rotoli di grasso. Ha la stessa faccia del cantante degli ZZ Top. Torna al suo buldozer, posa il fucile e prende una vanga. E' una vanghetta lunga mezzo metro. Comunque e' utile per togliere la neve. Marino risponde a Nancy per calmarla (o meglio per farle chiudere quel maledetto becco da cornacchia starnazzante) che gli e' sembrato che ci fosse un serpente nella neve. «What? I come from Arizona, buddy... What are you talking about? It's impossible... Is this another of your joke?» . Con estrema precauzione l'omone e Marino, con Nancy che continua a prodursi nei suoi nitriti da pipistrellaccio, levano strati e strati di neve. Arrivano fino in fondo, e non trovano niente. Non trovano nemmeno i pallettoni del fucile dell'omone. Dopo un poco l'omone si mette a dire: «Oh, whatever! I'm fucking freezing here! I don't know what to think, but I'm freezing here and I don't give a shit about all this anymore» . Torna nel suo buldozer e mette in moto. Dentro c'e' ancora il cane – uno spropositato pastore tedesco bianco – che abbaia e si agita probabilmente perche' ha bisogno di pisciare. Il buldozer (che poi e' soltanto un altro pick up, ma dalle dimensioni veramente immani o per dire meglio dalle dimensioni veramente americane) si avvia e scompare. Marino e Nancy tornano in auto. Marino riavvia il motore e si re-immette nella I-94 E.

«Goddammed!» sbotta Stephen King con un balzo, nella sua villa circondata da inferiate piene di pipistrelli e demoni di ferro a venticinque ore da Nancy, Marino e il gigantesco sosia del cantante degli ZZ Top. «Shit bastards!» . Il formicolio sulla testa del Re del Brivido sta aumentando. Per un istante a lui che si considera anche il Re dei Re del climax e dell'escalation del terrore lo attraversa il pensiero che piu' i due segaioli si avvicineranno a casa sua piu' il fomicolio aumentera' probabilmente fino a trasformarsi in un vespaio fino a quando nella peggiore delle sue fantasie la sua testa non saltera' in aria con schizzi di cervella spappolate a ridipingere le pareti del suo studio. Percio' King apre di nuovo il libro da quattro milioni di dollari che ha acquistato sorpassando all'ultimo Umberto Eco che si era spinto a offrirne tre e mezzo e trova un altro incantesimo. Visto che sembrano sulla buona strada perche' non farli mangiare uno con l'altro, questi due segaioli?

«Del resto anche a te piace Stephen King. Percio' non puoi incolparmi tutto di quel che stiamo combinando qui – dice Marino – Anche tu vuoi farlo» . Marino sta ancora battendo i denti non sa bene se dal terrore per quello che ha vissuto, o crede di aver vissuto, oppure per il freddo che si e' preso a cercare di levare tutta quella neve con le mani. Il problema e' che non ci sono solo i fiocchi a rendere il viaggio impraticabile, ma ci sono anche le lastre di ghiaccio sull'asfalto. Si scivola in continuazione. Ci sono lastre lunghe almeno, boh, chi puo' dirlo con certezza?, ma sembrano lunghe un chilometro. Stanno facendo la cosa piu' pazzesca che hanno mai fatto in vita loro percio', scusate tutti, ma e' naturale che a Marino ballino i denti nelle gengive e una tremarella lo percorra in pratica dalla testa ai piedi. Pero' cerca di non pensarci. Dopo la rest area sono passate circa tre ore. Attraversano l'Ohio adesso. Il paesesaggio seguita a essere spettrale. Il biancore e' soporifero. Il fatto e' che non c'e' molto da descrivere. Solo dune bianche. Scheletri d'alberi. Si sono fermati a un'aerea di servizio e dopo una sessione di un quarto d'ora in una rest room dove delle sostanze molli di color verde gli si sono distaccate dall'intestino per finire nel buco del gabinetto, Marino e Nancy hanno messo sotto i denti qualcosa. Marino ha preso un piatto papposo di biscuits e non gli sono piaciuti nemmeno un po'. Nancy ha preso un Po-Boy sandwich al pesce probabilmente in onor suo visto che lui con la sua confessione di vivere con centocinquanta euro al mese e' ufficialmente diventato un ragazzo povero della contea di Grand Forks. Poi hanno ripreso il viaggio. Nancy insiste che vuole prendersi una pausa da quell'orribile e insensato incubo di viaggio e fermarsi a dormire in qualche motel tipo un 88 o un Holiday Inn, qualcosa di cheap, anyway. Marino invece le dice che non fermarsi sarebbe meglio, ma sa gia' che quando il sole sparira' dietro la linea piatta dell'orizzonte (e nel Midwest questa non suona come una frase fatta ma come una verita' sacrosanta come respirare, cagare e piangere quando ci si sbuccia un ginocchio all'eta' di cinque anni) lui non potra' fare altro che togliere la suola dal pedale dell'acceleratore e trovarsi una qualche branda sforacchiata dove andare a spegnersi fino all'alba. «Stephen King non e' solo un grande scrittore ma e' anche un grande uomo e tutti noi, noi tutti, tutti, dovremmo imparare da lui» «Whatever, Marco. I don't wanna hear this shit from you» . «Ehi, you did it again! Elizabeth, you called me Marco again! Who is this fucking Marco? Who is it?!» . «Nobody. I'm just stressed out» . «Oh, ma va va va! Comunque le voglio dire due parole su Stephen King. Visto gia' che stiamo facendo questo cazzo viaggio pazzo. Considera solo questo. King viveva in una roulotte con la famiglia. A ventisei anni aveva gia' due figli. Gli scrittori italiani dovrebbero prendere nota. Ventisei anni. Lavorava in lavanderia. Aveva bisogno di soldi. Lui la conosce bene, la vita. Sa che cos'e' una bolletta da pagare. Sa cosa vuol dire non potersi permettere nemmeno una carta di credito. Lui non e' un vigliacco e non e' un segaiolo. Lavora. Scrive mattino e sera. Lavora. Capisci? Lavora. E' un esempio. Prendiamo Hemingway. Lui e' entrato cosi' addentro alla sua poetica dell'uomo nichilista che fa finire tutto in tragedia che alla fine si e' anche ammazzato. Be', questa e' vigliacchieria bella e buona. Hemingway era un vigliacco ed era un segaiolo. Va bene, e' stato un grande genio letterario, e con questo? Solo perche' sapeva ordinare in modo non banale quattro lettere dell'alfabeto, lo vogliamo giustificare per la sua vigliaccheria?» . «I don't know what are you talking about, Marino. You are full of shit» «E' dura per tutti! Questo voglio dire! Ma si va avanti. Non ci si punta un fucile nella bocca e si preme il grilletto. Non ci si butta giu' dalla tromba delle scale spappolandosi ogni turbamento! Si va avanti! Si combatte! Non bisogna mollare! Mai! Ci sono le bollette che vanno saldate. Ci sono le situazioni brutte quando chiudi la porta del bagno. Sono quelli i momenti della vita. Hemingway e' un bastardo. Si e' vinto i suoi premi, si e' preso un pezzo di storia e poi ha detto: 'Io vi saluto a tutti, gabbia di matti. Continuate pure senza di me'. Spero sia arrostito dal diavolo, quel gran vigliacco. Lo spero proprio» «I'm teaching Hemingway. He was a great writer and you semplify everything as always. Because you don't read 'libroni' so you semplify» Nancy alza la radio da dove esce fuori a tutto volume la voce dello zombie Michael Jackson che canta Thriller. «Stephen King e' un gigante pazzesco» «He writes nothing. Okay, he's a terrific writer, but at the end of his novels you don't have anything» «Invece io ne ho sempre moltissimo. Ti diro' anche perche'. Perche' alla fine i suoi racconti sono costruiti talmente bene che se non altro hai il messaggio universale che ti proviene da un qualunque lavoro fatto bene ossia che e' un lavoro fatto bene, cazzo. Noi italiani questo gusto lo abbiamo perso da un bel po'. Tutte quelle strane teorie per cui un'opera d'arte dev'essere mostruosa o quei romanzi non finiti perche' altrimenti si sarebbe caduti in qualche cliché'... Balle. La cosa che un dilettante fa subito dopo «aver capito tutto» e' «scrivere capolavori» , e' «fare quello che gli pare» tanto lui «ha capito tutto» e subito «tutto» gli «va a noia» . Dilettanti. Stephen King non e' un dilettante. E poi e' un brav'uomo, anche se alimenta nuove paure nella testa della gente.»

Stephen King sta per scagliare addosso l'incantesimo che ha trovato sul libro da quattro milioni di dollari sottratto all'ultimo a Umberto Eco di Alessadria quando si ferma commosso dalle parole di Marino. «Holly shit! This poor bastard loves me. He loves me!» mormora.

«Certo, ci sono anche le critiche che si possono muovere a Stephen King» dice Marino nel bel mezzo della tormenta di neve con il volante in mano. Nancy alza ancora l'autoradio. Adesso Michael Jackson sta cantando Ghost. «Perche' non cambi questa roba con i Ramones o gli AC/DC?» «Oh please, leave me alone with that shit. We both love Michael Jackson. So let's listen to Michael Jackson» «Va bene, ma da quando ho avuto quell'allucinazione a Sioux Falls... – dice Marino, ma poi interrompe questa divagazione e nonostante la musica a tutto volume spaccatimpani va avanti diritto per le vie tortuose dei suoi ragionamenti. D'altra parte come scrittore italiano ha imparato a parlare a se stesso e solo a se stesso proprio da otto in pagella. «Ci sono le critiche che si possono fare al Re. Certo che ci sono. Tu mi chiederai, e quali? Forse che pubblica cazzate? Forse che non vuole maturare? Forse che e' ripetitivo e la vena creativa gli si e' seccata nelle braccia – o per altri piu' probabilmente nel culo? No. Non e' tanto questo. Voglio dire, anch'io come tutti adoro il King meno dell'orrore. E ti diro' che secondo me un giorno o l'altro con un colpo di coda del diavolo King scrivera' quell'opera che strabiliera' la critica e lo fara' finire per direttissima a Stoccolma. Del resto, per quanto mi riguarda, King ha ispirato il piu' incredibibile, apocalittico e terrificante fim dell'orrore forse di ogni tempo che e' The Mist, e considerando le pellicole bubbly and cheesy che sono state ricavate dai suoi libri, e gli stessi film che lui stesso ha fatto, questo si' che e' quel che io chiamo un incredibile colpo di coda. Ad ogni modo la critica che mi sento di muovere a Stephen King riguarda ancora una volta il profilo umano» «Jesus Christ, you never stop?!» «Consideriamo questo. Stephen King ha fatto un successo planetario. E' stato fatto un conto e a quanto pare ogni volta che batte una sola, singola lettera sulla tastiera del computer King guadagna trenta dollari. Vende libri come una rockstar. Ha due case. Ha dei figli. Dio solo sa cosa non dichiara alle tasse quell'uomo. Tuttavia anche se che non se la passa per niente male e gli affari gli procedono alla grande, anche quell'uomo ha un nemico. Anche quell'uomo, per dire meglio, e' vittima di qualcuno. Il grande nemico che Stephen King ha saputo sapientemente costruirsi in questi anni sono stati i critici letterari. Ora a me pare del tutto evidente che questa e' soltanto un'invenzione fatta ad arte (e stiamo parlando di Stephen King, percio' questa espressione possiamo ben permettercela) per costruire un personaggio. Cosa che mi porta a considerare che affinche' un personaggio sia tale, e funzioni, ha bisogno di un grande conflitto – piu' o meno esattamente come succede per una storia. Il grande conflitto irrisolto di Stephen King e' quello con i critici. Che lo snobbanno. Che gli si negano. Che gli danno addosso. Ora, questa faccenda a me pare inventata anche perche' non mi sembra poi cosi' vero che le accademie siano tanto schierate contro di lui. Ad ogni modo, vero o inventato che sia, il lettore e' trascinato dalla sua parte. Riesce a dimenticare che quell'uomo confeziona Big Mac con patatine fritte saporitissime e che probabilmente (in termini di salute per la mente) hanno lo stesso valore del caviale Beluga e che non se la passa male quando e' il momento di andare in banca a ritirare gli assegni, e comincia a piangere assieme a lui. D'altra parte come non potrebbe fare questo, il lettore? King tiene il suo cuore nelle mani, e se il nostro amore ha qualche difficolta' non siamo subito disposti noi a schierarci dalla sua parte qualunque ne sia il motivo, e anche ad amarlo ancora un po' di piu', se e' per questo? Considera, invece, questo. Se Stephen King la piantasse di mandare avanti questa sua maledetta battaglia personale contro i critici e le accademie e cominciasse invece a dire che i critici hanno ragione a trattarlo come lo trattano, ma che la sua vera funzione non e' quella di piacere ai critici ma di traghettare i lettori, specialmente i quattordicenni, e i lettori alle prime armi, dalle sue prose macdonald alle prose beluga, e anche a dare una mano ai librai a tirare a campare, accidentaccio secco, per non parlare degli editori, probabilmente i lettori non smetterebbero di amarlo, perche' quello che piace con King non e' perderci o non perderci tempo, ma riempirsi lo stomaco, e basta. Solo che Stephen King questo non lo dice, e questa e' una vigliaccata, un piccolo atto di disonesta' nei confronti dei suoi lettori. I cattivi sono loro, lui dice. Sono loro che non capiscono che io rappresento la frontiera definitiva di questa cosa che si fa con l'alfabeto e che mi dispiace tanto ma e' intrattenere. Per questo siete sempre cosi' soddisfatti, voi lettori. Sperimentate la letteratura al massimo delle sue possibilita'. Gioco»

Mentre Marino manda parole a raffica, Nancy si volta all'improvviso verso di lui e gli grida addosso: «Io ti mangio vivo!» . Marino sterza il volante e il pick up sbanda un po' verso destra rimandendo sulla sua corsia. Nancy ha la bocca spalancata. E' enorme. Le labbra sono turgide e viola. Pulsano di vene verdastre. I denti sono triangolari e sembrano piu' grossi. Sono itterici e bavosi come i denti di un cane lupo. La lingua e' piena di pustole foruncolose. E per di piu' Nancy parla in italiano. Marino pesta l'accelleratore. Nancy si avvicina a lui. «Ti mangio! Ti mangio! Ti mangio!» «Nancy, che cazzo fai?! Qui finiamo nei campi! Calmati! Stavo solo scherzando!» dice Marino. Gli occhi di Nancy sono due girandole arancioni e girano e girano ipnoticamente. «Ti mangio!» grida. Marino le tira una gomitata. Il mostro al suo fianco sbatte contro la portiera. «Te la vuoi dare o no una calmata, Nancy? Sembri un mostro da quanto sei arrabbiata! Com'e' che dai tutta questa importanza a quattro scemenze dette su un tizio che nemmeno conosci di persona?! E va bene! Va bene! Anche a me King piace da morire! Non ho niente da dire contro di lui. Ritiro tutto» Nancy solleva la testa e Marino vede che e' ancora il mostro di rabbia di prima. Le capita spesso quando si altera, povera donna. Le mena un altro cazzotto sul naso bitorzoluto giusto per sicurezza. I capelli si sono allungati e infoltiti a dismisura e sono diventati come quelle parrucche da strega che si comprano a carnevale o da queste parti a Halloween. «Adoro Stephen King, okay? Sono pero' anche uno scrittore italiano. Mi dispiace, ma lo sono diventato. E' un fatto. Non un'opinione. E uno scrittore italiano questo fa. Sputa su tutto. Critica e critica. Cosi' intendiamo noi la nostra presenza in quanto intellettuali nel nostro Paesaccio spaghetti e pistole. Critica e critica e ancora critica. Percio' non prendertela con me» Poi Marino decide di fermarsi a un' altra area di servizio. Sa cosa ci vuole. Qualche barra di cioccolato rimetteranno Nancy calma e in ghingheri, mio Dio. Gia' ha avuto un'allucinazione quest'oggi, ma l'aspetto di Nancy batte qualsiasi allucinazione, deve dire. Davvero Stephen King le piace fino a questo punto?

Il formicolio alla testa non vuole smetterla. Stephen King si sta grattando. Alla fine dopo le ultime parole del segaiolo ha deciso di tornare sui suoi passi e trasmettere il suo incantesimo attraverso la sfera di cristallo. Altro che innamorato. Quello e' un bastardo pieno di invidia. Ah, i fan. Strane bestie. Chiamano amore quello che invece e' soltanto invidia. Urlano il tuo nome ma e' come se lo abbaiassero. Ti abbracciano ma e' come se ti volessero strangolare. Questo sono, i fan. Che poi lui ama i suoi fan. Alle presentazioni li vorrebbe abbracciare, baciare, ringraziare. Come non potrebbe? A quanto pare comunque l'incantesimo pare non aver funzionato. Tra poco l'effetto smettera' e lui dovra' escogitare qualcos'altro. Bussano alla porta. E' suo figlio Joseph. Si ferma con la famiglia una settimana. «Dad, I finished the last chapter of your new novel» . «Ah, very good, son. Come in, little monster! Come in, you look like a bloody bool!» . Joseph entra. Stephen King lo tratta male perche' e' cosi' che lo tiene a bada da anni. Con l'altro figlio e con la moglie l'espediente non ha funzionato e alla fine quei due hanno deciso di pubblicare libri con i loro nomi. Joseph e' pero' il piu' sensibile ed e' anche il vero genio della casa. Le parti piu' riuscite dei suoi libri le ha sempre scritte lui. Solo che e' proprio una burba. E' artista vero, lui. A lui basta il suo enorme talentaccio. Affermarlo non e' importante. Ci pensera' lo spirito santo un giorno a rendergli la focaccia che per adesso passa al paparino. Ed ecco che cosa i due si dicono tradotti in italiano. «Non farci caso se mi gratto. Mi prudacchia un po', ma smettera', oh si', smettera' presto!» . «In realta' volevo solo dirti che ho finito. Magari domani attacco con l'altro capitolo di quell'altro romanzo cominciato da mamma» «Attaccalo oggi! Non devi aspettare, caccolicchio! Tutta moneta sonante che scorre se ti dai una spicciata!» «Gia'. Pero' e' il romanzo che uscira' fra cinque anni, papa'» Joseph King da' un'occhiata alla sfera di cristallo azzurra. Vibra e ronza. «Ancora seccatori, papa'?» . «Maledetti segaioli all'orizzonte» dice Stephen King seguitando a grattarsi. «Hai tirato fuori il libro che hai soffiato all'ultimo a Umberto Eco e...» «... e Salman Rushdie, seganervi. Gna gna gna. Si', ma i due maledetti non mollano. Ma molleranno. Molleranno come la scoreggia molla le ragadi di un culaccio adiposo, puoi scommetterci» «Ehi, papi, l'hai schiacciata tra le linee, questa» . Joseph e Stephen King si danno il cinque. Poi Stephen King torna al suo libro degli incantesimi per farla finita una volta per tutte.

Stephen King ha finalmente trovato l'incantesimo che fa per il segaiolo italiano direttamente per noi dal North Dakota. Inizialmente voleva scagliargli addosso un'orda di strege volanti su scope di paglia. Poi farlo precipitare con il pick-up dentro una bocca mostruosa aperta nel cuore dell'autostrada – piu' o meno all'altezza di Cleveland. Infine prima di trovare l'incantesimo definitivo Stephen King voleva farlo circondare da insetti giganti col naso a tromba che sputavano una gelatina verde che lo avrebbero ridotto in quattro e quatt'otto una pappetta per gatti. Quest'ultima gli sembrava proprio una morte sufficentemente orrenda e raccapricciante. Adesso pero' ha trovato qualcosa di ancora piu' potente: vuole scagliargli addosso L'Altro. L'Altro e' un'ombra gigantesca piu' grande dell'intero universo e se riesci a vederla in faccia ti puo' far morire ogni secondo per secoli e secoli facendoti provare ogni maledetta volta una sensazione di soffocamento. Stephen King ha pero' un repentino ripensamento. Prima di andarsene Joseph gli aveva detto: «Call the cops. Call the 911. This is it. It's the best you can do. You can use your magic, plastic sphera, if you want» . Tradotto in italiano Stephen King aveva risposto al figlio: «Ma vai a prendertelo dentro le tue mutandacce luride, sbranaranocchi. Usare la sfera di cristallo per chiamare gli sbirri?! Cammina a lavorare, baciato dalla disgrazia!» . Dopo tutto, pero', ripensandoci adesso quella di suo figlio non e' male come idea. Del resto al formicolio potrebbe provvedere con un impacco di ghiaccio. Tanto oggi ha gia' buttato giu' ventinove pagine in due ore, percio' puo' magari permettersela una pausa per grattarsi un poco. La grattarola non cessa proprio e anzi aumenta. Pero' il segaiolo, dopo tutto, continua a conquistarlo. C'e' la neve. C'e' il ghiaccio. Adesso che sono dalle parti dell'Ohio ci sono banchi di nebbia allucinanti. Ci sono i mostri. Pero' il segaiolo va avanti. Non molla. Vuol dire che in fondo tanto sega non e'. Tutto sta a rendersi conto di dove orientare le sue energie. Usasse la stessa forza per fare qualcosa di piu' importante che andare a disturbare lui mentre sta lavorando, chissa' cosa potrebbe venir fuori. Del resto e' proprio questo punto che rende quell'italiano mezza pippa un soggetto interessante per Stephen King. Se non ci fossero successo e denaro, cosa sarebbe davvero, lui? Cosa ha fatto di davvero importante? Stephen King e' un bravo ragazzo del Maine, ma e' incredibile quanto una buona persona, onesta lavoratrice, una volta dentro i meccanismi del sistema dei capitali (che si puo' riassumere tutto nell'espressione «buttare in saccoccia«) possa tutto sommato mettere a servizio il suo incredibile genio al niente e forse addirittura al male. Insomma, Stevie, diciamolo chiaro e netto, se un domani nelle scuole dovessero scegliere tra te e un altro magari molto meno bravo di te ma piu' serio, chi credi che sceglierebbero? All'uomo piace divertirsi e far casino, ma una volta spente le luci arriva il tempo del discernimento, e quel tempo ci sara', ci sara' sempre, e alla fine l'uomo la trova sempre la lucidita' per accorgersi che i migliori non erano quelli che ballavano in mezzo alla pista, ma che stavano ai margini, sui divanetti, e non certo intenti in qualche palpeggiamento. Il buffone in mezzo alla pista ci vuole, certo. Pero' sei proprio sicuro che vorrai essere questo? Vorrai venire ricordato per questo? Tutti i tuoi soldi e la tua fama alla fine non ti pare siano soltanto una fottitura? Stephen King ha molto da grattarsi mentre attende di chiamare la polizia per fermare il suo pazzo fanatico ammiratore.

Passano la notte in un Holiday Inn nei pressi di Cleveland. Nancy vorrebbe uscire dall'autostrada per andare nella downtown di Cleveland a gustarsi le luci natalizie in piazza che sono uno spettacolo. Ci sono alberi di luci, ci sono castelli, trampoli, fiori: tutto fatto di tugsteno e elettricita' in una piazza di almeno un quarto di miglio quadrato. Marino pero' non glielo permette. Lui ha in testa solo Stepehen King e la realizzazione del suo grande sogno: incontrarlo. Certo, non sa esattamente se riuscira' a incontrarlo, ma qualcosa succedera', si inventera', foss'anche scavalcare il cancello con pipistrelli e demoni di latta e arrampicarsi in cima al tetto. Cosi' dopo il breakfast pieno di muffin al cioccolato al retrogusto menta e altre nequizie americane assortite (se stara' male Marino non avra' nessuno scrupolo a fermarsi alla prima zona di sosta e rivoltare tutto cacciandosi in gola due dita) si rimettono in carreggiata. Ormai manca solo qualche decina d'ora dal fatidico incontro e quando tagliano il traguardo e arrivano a Bangor sono le otto di sera. Prima di partire tramite Internet hanno prenotato un albergo – Marino facendo piazza pulita dei suoi risparmi – e decidono di passare la notte all'albergo senza visitare ancora la casa del Re del Brivido. Questione d'ore. Marino vuole farlo al chiarore dell'alba e infatti eccolo che alle sei del mattino si prensenta alla 47 Broadway. Per fortuna c'e' solo una spolverata di bianco sui tetti e la temperatura e' accettabile. Il quartiere e' piuttosto anonimo. Non e' male, ma non molto diverso da molti altri quartieri. Certo, la casa di Stephen King si nota eccome. Pipistrelli. Ragni. Struttura vagamente inquietante. Marino e Nancy sono davanti al cancello della casa e stanno ammirando il demone che fa la guardia. Poi tutto d'un tratto il demone di pietra prende vita, muove la testa mostruosa e mandando lampi dagl'occhi rossi gli dice: «Andate via! Questo e' l'ultimo avvertimento!» . Marino e Nancy scoppiano a ridere emozionati. Non possono credere che King abbia speso tutti i soldi che deve aver speso per quell'effettaccio speciale. Il demone seguita a inveire contro di loro e probabilmente sta per spiccare un balzo dalla cima della colonna dove si trova minacciosamente posato quando da lontano arrivano le sirene della polizia. «Oh my God, let's go away!» Marino e Nancy se la danno a gambe. Hanno posteggiato la macchina in una strada laterale a qualche centinaio di metri. Stanno per filarsela quando compare dal nulla una macchina della polizia e gli si pianta di sbieco sulla Broadway. Per un istante Marino pensa che potrebbe saltar fuori dall'abitacolo il poliziotto pazzo di Desperation. Invece e' un normale bestione di poliziotto americano. Sta per dirgli qualcosa, di sicuro non puo' metterli in manette, quando comunque dietro di loro sentono una voce dire: «Everything's okay, sir. They are my friends» . Marino e Nancy si voltano. E' Stephen King. E' sceso in istrada per salvarli. Il poliziotto allora alza le mani, dice qualcosa, poi chiede l'autografo a Stephen King e Stephen King fa l'autografo anche all'altro paio di sbirri venuti dopo la sua stessa chiamata, poi tutti quanti rimontano nelle vetture e spariscono. «Oh, thank you! Thank you, Stephen! You are great!» dice Marinio al colmo dell'emozione. «So you guys what do you want from me?» . «Nothing! Nothing! I want just give a huge hug and thank you for being!» . Stephen King si gratta la testa. Pero' questa volta non perche' gli prude. Ha smesso di prudergli quando i ragazzi hanno varcato i confini municipali di Bangor. Alla fine dopo aver fatto animare il demone sulla colonna del suo cancello e aver chiamato la polizia si e' quasi commosso per la pervicacia dei suoi due fan. In fondo cosa stanno facendo esattamente di male? Si e' anche detto che dopo tutto il formicolio alla testa non e' dovuto a loro, ma alla sfera di cristallo. Cosi' l'ha presa e l'ha calciata come un pallone da football. La sfera si e' disintegrata con un botto e subito il prurito e' passato. L'amore, o quella cosa la', deve aver trionfato su tutto, vuole pensare. «This is a crazy world, man» conclude Stephen King. «So let's go inside. After all, I want to offer you a cup of tea» Marino e Nancy non possono crederci. Seguono Stephen King all'interno della villa. «And I have a special room for guys like you – aggiunge poi il Re dell'Orrore quando sono ormai arrivati alla porta dell'ingresso principale e mentre seguita a pensare all'amore, all'amore che ha trionfato su tutto come succede in gran parte delle sue storie - A very special room, guys. You're gonna have great fun. And me too...»


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